Dalla Pop Art a oggi, i colori accesi vanno controcorrente e sono sinonimo di anticonformismo
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“Il colore è fondamentale per un dipinto, ma è molto difficile da commentare. Nulla di quello che puoi dire esula dal mero generalizzare, perché dipende da troppi fattori: l’estensione, la modulazione, lo spazio che lo circonda, una certa sua coerenza rispetto alle forme, e il messaggio che cerchi di dare.”
Roy Lichtenstein cercava di descrivere così il colore, indiscusso protagonista delle sue opere. La Pop Art nasce nella seconda metà degli anni Cinquanta negli Stati Uniti ed è chiamata così perché deriva proprio dal termine inglese “popular art“, ovvero arte popolare, in senso lato: fa riferimento infatti a un oggetto prodotto in serie, legato alla massa e non all’elite.
L’approccio è inedito e inaspettato, in netto contrasto con il passato. Dallo studio introspettivo dell’individuo del movimento che la precede - l’espressionismo astratto - la Pop Art celebra e racconta la società consumistica contemporanea con oggetti presenti nella vita di tutti: i fumetti di Roy Lichtenstein, la Coca Cola o le lattine di zuppa Campbell di Andy Warhol, il mondo della pubblicità di James Rosenquist, gli oggetti in scala gigante di Claes Thure Oldenburg. Molte delle opere di questi esponenti della Pop Art hanno in comune l’utilizzo di tre colori vivaci: il blu, il giallo e il rosso.
Colori di rottura col passato che vibrano, danno vita alle forme e restano nella storia, così tanto che gli eredi contemporanei della Pop Art come Keith Haring e Jean-Michel Basquiat (scoperto proprio da Andy Warhol) li riprendono dai loro Maestri e li portano nelle loro opere.
Autenticità, espressione di sé e quegli stessi colori accesi sono anche le caratteristiche delle iconiche e inglesissime Dr. Martens rivisitate nella nuova collezione SS19 Colour Pop.
Il primo paio di anfibi come li conosciamo oggi ha visto la luce nel 1960, a Wollaston, dove si trova ancora ad oggi la fabbrica, in Northamptonshire, Inghilterra centrale. Già allora il modello era caratterizzato dall’inconfondibile cucitura gialla e dalla suola spessa. Nato come stivale da lavoro, era indossato da postini e poliziotti perché robusto e allo stesso tempo comodo. Il modello fu concepito in realtà ben prima, nel 1945, dal Dr. Klaus Maertens, un soldato di 25 anni che durante la lunga convalescenza a causa di un piede rotto ideò e creò un prototipo di suola a cuscinetto ad aria (incredibilmente innovativa rispetto a quelle tradizionali in cuoio) per accelerare il suo recupero. In partnership con l’ingegnere Herbert Funk iniziò poi a produrre questo tipo di scarpe utilizzando scarti militari. Presto adottate da musicisti, artisti e anime ribelli, le Dr. Martens sono diventate un simbolo di protesta verso le convenzioni e accessorio cool per distinguersi dalla folla.