Salute

Salute maschile, novembre porta i baffi

Sono il simbolo dell’evento Movember, che anche quest’anno punta i riflettori sulla sottovalutata condizione di salute degli uomini, in particolar modo sul tumore della prostata. Che grazie alla chirurgia robotica può trovare soluzioni
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Novembre è il momento giusto per “cambiare la faccia della salute degli uomini”. È questo infatti il motto di Movember, il movimento internazionale che ogni anno rinnova l’appuntamento alla propria campagna di sensibilizzazione dedicata alla salute dell’uomo. Per tutto il mese di novembre, infatti, gli uomini sono invitati a farsi crescere i baffi e a prendersene cura, a simbolo di una ritrovata attenzione per la propria salute e per quella di tutto il genere maschile.
Arrivato in Italia nel 2012, il movimento è promosso dalla Movember Foundation, ente benefico nato in Australia nel lontano 2003 alla cui causa oggi aderiscono attivamente più di 20 Paesi e 5 milioni di persone in tutto il mondo. A partire dai suoi primi passi, la Fondazione ha sempre avuto a cuore la salute dell’uomo: “Gli uomini stanno affrontando una crisi di salute di cui nessuno parla. Muoiono troppo giovani, prima del tempo, in media 6 anni prima delle donne” recita il sito ufficiale dell’evento. Il focus dell’iniziativa è rivolto soprattutto alla lotta contro il tumore della prostata e del testicolo, con l’obiettivo di favorire la diagnosi precoce e aumentare l’efficacia dei trattamenti.
Quando si tratta di salute maschile, infatti, non si può fare a meno di parlare di tumore alla prostata, la seconda forma tumorale più diffusa negli uomini di tutto il mondo e addirittura la prima in Italia. Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc) sono ben 35mila i nuovi casi stimati in Italia nel 2017, mentre per il 2030 è previsto che a livello mondiale i casi di cancro prostatico saranno addirittura raddoppiati (arrivando a 1,7 milioni).

Al di là alle cifre, due questioni più di tutte sono spinose: l’iniziale assenza di sintomi – per cui il paziente spesso scopre il tumore quando è già allo stadio avanzato - e la scarsa propensione degli uomini alla prevenzione - e più in generale, alla cura di sé. A questi aspetti si aggiunge la nota reticenza della popolazione maschile a parlare di temi che riguardano la salute, specialmente urologica. Necessità di urinare di frequente, flusso di urina alterato, dolore o bruciore durante la minzione, difficoltà di erezione, tracce di sangue nello sperma e nell’urina: anche quando possibili avvisaglie iniziano a manifestarsi, spesso l’uomo non reagisce in modo adeguato, dando al tumore tutto il tempo di farsi largo nell’organismo. Un’eventualità infausta, soprattutto se si considera che i trattamenti – asportazione chirurgica, radioterapia, soppressione ormonale e chemioterapia – spesso portano effetti non desiderati, dalla disfunzione erettile al calo del desiderio sessuale, dai disturbi della minzione all’incontinenza, dalle vampate di calore alle frequenti sudorazioni.
Un’ulteriore soluzione terapeutica antitumorale, che permette di intervenire con maggiore intensità e precisione sui tumori solidi non diffusi, è la radiochirurgia, da diversi anni impiegata anche in Italia. Di particolare interesse è la radiochirurgia robotica. L’efficacia di questa tecnologia è dovuta all’azione di un acceleratore lineare compatto - che emana raggi X - montato su un braccio robotico che si sposta continuamente permettendo di colpire il tumore con moltissime (circa 150-200) angolature diverse. “La precisione con cui è possibile controllare il robot consente non solo di colpire il tumore con radiazioni ad alte dosi e in modo mirato – spiega Achille Bergantin, fisico sanitario del Centro Diagnostico Italiano – ma anche di minimizzare i danni per i tessuti sani, che invece con le classiche tecniche di radioterapia finiscono irrimediabilmente per essere maggiormente irraggiati”. Altro vantaggio è la durata del trattamento: da 1 a 5 sedute da 30-60 minuti, contro le 20-30 sedute richieste dalla radioterapia, con tutta una serie di benefici anche per la salute mentale del paziente.

Quasi da vent’anni, l’Italia può vantare un’altra tecnica di chirurgia robotica che ha permesso di fare passi da gigante nell’intervento di asportazione della prostata: una piattaforma con cui è possibile praticare operazioni mininvasive a elevatissima precisione, con grandi vantaggi per il medico e soprattutto per il paziente. Seduto alla console chirurgica, il medico guarda attraverso un monitor che garantisce una visione aumentata fino a 10 volte rispetto alla vista a occhio nudo; da qui guida degli appositi manipolatori i cui movimenti vengono replicati con estrema accuratezza dalle braccia del robot. “In questo modo il chirurgo riesce a distinguere meglio le diverse strutture anatomiche e a operare in totale controllo – afferma Vincenzo Mirone, segretario generale della Società Italiana di Urologia – con numerosi vantaggi clinici per il paziente: dalla conservazione e dal rapido recupero della funzione sessuale e della ripresa urinaria alla riduzione dei dolori, dalle ridotte perdite di sangue al minor impatto estetico, dai ridotti tempi di degenza al minor rischio di complicanze”. Benefici che una chirurgia a cielo aperto o una laparoscopia non sempre possono assicurare. L’impiego sempre più diffuso di queste tecniche, insieme a iniziative di informazione e sensibilizzazione che tengano vivo il tema, possono fare la differenza nel garantire una migliore qualità di vita per moltissimi uomini.