Salute

Anziani e polmonite, una minaccia sottostimata

È proprio la categoria più a rischio a mostrare scarsa preoccupazione rispetto a una delle più severe malattie infettive in circolazione. Oggi gli anziani tendono a sottovalutare il pericolo polmonite
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Solo in Italia i decessi per polmonite sono più di 9mila all’anno. Per dare un’idea si tratta del triplo dei morti causati dagli incidenti stradali. Si tratta di numeri, questi, che per il 96% interessano la categoria in assoluto più a rischio, gli over65 [1]. Gli anziani di oggi, infatti, sono di certo più in forze rispetto ai coetanei di qualche decennio fa, ma vanno incontro a un calo delle difese immunitarie che più facilmente li espone al rischio di infezione. “L’avanzare dell’età è associato ad una diminuzione della funzionalità delle difese immunitarie (immunosenescenza) e a una maggior frequenza di patologie croniche che, a loro volta, compromettono ulteriormente alcuni meccanismi di difesa - spiega Francesco Blasi, Professore ordinario all’Università degli Studi di Milano e Responsabile dell’U.O. di Broncopneumologia presso l’IRCCS Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico Cà Granda di Milano. Questo comporta, in associazione a fattori ambientali, un aumento del rischio di contrarre le malattie infettive e della gravità con cui queste si possono presentare”. Sebbene rispetto al passato siano più informati sulla diffusione e sulle conseguenze della polmonite, tuttavia, oggi gli anziani non percepiscono il pericolo a cui loro stessi - più di chiunque altro – vanno incontro per via della loro età. Un paradosso emerso dalla ricerca effettuata da AstraRicerche, che ha dimostrato come solo 1 anziano su 10 sia consapevole di essere a rischio polmonite. [2]

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Non è tutto: la ricerca ha rivelato come negli ultrasessantenni permangano alcuni falsi miti sui metodi di prevenzione. Se il 75% degli intervistati crede che la malattia si possa prevenire, la maggior parte di loro ritiene che sia sufficiente mantenersi in buona salute per avere il sistema immunitario sempre “pronto” (83%), seguire un’alimentazione sana (43%) e avere buone abitudini d’igiene personale come lavarsi le mani con acqua tiepida e sapone (37%, addirittura il 51% nella fascia 70-85 anni). AstraRicerche ha messo a confronto i risultati di questo ultimo studio con quanto emerso in una ricerca del 2015 incentrata sugli stessi temi. E il paradosso continua. Nonostante siano aumentate la conoscenza del vaccino contro la polmonite (+19% negli over60) e il numero di persone che dichiarano di essere vaccinate (+4,8%) solo 1 intervistato su 3 pensa che la prevenzione della polmonite passi attraverso la vaccinazione. E tra gli over60 non vaccinati, solo il 38,5% si dichiara intenzionato a farlo.

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Sono dati che devono far riflettere, soprattutto alla luce dell’impatto che ancora oggi la malattia ha in Italia e nel mondo. La polmonite è infatti una patologia infettiva infiammatoria di origine batterica o virale, la cui principale fonte di contagio (30-50%) - trasmessa facilmente attraverso starnuti, colpi di tosse o semplicemente parlando - è il batterio pneumococco (Streptococcus pneumoniae). In genere abitante innocuo del corpo umano a livello del naso e della faringe, in alcuni casi il batterio si può diffondere nei polmoni causando polmonite (o anche nelle orecchie e nelle meningi, in cui provoca otite e meningite), soprattutto nelle persone con basse difese immunitarie. Vista la facilità con cui se ne viene contagiati, la sua capacità di sviluppare resistenze agli antibiotici e le sue conseguenze - talvolta fatali - sulla salute, quella dello pneumococco è una minaccia che va arginata in modo efficace. Anzitutto, come sostiene l’Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso la vaccinazione.

Da quest’anno in Italia il vaccino contro lo pneumococco è inserito nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). “Ogni anno i casi di polmonite in Italia sono migliaia, soprattutto tra gli anziani, e circa il 40% è dovuto allo pneumococco. È evidente, quindi, che l’implementazione di un approccio all’immunizzazione in età adulta risulti una priorità, considerando, oltretutto, che i dati regionali continuano a rilevare coperture vaccinali a macchia di leopardo sul territorio nazionale - afferma Michele Conversano, Past President della S.It.I. Società Italiana di Igiene e Presidente di HappyAgeing - A partire da quest'anno, però, oltre al vaccino anti influenzale, è gratuito, per tutti coloro che hanno 65 o più anni in tutte le regioni d’Italia, anche quello anti pneumococco, con lo scopo di arginare il rischio di contrarre malattie pneumococciche, potenzialmente pericolose e letali per l'uomo ma soprattutto per l’anziano”.  
 

[1] Dati ISTAT 2014, Mortalità per territorio di evento: causa e classi di età. http://dati.istat.it
[2] AstraRicerche, “Gli Italiani, il valore delle generazioni più anziane e la prevenzione della polmonite”. Settembre 2017.

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