Economia

Empowerment femminile: l’inclusione come fonte di ricchezza

Empowerment femminile: l’inclusione come fonte di ricchezza
Ridurre la disparità di genere nel mondo del lavoro rappresenta una sfida e al tempo stesso un’opportunità per le aziende con grandi benefici sul piano sociale ed economico
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Per lui, per lei, per tutti: il mondo del lavoro deve essere inclusivo. Nonostante il tema delle pari opportunità, annoverato anche tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU, abbia sensibilizzato molte aziende spingendole a impegnarsi al fine di colmare il cosiddetto gender gap, i dati dell’Istat evidenziano uno scenario poco rassicurante: l’Italia è il fanalino di coda in Europa risultando tra i Paesi con il più basso tasso di occupazione femminile. Per integrare del tutto le donne nel mercato del lavoro c’è ancora molta strada da fare: un primo passo potrebbe essere l’utilizzo di una terminologia più appropriata. “Il termine inclusione ha alle spalle un approccio culturale che vede le donne come ‘qualcosa’ di secondario che deve essere incluso in un altro pezzo di mondo che, sostanzialmente, è quello maschile. Ma il mondo è l’insieme di tutte le diversità. La parola giusta che bisogna considerare è quindi empowerment”, ha dichiarato Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell’Istat, in occasione della quinta edizione del festival 'L’Eredità delle donne'.

Creare ambienti di lavoro inclusivi comporta risvolti positivi dal punto di vista sociale ma anche economico: rappresenta un valore aggiunto in termini di produttività, creatività e competitività. Infatti, secondo le stime della Banca d’Italia, qualora si arrivasse al 60% di tasso di occupazione femminile, il PIL dell’Italia aumenterebbe di 7 punti percentuali. Tuttavia è necessario scardinare quegli stereotipi di genere ancora ben radicati nella nostra società e ancorati a una concezione patriarcale della famiglia.

In particolare, occorre promuovere un cambiamento culturale e una corretta gestione del work-life balance introducendo politiche di welfare aziendale a supporto della genitorialità. Un esempio virtuoso viene da Amazon che, secondo un recente studio di The European House - Ambrosetti Amazon, è l’azienda privata che ha creato il più alto numero di posti di lavoro sul territorio nazionale (17.000 entro il 2022) negli ultimi dieci anni promuovendo la diversità, l’equità e l’inclusione. Infatti tra i suoi dipendenti, di oltre 100 nazionalità e con un’età variabile (l’età media è di 34 anni ma l’8% ha più di 50 anni), le donne rappresentano il 53% del personale negli uffici corporate mentre si arriva a quota 35% nella rete logistica, una percentuale quest’ultima, superiore alla media nazionale del settore del trasporto e magazzinaggio che secondo gli ultimi dati Istat si attesta al 21,8%.

A tutela della famiglia, Amazon ha esteso i giorni di congedo parentale prevedendo per tutte le coppie (sposate, conviventi e di fatto) fino a 6 settimane di assenza retribuita per figli naturali e adottivi. “Se portiamo punti di vista diversi riusciamo ad essere più innovativi”, ha evidenziato Mariangela Marseglia, Country Manager di Amazon Italia e Spagna, intervenuta al festival dedicato al contributo della donna al progresso dell’umanità.

 Mariangela Marseglia
 Mariangela Marseglia 

L’empowerment femminile rientra anche tra le misure incluse nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) con la creazione di un sistema nazionale di certificazione della parità di genere al fine di incentivare le imprese a mettere in atto politiche volte a ridurre le diseguaglianze nel mondo del lavoro. “La certificazione può essere uno strumento importante, soprattutto come apripista: le imprese che non hanno adottato politiche per contrastare la disuguaglianza di genere per lo sviluppo delle professionalità femminili potrebbero impegnarsi di più in tal senso, ottenendo così sgravi contributivi e agevolazioni per l’accesso ai fondi europei”, ha commentato la Dott.ssa Sabbadini. Politiche di gender equality dovrebbero in realtà essere introdotte anche nel campo della formazione dove, soprattutto nelle discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), permane un forte divario di genere. Il cambiamento deve partire dai banchi di scuola al fine di incoraggiare le studentesse a superare gli stereotipi e avvicinarsi al campo dell’innovazione e della tecnologia: a tale proposito il Pnrr prevede un investimento di 1,5 miliardi di euro per incrementare l’offerta formativa degli Istituti Tecnici Superiori.

L’argomento sta molto a cuore anche ad Amazon che ha scelto di partecipare come socio fondatore di un ITS dedicato alla logistica e ai trasporti nonché di attivare numerosi progetti, in collaborazione con istituzioni scolastiche e università, con l’intento di promuovere la formazione femminile aiutando a sviluppare competenze digitali e conoscenze applicative in maniera innovativa e creativa. “Bisogna rompere le barriere culturali e cercare di far appassionare le giovani ad esempio al Coding: la figura dello sviluppatore di software è molto ricercata ma ancora in gran parte appannaggio degli uomini”, ha spiegato la Dott.ssa Marseglia. Unendo le forze, pubblico e privato possono fare la differenza e, rendendo il mondo del lavoro più inclusivo, contribuire alla crescita economica e sociale del Paese.