L’impegno in fase di smaltimento, da solo, può produrre effetti limitati. Ben diverso è l’impatto se arriva alla fine di un ciclo che prende le mosse dal momento della progettazione, per coinvolgere tutta la catena della produzione e della distribuzione
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È una convinzione che si sta facendo strada a tutti i livelli in campo industriale e che trova esempi vincenti sul fronte degli imballaggi, ambito nel quale l’Italia ha raggiunto livelli di eccellenza sul fronte della sostenibilità.
Impegno di filiera
Il punto di partenza è nell’ideazione di un packaging che tenga conto sia della funzionalità, sia degli impatti ambientali legati alla produzione, all’utilizzo e alla gestione quando diventa rifiuto. Progettare
in un’ottica sostenibile significa stimare a priori quali possibili effetti sull’ambiente potrà esercitare l’imballaggio, considerando variabili come le emissioni in atmosfera, i consumi dovuti all’estrazione e alla produzione di materie prime, i trasporti, la logistica, fino alle prospettive di fine vita/nuova vita del bene e alle sue eventuali possibilità di riutilizzo. “Siamo uno degli Stati più virtuosi a livello europeo”, spiega il presidente di Conai Giorgio Quagliuolo. “Sono nostri i progressi più rilevanti: l’aumento in peso di imballaggi avviati a riciclo tra il 1998 e il 2016 registra un +148%, contro una media europea del 71%”.
Benefici per un miliardo
A confermare i numeri di questa eccellenza è stata proprio la recente pubblicazione dell’edizione 2018 del Rapporto di Sostenibilità di Conai. I benefici economici, che nel corso dell’anno passato hanno sfiorato il miliardo di euro, e i vantaggi ambientali - rappresentati da minori consumi energetici, riduzione delle emissioni di CO2 e generazione di nuova materia prima - continuano a crescere, ponendoci in linea con le indicazioni comunitarie.
"Abbiamo già superato gli obiettivi che la nuova direttiva europea pone al 2025, sia come riciclo complessivo sia per ogni singolo materiale", aggiunge Quagliuolo. Fa eccezione solo la plastica, "che per la sua complessità fa registrare un po' di ritardo" e nel 2017 risultava 6 punti indietro rispetto agli obiettivi futuri”. Ma "abbiamo 8 anni e sicuramente questo gap si colmerà", aggiunge.
Nel 2017, ricostruisce il Rapporto, è stato avviato a riciclo il 67,5% dei rifiuti di imballaggio - in acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro - immessi al consumo per un totale di 8,8 milioni di tonnellate, valore in crescita del 3,7% rispetto al 2016. Di queste 8,8 milioni di tonnellate, poco più di 4 sono state gestite da Conai e dai Consorzi di Filiera, con la restante parte gestita dagli operatori indipendenti.
Per quanto riguarda i benefici ambientali, nel 2017 è stato evitato il consumo di circa 3,8 milioni di tonnellate di materia prima, quasi il 50% in più rispetto al 2005.
Premi ai migliori
Un filone sul quale Conai punta da sempre è la sensibilizzazione: promuovere idee innovative e sostenerle, in modo da contribuire alla diffusione di buone pratiche sul mercato. L’ultimo esempio in tal senso arriva dal Bando per la prevenzione dell’impatto ambientale degli imballaggi promosso dal Consorzio. Qualche esempio di soluzioni premiate? Vaschette in alluminio per uso alimentare realizzate con il 37% di energia elettrica in meno e riducendo gli scarti di lavorazione del 33%. Imballi per frigoriferi più leggeri del 65% e talmente meno voluminosi da permettere in fase di trasporto un’ottimizzazione logistica di oltre il 500%. Flaconi di shampoo prodotti esclusivamente con Pet riciclato.
Un insieme di interventi e innovazioni che rispondono all’obiettivo del Conai di “accrescere e rafforzare la coscienza ambientale di tutti gli attori della filiera degli imballaggi, dal produttore al consumatore finale, promuovendo l’adozione di un approccio dalla culla alla culla”, spiegano dal Consorzio, facendo riferimento all’importanza di prestare attenzione a tutte le fasi del ciclo di vita dell’imballaggio, “al fine di generare un ciclo virtuoso potenzialmente infinito e realizzare concretamente l’economia circolare”.