Motori

Bugatti Veyron, la rinascita del mito

Nel 1997, da un’idea dell’ingegner Ferdinand Karl Piëch, a lungo Ceo e presidente del gruppo Volkswagen, ha preso vita l’iconica supercar

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Il motore doveva essere potente, in grado di superare qualsiasi altra cosa esistente al mondo. 18 cilindri, una rivoluzione nell’ingegneria motoristica, l’elemento centrale della vettura, il suo cuore pulsante.
Così l’ingegner Ferdinand Karl Piëch appassionato sviluppatore di motori, per lungo tempo Ceo e presidente del gruppo Volkswagen, immaginava nel 1997 una nuova supercar che non avesse termini di paragone nell’universo automotive.
Dalla mente alla carta, prese forma un propulsore a 18 cilindri da tre banchi di cilindri VR6, sfalsati di 60 gradi l’uno rispetto all’altro: un motore aspirato con una cilindrata di 6,25 litri che erogava 555 Cv.
Era nata la base della prima auto ipersportiva dei tempi moderni che avrebbe portato allo sviluppo della Bugatti Veyron 16.4.
 
“Le idee dell’eccezionale ingegnere Ferdinand Piëch nel 1997 erano la testimonianza di una mente brillante – sottolinea Stephan Winkelmann, presidente Bugatti – Oltre al suo incredibile concetto di motore potente, è stato anche la forza trainante della resurrezione del marchio Bugatti nella sua sede originaria, la città francese di Molsheim.
Guardando indietro, vorrei porgere a lui e ai dipendenti il mio massimo rispetto. Hanno dimostrato grande coraggio, energia e passione nel far rivivere questo marchio eccezionale. Alcuni di quei primi collaboratori sono ancora oggi con noi”.
 
Piëch si dedicò poi all’individuazione di un marchio in grado di supportare degnamente la sua idea di hypercar e, complice un modellino di una Bugatti Type 57 SC Atlantic regalatogli dal figlio Gregor, nel 1998 rilevò il marchio Bugatti da Romano Artioli che nel 1991 aveva lanciato la supersportiva EB110 senza però poi ottenere il successo sperato.
Il manager tedesco si rivolse quindi all’amico e leggendario designer automobilistico, Giorgetto Giugiaro di Italdesign, chiedendogli di realizzare un prototipo che si sarebbe poi concretizzato in pochi mesi nella Bugatti EB 118 e presentato al salone di Parigi per la prima volta nell’ottobre del 1998.
 
Di prototipo in prototipo (complessivamente ne furono realizzati quattro prima arrivare alla definitiva Veyron) si arriva al salone di Ginevra del 2000 quando Ferdinand Piëch, fedele al motto del fondatore Ettore Bugatti “Se è paragonabile, non è una Bugatti” dichiarò che Bugatti avrebbe prodotto un’auto con una potenza di 1.001 PS, niente di meno che la più emozionante e innovativa di tutti i tempi.
Nel 2001, la Bugatti annunciò che la produzione in serie della Veyron in una tiratura limitata era stata finalmente decisa. Un motore da 8,0 litri a 16 cilindri avrebbe offerto alla supercar 1.001 Cv di potenza e una coppia di 1.250 Nm.

Derivato dall’idea del motore a 18 cilindri, il definitivo 16 cilindri fu creato utilizzando due motori VR8 ed equipaggiato con quattro turbocompressori.
 
Oltre alla straordinaria potenza erogata dal motore le specifiche fissate dal progetto prevedevano un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 2,5 secondi e una velocità di oltre 406 km/h.
Questa velocità doveva essere superata poiché Ferdinand Piëch aveva sviluppato la leggendaria Porsche 917 negli anni ’60 che aveva vinto per la prima volta la 24 Ore di Le Mans per Porsche toccando una velocità massima di 406 km/h sul rettilineo di Hunaudières. Ovvio a questo punto che la Veyron avrebbe dovuto essere più veloce. E così fu.
“La Veyron ha catapultato la Bugatti in una nuova dimensione senza precedenti – spiega Stephan Winkelmann – L’auto ipersportiva ha permesso la resurrezione del marchio nello spirito di Ettore Bugatti. Ha elevato l’ingegneria a forma d’arte. Era sempre alla ricerca della perfezione assoluta in tutto ciò che faceva”.
Tutto il resto è storia.