Doppia novità Honda: la Civic diesel e la Jazz riveduta e corretta con un nuovo motore a benzina da 130 Cv. Ma andiamo per gradi.
Per la Civic il diesel è un 1.600 da 120 Cv che promette 91 g/km di CO2, abbinato ad un cambio manuale a 6 rapporti; l’automatico – qui le marce sono 9 – arriverà invece nella seconda metà dell’anno. Invariato il resto della gamma, con motori a benzina che spaziano dal mille 3 cilindri con 129 Cv fino al due litri da 310 Cv, realizzato per la versione sportiva Type R.
Ma se in Honda un terzo delle risorse di ricerca si occupa della gamma Civic, sul mercato dal 1972 e venduta in oltre 20 milioni di esemplari, non è solo per ampliare la gamma motori o per togliere la station wagon dalla gamma.
Gli ingegneri, infatti, lavorano anche secondo il “kaizen”, cioè la filosofia giapponese che sprona al continuo miglioramento e perfezionamento di ciò che si progetta realizza, in ogni campo.
Da questo modo di pensare scaturiscono soprattutto quei miglioramenti “invisibili” che alzano l’asticella degli standard produttivi.
Ecco allora che, nell’ottica di ottimizzare sempre, si riducono le emissioni di NOX in virtù del miglioramento dovuto ad uno strato di ossidi nel catalizzatore che lo rende più efficiente. Sempre nel catalizzatore poi la tecnologia DPF prevede un rivestimento sottile in argento che comporta un rendimento superiore del 40% rispetto ai sistemi tradizionali.
Ugualmente il pistone in acciaio adottato sulla più recente generazione di motori riduce la perdita di calore e migliora l’efficienza termica grazie ad una finitura definita a “plateau”, a sottolineare come sia più levigata di uno specchio. E ancora la catena di distribuzione è con basso attrito, il turbo ha un rendimento ottimizzato; tutto questo contribuisce anche a ridurre rumore e vibrazioni, rendendo più fluido il funzionamento dell’auto ad ogni regime.
Guidando con la versione manuale si ha modo di apprezzarne la fluidità, infatti, mentre ai bassi regimi è il motore a mostrare le proprie doti di coppia anche al di sotto dei 1.500 giri, tanto che si può viaggiare sempre tra quinta e sesta marcia sulle strade extraurbane, dove l’andatura è inferiore ai 90 orari e le curve si susseguono una dopo l’altra.
Ha solo 17 anni (e quasi 7 milioni di unità vendute), invece, la più piccola Jazz, che a sua volta è inserita nel programma di perfezionamento continuo e oggi aggiunge alla gamma motori un 1500 benzina i-VTEC (con fasatura variabile) che eroga 130 Cv a 6.600 giri/minuto, anche questo classificato Euro 6d-TEMP, e con emissioni di CO2 di 133 g/km con il cambio manuale, che scendono a 124 scegliendo il CVT.
Arrivando alla fascia prezzo, infine, la Jazz parte da 18.300 con cambio meccanico, cui è necessario aggiungere 1.350 euro per scegliere il CVT, mentre la Civic (negli allestimenti Comfort, Elegance, Executive e Executive Premium Pack) va da 22.500 a 29.900 euro.
Per la Civic il diesel è un 1.600 da 120 Cv che promette 91 g/km di CO2, abbinato ad un cambio manuale a 6 rapporti; l’automatico – qui le marce sono 9 – arriverà invece nella seconda metà dell’anno. Invariato il resto della gamma, con motori a benzina che spaziano dal mille 3 cilindri con 129 Cv fino al due litri da 310 Cv, realizzato per la versione sportiva Type R.
Ma se in Honda un terzo delle risorse di ricerca si occupa della gamma Civic, sul mercato dal 1972 e venduta in oltre 20 milioni di esemplari, non è solo per ampliare la gamma motori o per togliere la station wagon dalla gamma.
Gli ingegneri, infatti, lavorano anche secondo il “kaizen”, cioè la filosofia giapponese che sprona al continuo miglioramento e perfezionamento di ciò che si progetta realizza, in ogni campo.
Da questo modo di pensare scaturiscono soprattutto quei miglioramenti “invisibili” che alzano l’asticella degli standard produttivi.
Ecco allora che, nell’ottica di ottimizzare sempre, si riducono le emissioni di NOX in virtù del miglioramento dovuto ad uno strato di ossidi nel catalizzatore che lo rende più efficiente. Sempre nel catalizzatore poi la tecnologia DPF prevede un rivestimento sottile in argento che comporta un rendimento superiore del 40% rispetto ai sistemi tradizionali.
Ugualmente il pistone in acciaio adottato sulla più recente generazione di motori riduce la perdita di calore e migliora l’efficienza termica grazie ad una finitura definita a “plateau”, a sottolineare come sia più levigata di uno specchio. E ancora la catena di distribuzione è con basso attrito, il turbo ha un rendimento ottimizzato; tutto questo contribuisce anche a ridurre rumore e vibrazioni, rendendo più fluido il funzionamento dell’auto ad ogni regime.
Guidando con la versione manuale si ha modo di apprezzarne la fluidità, infatti, mentre ai bassi regimi è il motore a mostrare le proprie doti di coppia anche al di sotto dei 1.500 giri, tanto che si può viaggiare sempre tra quinta e sesta marcia sulle strade extraurbane, dove l’andatura è inferiore ai 90 orari e le curve si susseguono una dopo l’altra.
Ha solo 17 anni (e quasi 7 milioni di unità vendute), invece, la più piccola Jazz, che a sua volta è inserita nel programma di perfezionamento continuo e oggi aggiunge alla gamma motori un 1500 benzina i-VTEC (con fasatura variabile) che eroga 130 Cv a 6.600 giri/minuto, anche questo classificato Euro 6d-TEMP, e con emissioni di CO2 di 133 g/km con il cambio manuale, che scendono a 124 scegliendo il CVT.
Arrivando alla fascia prezzo, infine, la Jazz parte da 18.300 con cambio meccanico, cui è necessario aggiungere 1.350 euro per scegliere il CVT, mentre la Civic (negli allestimenti Comfort, Elegance, Executive e Executive Premium Pack) va da 22.500 a 29.900 euro.