Salute

Anziani, supereroi fragili

Possono contare su una forma fisica di gran lunga migliore rispetto ai coetanei di qualche decennio fa. Tuttavia, gli over65 sottovalutano enormemente il rischio di malattie infettive
 
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Neanche gli anziani sono più quelli di una volta. Ed è un bene: sempre più agili e in forze, gli ultrasessantenni di oggi a stento si riconoscono in quelle figure fragili e stanche con cui affettuosamente ricordano i propri nonni. Molti di loro, anzi, si sentono ancora in gamba, freschi e pieni di energie, insomma, per nulla “anziani”. A ben vedere, oggi gli ultrasessantenni possono godere di tutta una serie di benefici garantiti dall’aumento del benessere e della qualità di vita, privilegio che di certo non è spettato in uguale misura alle generazioni passate. E in questo, un merito speciale va dato ai sempre più evoluti sistemi medici di diagnosi, prevenzione e cura, che hanno permesso di raggiungere risultati fino a poco tempo fa impensabili. Un merito che, tuttavia, spesso viene ignorato proprio da coloro che più godono di questi vantaggi.
Gli over-60 si sentono dunque più attivi e in forma, ma sono altrettanto capaci di preservare il proprio stato di salute? La questione ha un peso maggiore di quanto si potrebbe credere di primo acchito. Oltre che sulla condizione personale, infatti, questa capacità influisce enormemente anche sulla salute della famiglia e, più in generale, della società: i nonni – o in generale gli anziani – sono visti dalla maggior parte dei giovani come modelli esemplari di riferimento, supporto fondamentale per l’educazione dei bambini e custodi della memoria collettiva, in grado come nessun altro di rafforzare i legami tra una generazione e l’altra. Sono sempre i più giovani, inoltre, a sostenere l’importanza di campagne di prevenzione per patologie trascurate e potenzialmente gravi, come emerge da una ricerca condotta da AstraRicerche [1]  su un campione di circa 1.700 italiani.

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La stessa indagine ha permesso di capire che gli anziani, pur risultando meglio informati rispetto al passato, sono poco consapevoli del rischio effettivo di contrarre le malattie, specialmente se infettive. Caso eclatante, quello della polmonite: nonostante l’infezione sia riconosciuta come diffusa, grave e potenzialmente pericolosa, appena 1 anziano su 10 pensa che possa toccare proprio a lui o a lei. Sono “supereroi da proteggere”: forti fisicamente, ma ignari dei pericoli che li riguardano.
“Spesso gli adulti sani non sono consapevoli del potenziale rischio di contrarre malattie infettive e vi è quindi l’errata percezione di non aver bisogno dei vaccini. In realtà, tutti siamo a rischio di contrarre la polmonite, che è tutt’ora la prima causa di decesso per malattie infettive nei Paesi occidentali – commenta Francesco Blasi, Professore ordinario all’Università degli Studi di Milano e Responsabile dell’U.O. di Broncopneumologia presso l’IRCCS Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico Cà Granda di Milano. Solo in Italia si contano ogni anno oltre 9.000 morti a causa dellapolmonite, per il 96% tra gli over65, quasi tre volte quelle dovute a incidenti stradali e oltre 33 volte quelle causate dall’influenza.”[2]

Lo studio ha poi dimostrato come siano ancora in troppi a credere che uno stile di vita controllato e buone norme di igiene quotidiana siano sufficienti per prevenire l’infezione, mentre solo 1 su 3 riconosce l’utilità della vaccinazione contro lo pneumococco. E tra i non vaccinati, solo 2 su 5 si dichiarano intenzionati a provvedere.

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In barba a questo diffuso atteggiamento, i dati sulla polmonite parlano chiaro: nei paesi occidentali la malattia costituisce tutt’oggi la prima causa di morte dovuta a patologie infettive, soprattutto negli over65. Cosa possono fare, allora, i nostri supereroi? “La vaccinazione antipneumococcica è ad oggi l’unico strumento di prevenzione primaria in grado di evitare l’infezione da pneumococco e prevenire lo sviluppo delle malattie e delle complicanze che questo batterio può portare - commenta Michele Conversano, ex-presidente della Società Italiana di Igiene e presidente di HappyAgeing -  In particolare, con il vaccino coniugato, che negli adulti richiede un’unica somministrazione per tutta la vita, si può “tenere pronto” il sistema immunitario a reagire  nel caso di infezione da pneumococco”. Un messaggio che dovrebbe far drizzare le orecchie agli anziani di oggi e risvegliare in loro una maggiore consapevolezza: sui rischi per la salute e sulle possibilità di prevenzione. “I nuovi LEA – aggiunge Conversano – prevedono che da quest’anno il vaccino antipneumococcico sia raccomandato e gratuito in tutte le regioni per tutti coloro che hanno 65 anni o per chi ha una patologia cronica come ad esempio patologie polmonari croniche, malattie cardiovascolari o il diabete. Soprattutto nella popolazione adulta e anziana è importante che aumenti la consapevolezza del rischio di contrarre la polmonite e che tutti usufruiscano del proprio diritto ad essere vaccinati”. Chiedere al proprio medico è il primo importante passo verso una prevenzione efficace della polmonite.
 
 




 
[1]  AstraRicerche, “Gli Italiani, il valore delle generazioni più anziane e la prevenzione della polmonite”. Settembre 2017.
[2] Dati ISTAT 2014, Mortalità per territorio di evento: causa e classi di età. http://dati.istat.it

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