Produrre energia sostenibile in grado di soddisfare i bisogni di tutti e insieme preservare il benessere del pianeta, è il grande obiettivo per il futuro
3 minuti di lettura
Lo scenario energetico negli ultimi anni è molto cambiato. Basti pensare alle crescenti preoccupazioni per gli effetti dei gas serra, l’inquinamento ma anche la necessità di un più ampio accesso all’energia. La domanda nei prossimi decenni continuerà ad aumentare, spinta dalla crescita demografica ed economica delle economie emergenti. Produrre energia sostenibile in grado di soddisfare i bisogni di tutti e insieme preservare il benessere del pianeta, è dunque il grande obiettivo per il futuro. Questo potrà avvenire attraverso una costante analisi delle risorse e attenta ricerca tecnologica sulle fonti rinnovabili, in ottemperanza al protocollo di Kyoto e come fissato anche alla conferenza sul clima di Parigi (Cop 21).
I cambiamenti climatici e la necessità di limitare entro questo secolo l'aumento della temperatura a 2°C rispetto all’era preindustriale, obbligano a ripensare il modo nel quale produciamo energia: obiettivo è limitare l’uso di combustibili di origine fossile e le emissioni di CO2. La transizione energetica globale verso un futuro low carbon supportata dallo sviluppo di energie rinnovabili è un processo ormai irreversibile. Coerentemente con questa visione, Eni ha impostato nel Progetto Italia una strategia integrata per fornire il proprio contributo nella transizione energetica promuovendo lo sviluppo di energie rinnovabili, supportandone la diffusione e stimolando la ricerca tecnologica sulle nuove fonti.
Le energie rinnovabili pur avendo un ruolo sempre più importante nella fornitura di energia non potranno, nel medio termine, sostituire integralmente gli idrocarburi e in particolare il gas naturale (fonte fossile con il minore contenuto di carbonio) continuerà a soddisfare una parte fondamentale del fabbisogno mondiale di energia, anche negli scenari a minore intensità di carbonio.
Coerentemente con questa visione, Eni ha impostato una strategia integrata per fornire il proprio contributo nella transizione energetica che si basa su 3 pilastri fondamentali: produrre idrocarburi a basso impatto carbonico (dal 2010 al 2015, il gruppo ha ridotto le emissioni dirette di Co2 del 28%, equivalente a 16.6 MtCo2); massimizzare l'uso del gas come fuel di elezione, in particolare nella generazione elettrica e progressivamente nel trasporto (il portafoglio energetico di Eni è costituito per il 58% da gas naturale con piani di sviluppo in Mozambico, Egitto e Indonesia a conferma dell’impegno su questo fronte); promuovere lo sviluppo di energie rinnovabili, stimolando la ricerca tecnologica. Il piano prevede l’incremento del core business, minimizzando le emissioni e puntando all’ulteriore riduzione del 24% delle emissioni rispetto ai livelli attuali, insieme all’azzeramento del flaring di routine entro il 2025 ed alla riduzione delle emissioni per barile prodotto del 43%; la massimizzazione dell'uso del gas come fuel di elezione in particolare nella generazione elettrica, attraverso nuovi progetti di accesso all’energia a basso uso di biomasse, come confermano i piani di sviluppo in Ghana, Mozambico, Angola, Congo e Nigeria; la realizzazione di progetti di sviluppo di fonti rinnovabili.
In Italia il progetto di Eni include la riconversione di raffinerie tradizionali in bio-raffinerie per la produzione di biocarburanti a basso impatto ambientale (a Venezia, primo esempio al mondo di trasformazione di una raffineria in bioraffineria, operativa dal maggio 2014, e Gela, la cui messa in produzione è prevista nel 2018 e la realizzazione di progetti di chimica verde a Porto Torres e a Porto Marghera, nonché la realizzazione di impianti di generazione da fonte rinnovabile di grande scala nelle aree brownfield di Syndial, aree già bonificate ma difficilmente valorizzabili in altro modo.
Il Progetto Italia prevede la realizzazione di una serie di impianti di energia rinnovabile e si avvale dell’ampia disponibilità di terreni di proprietà Syndial: sono già stati individuati oltre 400 ettari di terreno disponibile, in 6 regioni (Liguria, Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata).
Qui, entro il 2022 verranno installati impianti di energia rinnovabile capaci di generare oltre 220 MWp di nuova capacità (con un impegno di spesa di circa 230 M€) di cui 70MWp provenienti dai siti di Assemini, Porto Torres, Manfredonia, Priolo, Augusta, e 150 MWp da altri progetti. Il piano consente un taglio di 0,5 M di tonnellate all’anno di emissioni di anidride carbonica, contribuendo a portare il cane a sei zampe e l’Italia verso un futuro low carbon.
Eni diventerà così uno dei maggiori produttori di energie rinnovabili in Europa. In termini di tecnologia, , la maggior parte dei progetti saranno incentrati sul fotovoltaico ma verranno anche impiegate altre tecnologie (biomassa e/o solare a concentrazione), in particolare quelle sviluppate da Eni in ambito Ricerca e Sviluppo. Eni conferma così il suo ruolo come operatore energetico principale anche in un percorso futuro, affermandosi nel mercato delle rinnovabili in Italia ed all’estero.
Ma ritorniamo sul tema green refinery. Il progetto Eni a Venezia è il primo esempio al mondo di riconversione di una raffineria convenzionale - che quindi lavorava greggio - in bioraffineria, cioè in grado di trasformare materie prime di origine biologica in biocarburanti di alta qualità. L’impianto produce green diesel, green nafta, GPL e potenzialmente anche jet fuel. È attualmente alimentato prevalentemente da olio di palma (approvvigionato esclusivamente in modo certificato, anche nel rispetto della biodiversità) e da una piccola percentuale di oli vegetali esausti (oli di frittura), che a breve potrà essere incrementata utilizzando, oltre a questi, anche grassi animali e le cosiddette materie prime advanced, quali l’olio da alghe e da rifiuti. Da tre anni la bioraffineria di Venezia produce il green diesel che ha permesso la commercializzazione del nuovo Eni Diesel+, il carburante che ha il maggiore contenuto di componente biologica e rinnovabile (15%) e il cui utilizzo ha evidenziato una notevole riduzione delle emissioni inquinanti, quali gli ossidi di azoto e il particolato che affliggono soprattutto le aree metropolitane.
Eni Diesel+, oltre ad essere la riposta del cane a sei zampe per ottemperare alle direttive dell’Unione Europea che prevedono il raggiungimento al 2020 del 10% di carburanti di origine rinnovabile e la riduzione delle emissioni di CO2 del 6%, costituisce uno dei tre pilastri della strategia Eni sulla mobilità sostenibile, affiancandosi al car sharing con “Enjoy” e all’utilizzo del gas naturale liquefatto (LNG) sul traffico pesante su strada e marittimo.