“Le due cose più importanti non compaiono nel bilancio di un'impresa: la sua reputazione ed i suoi uomini” lamentava Henry Ford, padre dell’industria moderna. Le due voci sono invece protagoniste assolute della terza edizione di Foto/Industria, prima biennale al mondo dedicata alla fotografia dell’industria e del lavoro, che si svolge a Bologna, dal 12 ottobre al 19 novembre 2017.
Ideata nel 2013, la manifestazione è organizzata e prodotta dalla Fondazione MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia), centro culturale di eccellenza internazionale legato al gruppo Industriale Coesia. Al centro del progetto, unico nel suo genere, maestri riconosciuti della fotografia mondiale e talenti emergenti, punti di riferimento della produzione visiva che con il loro obiettivo hanno saputo immortalare i vari aspetti del mondo del lavoro e dell’industria. La terza edizione di Foto/Industria presenta 14 mostre di grandi artisti, in molti casi padri della fotografia installate in diverse sedi del centro cittadino, tra palazzi storici, musei, chiese, luoghi simbolo, e nell'avveniristica sede della Fondazione MAST, inaugurata nel 2013.
© Michele Borzoni Borzoni/Terraproject
“Questa terza edizione di Foto/Industria incrocia due registri diversi, proponendosi di dimostrare come l’identità dei grandi fotografi possa nutrirsi di progetti concepiti e realizzati per l’impresa e come il gioco di illusione prodotto dalla fotografia, che sappiamo essere soggettiva, possa essere applicato al mondo del lavoro e della produzione” dichiara François Hébel, direttore artistico di Foto/Industria e nel 2017 anche del prestigioso Mois de la Photo du Grand Paris. I protagonisti interpreti con il loro lavoro di Foto/Industria 2017 sono Alexander Rodchenko, Josef Koudelka, Thomas Ruff, Yukichi Watabe, Lee Friedlander, Joan Fontcuberta, Carlo Valsecchi, Michele Borzoni, Mimmo Jodice, The Walther Collection: The Making of Lynch & Mitch Epstein, John Myers, Mårten Lange, Vincent Fournier, Mathieu Bernard-Reymond.
Le mostre sono accompagnate da un ricco programma di eventi, incontri con fotografi e curatori, tavole rotonde, visite guidate, proiezioni di immagini, concerti, che coinvolgono autori, critici, giornalisti, storici, economisti, filosofi, collezionisti di richiamo. In collaborazione con la Cineteca di Bologna, inoltre, viene organizzata all’Auditorium del Mast una rassegna di biopic sui grandi fotografi.
© Thomas Ruff, by SIAE 2017
courtesy of the artist and Lia Rumma gallery
Al MAST, le immagini di Thomas Ruff sono al centro della mostra che ha per tema “Macchina & Energia” a cura di Urs Stahel, già co-fondatore e direttore del Fotomuseum Winterthur (fino al 2013), oggi curatore della Collezione MAST e delle mostre presentate nella Photo Gallery della Fondazione. Thomas Ruff appartiene alla generazione di artisti che hanno reso famosa la cosiddetta “Scuola di Düsseldorf”, istituita nel 1976 da Bernd e Hilla Becher. Il fotografo tedesco è un demiurgo dell’immagine, famoso per esplorare le potenzialità del mezzo fotografico. La sua è una fotografia che tende a catturare la superficie delle cose, evitando ogni coinvolgimento emotivo e creando allo stesso tempo una bellezza misteriosa della realtà “oltre la realtà”. Intorno alle opere della serie “Macchine”, raggruppate in altrettante serie, dello stesso autore vi sono le immagini di “Notti”, “Case”, “Altri Ritratti”, “Jpeg”, “Fotogrammi” e “Negativi” e “press ++”. Insieme, danno vita a un potente coro di voci che parla di macchine e di energie.
