Cultura

Adriatico: quando il mare parla di noi

Dal 17 dicembre, a Trieste, si è aperta la mostra “Nel mare dell’intimità. L’archeologia subacquea racconta l’Adriatico”. Il visitatore, “naviga” su acque piene di storia, cultura, memoria, emozione, sapore. È la storia dell’uomo, del mare e dei popoli che, nei secoli, lo amano e lo temono
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Si può chiudere il mare, un mare tra quattro pareti? Certo che no. Si può parlare del mare, di un mare, solo indicandone il nome e i confini? Sì, ma non può bastare: il mare è vita, nutrimento, paesaggio, ricordi, paura; il mare sa anche essere cattivo, sa osservare il silenzio ma è capace di gridare a squarciagola. Può concedere ai pescatori di riempire le reti fino a scoppiare e poi, domani, lasciarli “a secco”. Il mare è cultura, colore, racconto. Parla di noi, uomini e donne di più popoli: perché siamo sul Mare Adriatico; ergo siamo in Italia, in Croazia, in Slovenia, in Bosnia ed Erzegovina, in Montenegro, in Albania… Siamo nel XXI secolo e nuotiamo nella memoria di millenni. Navighiamo e poi tocchiamo terra, la nostra. La terra, le terre che l’Adriatico bagna, nutre, modella. La terra dove viviamo, lavoriamo, amiamo. Viviamo in terra con il mare dentro.
Ferdinando Visconti
Carta generale ridotta del mare Adriatico
(Marco Asta) 

Vogliamo attraccare? Attracchiamo a Trieste e andiamo all’ex Pescheria – Salone degli Incanti. Qui il 17 dicembre si è inaugurata la mostra “Nel mare dell’intimità. L’archeologia subacquea racconta l’Adriatico”, visitabile fino al 1° maggio 2018. Il mare imprigionato tra quattro pareti? Ci sono riusciti? No, la mostra non “chiude” il mare: lo apre nella sua vastità; vastità della storia e delle storie, vastità di reperti, racconti, notizie. Vastissimo, anche, l’elenco di chi ha collaborato per realizzarla: curata da Rita Auriemma, direttore del Servizio Catalogazione, formazione e ricerca dell’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Friuli Venezia Giulia (ERPAC) di concerto con il Comune di Trieste (Assessorato Cultura) e in sinergia con la Soprintendenza regionale, il Polo Museale del Fvg, la Federazione Archeologi Subacquei, il Croatian Conservation Institute, l’International Centre for Underwater Archaeology… La “squadra” è nutritissima: sono addirittura sessanta le istituzioni coinvolte. Coinvolgimento fattivo, non “sulla carta”.
Relitto di Sveti Pavao, Mljet/Meleda
Vasellame in metallo e ceramica della dotazione di bordo
(foto Croatian Conservation Institute - J. Škudar) 
Trieste racconta l’Adriatico. Lo fa dando voce a tutti i popoli che in questo Mare ci nascono, ci nuotano, ci serbano i ricordi. I reperti della mostra provengono infatti da circa cinquanta musei dislocati in quattro diversi Paesi. Diverse lingue, diverse culture, diverse memorie unite, volenti o nolenti, da questo mare. Mare intimo, come scrisse Predrag Matvejevic: “Il Mediterraneo è il mare della vicinanza, l’Adriatico è il mare dell’intimità”. Citiamo doverosamente Matvejevic, scomparso a febbraio, poiché è a lui che la mostra è dedicata; ed è lui che ne ha ispirato il titolo.
Il relitto di Koromašna, Žirje
La documentazione del giacimento all’epoca della scoperta
(foto Croatian Conservation Institute) 

La mostra offre una visione d’insieme di relitti, opere d’arte e oggetti della vita quotidiana, merci, attrezzature di bordo. Oltre mille reperti provenienti da numerosi giacimenti sommersi, compresi la riproduzione della nave “cucita” più antica del Mediterraneo, la prua del sommergibile “Medusa” affondato nel 1915, gli antichi cannoni di bronzo. E ancora: sculture, cartografia antica, vasellame…

Il mare intimo non finisce mai; ma a Trieste possiamo provare ad “abbracciarlo” entro duemila mq. Ma la storia continua: perché la storia, in mare, la facciamo noi.
 
Nel mare dell'intimità. L’archeologia subacquea racconta l’Adriatico.
Trieste, ex Pescheria – Salone degli Incanti
Dal 17 dicembre 2017 al 1° maggio 2018
Catalogo: Gangemi Editore
www.nelmaredellintimita.it