Motori

Enzo Ferrari, a Modena la mostra più intima

Al Museo del Drake per i suoi 120 anni esposte le foto private. Dai giochi di bambinio ai primi passi nei panni di pilota, per poi passare al mito del costruttore accanto a campioni indimenticabili dell’automobilismo tra cui Nuvolari, Castellotti e Villeneuve Foto

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 Ha ragione Marchionne quando dice “Pensare che Enzo Ferrari sia nato nell’Ottocento pare incredibile”.
 
 “La sua lezione – spiega infatti l’Ad Fca - è più che mai attuale e la sua modernità assoluta. Era un uomo con capacità di visione e di gestione di persone e delle risorse fuori dal comune, oltre che forte di spirito imprenditoriale e coraggio eccezionali. Viene da chiedersi quali traguardi avrebbe potuto raggiungere se avesse avuto a disposizione i mezzi tecnici e le conoscenze dei nostri giorni. Il segno che ha lasciato nel mondo resta motivo di orgoglio per tutti noi alla Ferrari e per l’Italia intera”.
 [[ge:rep-locali:repubblica:191684766]]Il dubbio su cosa avrebbe potuto fare (di più), è l’interrogativo che nasce dalla mostra del Museo Enzo Ferrari realizzata per celebrare l’anniversario dei 120 anni della sua nascita: una mostra fotografica che svela le immagini più intime e mai mostrate prima di un Ferrari bambino, di umili origini, che si lancia nella leggenda partendo davvero dal nulla.
 
Enzo Ferrari nacque infatti a Modena il 18 febbraio 1898 e morì il 14 agosto 1988, all’età di novant’anni. Una vita lunga, piena di soddisfazioni professionali, ma anche tormentata da grandi dolori e “gioie terribili” come scriverà lui stesso più tardi.

La sua prima gara risale al 1919, quando debutta come pilota alla Parma-Berceto, classificandosi quarto nella categoria 3000 e undicesimo in assoluto. Per lui le gare erano tutto: soddisfazione personale, mezzo per riscattarsi, voglia di affermarsi. «Non credo di essermi comportato proprio male, come corridore», diceva spesso. E in effetti aveva ragione: per un pilota debuttante, a quell'epoca, vincere nove gare su 39 disputate, non era un cattivo risultato.
 
Quando Ferrari iniziò a correre, infatti, l'automobilismo sportivo era una professione da veri temerari: pochi mezzi, rischio continuo di rimanere uccisi anche negli incidenti più stupidi e una concorrenza già agguerritissima. La seconda corsa che Ferrari disputò fu la Targa Florio del 1919, sempre al volante di una CMN. L'avventura cominciò subito male: la mattina della partenza rimase bloccato per quasi due ore nell'ascensore dell'albergo, mandando all'aria i programmi di viaggio. La gara non andò bene: Ferrari arrivò al traguardo quando il pubblico e, soprattutto i cronometristi ufficiali, erano andati via. Ad attenderlo c'era un solo carabiniere che con una grossa sveglia annotava su un registro i tempi e l'ordine d'arrivo dei ritardatari: "nono" fu il responso del giovane carabiniere con la divisa piena di polvere.
 
Nella mostra del Museo di Modena questi “momenti” si vivono come non mai perché la mostra fotografica lo ritraggono in momenti quasi intimi, di gara, di preparazione alla partenza. In varie fasi di quella che oggi si chiamerebbe “start-up”.
 
La “carriera” di quello che un giorno si sarebbe chiamato il Drake cominciò comunque nel 1929, quando Enzo fondò la Scuderia Ferrari, in viale Trento Trieste a Modena, con lo scopo di far partecipare alle competizioni automobilistiche i propri soci. L’attività agonistica, con vetture Alfa Romeo, continuò fino al 1938, anno in cui egli divenne Direttore Sportivo dell’Alfa Corse.
 
Nel 1940 Enzo Ferrari si staccò dall’Alfa Romeo e fondò, presso la vecchia sede della Scuderia Ferrari, l’Auto Avio Costruzioni Ferrari, con l’obiettivo di produrre macchine utensili, in particolare rettificatrici oleodinamiche. Nonostante un impegno di non concorrenza (che al momento del distacco dall’Alfa Romeo precludeva per quattro anni a Enzo Ferrari la costruzione di automobili che portassero il suo nome), l’Azienda avviò anche lo studio e la progettazione di una vettura sportiva, una spider 8 cilindri 1500 cc denominata 815, che fu costruita in due esemplari e partecipò alla Mille Miglia del 1940.
 
Ma appena Ferrari si mise in proprio, realizzando l’Auto Avio Costruzioni e la 815, scoppio la seconda guerra mondiale e vennero cancellate con un colpo di spugna tutte le competizioni sportive. Il Commendatore, così, si concentrò sulla produzione di macchine rettificatrici oleodinamiche per cuscinetti a sfera. Un'attività discretamente redditizia. La guerra, però, incalzava e per motivi logistici la fabbrica fu spostata da Modena a Maranello. I motivi logistici, in realtà, a parte qualche piccola sovvenzione, consistevano nella diffusa paura che i tedeschi avrebbero bombardato i grandi centri abitati e che quindi le piccole cittadine di periferia fossero più sicure. Non fu così: nel 1944 lo stabilimento fu preso di mira e raso completamente al suolo.
 
Al termine del conflitto l’Azienda assunse la denominazione “Ferrari” e progettò la vettura 125 Sport, 12 cilindri, 1500 cc, che, affidata a Franco Cortese, debuttò sul circuito di Piacenza l’11 maggio 1947 e due settimane dopo vinse il Gran Premio di Roma. Da allora la Casa, affidando le sue vetture a prestigiosi piloti, ha colto sui circuiti e sulle strade di tutto il mondo oltre 5.000 affermazioni, creando la leggenda che esiste ai giorni nostri.
 
Nel 1969, per far fronte alle crescenti richieste del mercato, Enzo Ferrari cedette al Gruppo Fiat il 50 per cento delle sue quote azionarie, percentuale salita al 90 nel 1988. Tuttavia la Ferrari, a causa della sua specialissima attività, ha sempre mantenuto una forte autonomia.
 
Tutto questo percorso lo si vive per immagini, e si arriva a capire come sia stato possibile che il Commendatore, dopo Cristoforo Colombo, è diventato l'italiano più famoso del mondo, anche se il cognome “Ferrari” – dopo Rossi e Bianchi - è il più diffuso in Italia. Un piccolo esempio di come l’identità di un marchio e l’impresa Ferrari sia più forte di tutto. Anche di un cognome banale.