Sempre più in futuro parleremo di biocarburi e bioraffinerie, soprattutto in ambito di sviluppo sostenibile. In Italia la produzione di carburante pulito è già una realtà
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Per l’industria della raffinazione in Europa, l’ultimo decennio è stato un periodo critico. A causa dell’aumento dei costi dell’energia rispetto ai concorrenti di mercato, della crescita della competizione dalle raffinerie in Asia e Medio-Oriente, soprattutto, e del crollo dei margini di raffinazione nel nostro continente numerosi impianti di raffinazione hanno chiuso. Con la recessione del 2009, la prima nell’era della globalizzazione, il settore è entrato in una fase di overcapacity su scala mondiale e ad esserne criticamente colpite sono state le regioni a domanda stagnante o in declino dell’area OCSE, e in particolare l’Europa. Nel vecchio continente, la lunga fase di bassi tassi di utilizzo degli impianti e di margini depressi ha portato alla chiusura, tra il 2009 e il 2014, di 19 impianti sugli attuali 98, pari a circa il 12% della capacità di raffinazione dell’area. Allo stesso tempo, le normative sulla tutela dell’ambiente e le direttive del Parlamento Europeo sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili congiuntamente ai risparmi energetici e al contrasto del cambiamento climatico, in rispetto del protocollo di Kyoto, hanno dato forte impulso verso la produzione di biocarburanti.
Porto Marghera
In Italia, Eni, in risposta alle nuove sfide dell’economia nel settore dell’energia e della raffinazione e in linea con il crescente impegno del gruppo verso un futuro low carbon, invece di chiudere delle raffinerie, ha scommesso sulla riconversione di questi siti industriali tradizionali in impianti di raffinazione “green”. Il risultato è stato la realizzazione a Porto Marghera, nel 2014, della prima bioraffineria al mondo ottenuta dalla conversione di una raffineria tradizionale, applicando l’innovativa tecnologia Ecofining, sviluppata e brevettata da Eni, che permette la produzione di un biocarburante di qualità molto migliore rispetto a quelli tradizionali. Dopo l’apertura di Porto Marghera, l’azienda del cane a sei zampe sta procedendo con il programma di riconversione in “Green Refinery” di un secondo impianto, quello di Gela.
Raffineria Eni Sannazzaro
Il rilancio del sito industriale gelese, attraverso la trasformazione in raffineria “verde” avviene a seguito del Protocollo d’Intesa siglato a novembre 2014 tra Eni, il Ministero dello sviluppo economico, le organizzazioni sindacali, la Regione Sicilia, l'Amministrazione Comunale dI Gela le istituzioni e Confindustria.
Il piano di sviluppo del sito industriale siciliano comporta una molteplicità di interventi tutti caratterizzati da alto contenuto tecnologico e di ricerca e a elevata sostenibilità ambientale. Prevede investimenti da parte di Eni per 2,2 miliardi di euro di cui 1,8 miliardi destinati al cosiddetto settore upstream (ricerca di nuove risorse e sviluppo delle abbondanti risorse di idrocarburi gassosi nel Canale di Sicilia), 220 milioni per la riconversione dell’impianto in green refinery, 200 milioni per il risanamento ambientale e 32 dedicati a progetti per lo sviluppo sostenibile del territorio. A riconversione ultimata, la green refinery di Gela si occuperà del trattamento di olio di palma grezzo, ma anche di alimenti di scarto, grassi animali e oli di frittura esausti. La capacità di lavorazione stimata è di circa 750mila tonnellate all’anno con una produzione di 530mila tonnellate annue di green diesel. Rispetto al ciclo tradizionale consentirà di ridurre in maniera significativa l’impatto sull’ambiente. Il green diesel prodotto sarà utilizzato per rispettare le prescrizioni della normativa europea sul contenuto energetico minimo di biofuel nei carburanti immessi nel mercato (10% al 2020).
Quella di Gela sarà una delle poche bio-raffinerie al mondo in grado di trattare cariche unconventional in elevata quantità, intorno all’80%. Al riguardo l’impianto potrà lavorare materie derivanti da scarti della produzione alimentare, quali olii usati (UCO, used cooking oil), grassi animali (tallow) e sottoprodotti legati alla lavorazione dell’olio di palma (PFAD, acidi grassi). Questa caratteristica renderà la raffineria di Gela un sito a elevata sostenibilità ambientale, in quanto farà uso di cariche che diversamente andrebbero smaltite come rifiuti, con aggravio dei costi per la comunità e impatto sull’ambiente.
Sarà altresì possibile alimentare alla bioraffineria le materie prime cosiddette advanced, derivate dai rifiuti, dagli scarti agricoli o dalle alghe, per lo sviluppo delle quali Eni sta investendo moltissimo in R&D.
Il programma di risanamento ambientale è un altro tassello importante nell’ambito degli impegni assunti da Eni con il Protocollo del 2014 così come l’impegno Eni per la salvaguardia e lo sviluppo dell’occupazione. In tal senso l’obiettivo è quello di garantire, livelli occupazionali, in coerenza con il processo di riconversione dell’area industriale, reimpiegando il personale di raffineria nelle attività previste nell’impianto gelese, sia in altri siti Eni in Sicilia, nel resto del territorio nazionale e all’estero.
Nel 2016 si è registrato un impiego medio annuo di persone che ha superato le 1400 unità, rispetto ad un impegno previsto nel Protocollo pari a 1200. Nel 2017 i dati del primo trimestre mostrano che il livello di occupazione dell’indotto si è attestato su circa 1300 persone rispetto all’impegno del Protocollo pari a 1000 risorse.
Eni ha inoltre inaugurato nel marzo scorso il Safety Training Center di Gela (STC), un training center che, integrato nel sistema della formazione di Eni, ha una vocazione specifica, anche se non esclusiva, all’erogazione di attività di formazione in ambito Salute, Sicurezza e Ambiente per la Sicilia e più in generale per il Sud Italia. Si affianca alle attività del Safety Competence Center (SCC), inaugurato nel gennaio 2015, che ad oggi ha formato circa 140 risorse, che, a seguito di un processo di riconversione professionale, sono divenuti specialisti nel campo della sicurezza e ora operano a supporto delle attività operative di Eni in Italia e all’estero.
Eni a Gela è molto attiva anche in ambito formazione ed educazione. L’impegno è testimoniato dalle circa 40.000 ore di formazione, per 1.700 partecipanti, erogate nel 2016 e comprensive, oltre alla formazione realizzata per le persone di Eni, anche della formazione realizzata nell’ambito dei progetti di alternanza scuola-lavoro e di apprendistato di primo livello. In particolare nel campo dell’educazione, con il progetto “Obiettivo Scuola” Eni ha realizzato per il territorio gelese un Piano integrato di iniziative di ampio respiro che finora ha coinvolto 550studenti in iniziative formative di alternanza scuola-lavoro, ha portato all’assunzione di 22 studenti con contratto di apprendistato di primo livello, al lancio di un progetto pilota volto a contrastare l’abbandono scolastico, oltre a progetti rivolti specificamente agli alunni delle scuole primarie. Nell’ambito dello stesso progetto sono state inoltre già assegnate 20 borse di studio a studenti universitari meritevoli residenti a Gela, borse che contiamo di portare a 40 in occasione del prossimo Anno Accademico.