© Carlo Valsecchi
Courtesy of Philip Moriss manufacturing and technology Bologna
Urs Stahel è anche il curatore della mostra di un altro talento della fotografia, l’italiano Carlo Valsecchi. Negli spazi dell’Ex Ospedale dei Bastardini, il progetto “Sviluppare il futuro” presenta il reportage realizzato dal fotografo sullo stabilimento innovativo recentemente aperto a Bologna da Philip Morris. Confrontandosi con una serie di sfide, tra cui grandezza e segretezza, Valsecchi rappresenta questo luogo con immagini vicine al disegno tecnico dalle quali emerge una sorta di energia, sprigionata dalla presenza del metallo e delle forti luci di cui sono inondate. Il suo lavoro ha dato vita a stampe di grandissimo formato che proiettano il visitatore in un infinito corrispondente a una dimensione cosmica e insieme a uno spazio dallo sviluppo vertiginoso. Il risultato evoca il tempio o il minimalismo più radicale, non lontano dalla pittura di Robert Ryman.
Il mondo dell’impresa industriale ha da tempo aperto le porte a fotografi che in virtù della loro fama hanno goduto di grande libertà d’azione. Il loro sguardo si è dunque esteso al territorio della produzione e del lavoro, dove le possibilità di accesso sono piuttosto limitate. Mostrano quel che in genere non siamo invitati a vedere, vale a dire uomini e donne sul posto di lavoro, macchine sofisticate e paesaggi trasformati. Ne sono un esempio la selezione originale dei lavori di Aleksandr Rodcenko concessi in prestito dal Museo di Arte Multimediale di Mosca, esposti alla Biennale Foto/Industria presso la Fondazione Cassa di Risparmio – Casa Saraceni. Il fotografo costruttivista russo era affascinato dal ritmo dei meccanismi e delle macchine come anche dalle persone che prendevano parte al processo di produzione. Sviluppò un approccio estetico molto peculiare, con scorci inattesi e composizioni diagonali che conferivano dinamismo all’inquadratura, permettendo all’immagine statica di esprimere la rapidità e la stupefacente bellezza del movimento regolare.
Le immagini della mostra "Biennale di fotografia dell'Industria e del Lavoro 2017”
Molto diversi i paesaggi industriali immortalati nell’arco di trent’anni dal ceco Josef Koudelka, il grande maestro della fotografia membro di Magnum Photos, testimone di uno dei grandi avvenimenti della Storia, l’invasione di Praga da parte dei carri armati russi nel 1968. Foto/Industria riunisce per la prima volta, in mostra al Museo Civico Archeologico, le più affascinanti foto dei paesaggi trasformati dall’industria di Koudelka. Alla fine degli anni Ottanta, infatti, il fotografo decise di rivolgere l’obiettivo al paesaggio e alle sue trasformazioni ad opera dell’uomo contemporaneo, scegliendo un formato panoramico. In questi luoghi maestosi trovò materiale per una straordinaria raccolta di nuove composizioni spettacolari, in una dimensione che pochi altri progetti possono uguagliare.
Gli stravolgimenti paesaggistici a opera dell’intervento industriale sono anche quelli immortalati nelle immagini provenienti dalla Walther Collection, esposte negli spazi della Pinacoteca Nazionale. Due le serie in mostra: L’album di Lynch, corpus di fotografie del primo Novecento, che documenta quasi in time-lapse la nascita di una città costruita in funzione dello sfruttamento del carbone all'inizio della rivoluzione energetica negli Stati Uniti e “American Power”, dell'americano Mitch Epstein, che mostra come un secolo più tardi la produzione di energia sia diventata un elemento onnipresente di quello stesso paesaggio. Di tutt’altro tipo sono gli scatti realizzati su commissione da Lee Friedlander, alla Fondazione Del Monte, che restituiscono un’America al lavoro negli anni Settanta, tra fabbriche, uffici, sedi di servizi di telemarketing.
Lee Friedlander Boston, 1986
© Lee Friedlander, courtesy of Fraenkel Gallery, San Francisco
L’illusione, altro tema che attraversa molte delle esposizioni di Foto/Industria, è costitutiva dell'atto fotografico. Nel reportage di Yukichi Watabe, in mostra al Museo di Palazzo Poggi, raggiunge l’apice. Il fotografo giapponese è stato il primo a ottenere il permesso di accompagnare la polizia per documentare un’indagine criminale in un Giappone appena uscito dalla Seconda guerra mondiale, rivelando un universo che ha l’impronta estetica di un film noir. Le sue immagini rappresentano un documento straordinario sulla vita quotidiana nella Tokyo di fine anni Cinquanta.
Ideata nel 2013, la manifestazione è organizzata e prodotta dalla Fondazione MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia), centro culturale di eccellenza internazionale legato al gruppo Industriale Coesia. Al centro del progetto, unico nel suo genere, maestri riconosciuti della fotografia mondiale e talenti emergenti, punti di riferimento della produzione visiva che con il loro obiettivo hanno saputo immortalare i vari aspetti del mondo del lavoro e dell’industria. La terza edizione di Foto/Industria presenta 14 mostre di grandi artisti, in molti casi padri della fotografia installate in diverse sedi del centro cittadino, tra palazzi storici, musei, chiese, luoghi simbolo, e nell'avveniristica sede della Fondazione MAST, inaugurata nel 2013.
Le mostre sono accompagnate da un ricco programma di eventi, incontri con fotografi e curatori, tavole rotonde, visite guidate, proiezioni di immagini, concerti, che coinvolgono autori, critici, giornalisti, storici, economisti, filosofi, collezionisti di richiamo. In collaborazione con la Cineteca di Bologna, inoltre, viene organizzata all’Auditorium del Mast una rassegna di biopic sui grandi fotografi.
courtesy of the artist and Lia Rumma gallery
Courtesy of Philip Moriss manufacturing and technology Bologna
Il mondo dell’impresa industriale ha da tempo aperto le porte a fotografi che in virtù della loro fama hanno goduto di grande libertà d’azione. Il loro sguardo si è dunque esteso al territorio della produzione e del lavoro, dove le possibilità di accesso sono piuttosto limitate. Mostrano quel che in genere non siamo invitati a vedere, vale a dire uomini e donne sul posto di lavoro, macchine sofisticate e paesaggi trasformati. Ne sono un esempio la selezione originale dei lavori di Aleksandr Rodcenko concessi in prestito dal Museo di Arte Multimediale di Mosca, esposti alla Biennale Foto/Industria presso la Fondazione Cassa di Risparmio – Casa Saraceni. Il fotografo costruttivista russo era affascinato dal ritmo dei meccanismi e delle macchine come anche dalle persone che prendevano parte al processo di produzione. Sviluppò un approccio estetico molto peculiare, con scorci inattesi e composizioni diagonali che conferivano dinamismo all’inquadratura, permettendo all’immagine statica di esprimere la rapidità e la stupefacente bellezza del movimento regolare.
Le immagini della mostra "Biennale di fotografia dell'Industria e del Lavoro 2017”
Biennale di fotografia dell'Industria e del Lavoro 2017
Gli stravolgimenti paesaggistici a opera dell’intervento industriale sono anche quelli immortalati nelle immagini provenienti dalla Walther Collection, esposte negli spazi della Pinacoteca Nazionale. Due le serie in mostra: L’album di Lynch, corpus di fotografie del primo Novecento, che documenta quasi in time-lapse la nascita di una città costruita in funzione dello sfruttamento del carbone all'inizio della rivoluzione energetica negli Stati Uniti e “American Power”, dell'americano Mitch Epstein, che mostra come un secolo più tardi la produzione di energia sia diventata un elemento onnipresente di quello stesso paesaggio. Di tutt’altro tipo sono gli scatti realizzati su commissione da Lee Friedlander, alla Fondazione Del Monte, che restituiscono un’America al lavoro negli anni Settanta, tra fabbriche, uffici, sedi di servizi di telemarketing.
© Lee Friedlander, courtesy of Fraenkel Gallery, San Francisco