La salute della bocca dipende dai batteri che ci abitano, diversi per ognuno di noi. Un nuovo approccio odontoiatrico permette di “fotografare” il microbiota di ogni paziente e programmare la cura più adatta per infezioni batteriche complesse come la parodontite.
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La medicina personalizzata diventa realtà anche nella cura dei denti. Biologia e genomica molecolare entrano nello studio del dentista e lo aiutano a sconfiggere in maniera efficace e duratura la parodontite, una malattia multifattoriale caratterizzata da un’infezione batterica che colpisce il parodonto, cioè l’insieme di strutture preposte a sostegno degli elementi dentali. “Oggi si parla molto di microbiota intestinale che è considerato fondamentale per la salute di tutto il nostro organismo, ma noi ci occupiamo del microbioma e microbiota della bocca da oltre 20 anni, in quanto Istituto di Ricerca”, spiega Francesco Martelli, chirurgo odontoiatra, fondatore dei centri IMI EDN.
È proprio l'alterazione del microbiota orale, infatti, a innescare l’infiammazione che porta alla distruzione dei tessuti di supporto dei denti: osso, legamento osso radice, radice del dente, e gengiva. Ecco perché lo studio dettagliato delle popolazioni batteriche presenti nella bocca grazie a strumenti di biologia molecolare e analisi enzimatiche consente di avere un'idea precisa della situazione di ogni singolo paziente. In più, attraverso test genetici, è possibile valutare quanto la persona sia predisposta allo sviluppo della parodontite e se l'enzima che distrugge il collagene dell'osso si sia attivato o meno. Una volta chiariti tutti questi elementi si ricompone il puzzle e si decide quale sia il percorso terapeutico migliore per il paziente.
Le 4P della medicina orale
La salute orale del futuro, quindi, è quella delle 4P: personalizzata, proattiva, preventiva e di precisione. Personalizzata, perché si agisce in base al quadro clinico e alle abitudini di ogni paziente; proattiva, perché consente di agire prima che i sintomi siano evidenti; preventiva, perché grazie ai test permette di valutare i rischi e correre ai ripari più precocemente possibile; di precisione, perché la soluzione viene disegnata addosso a ogni paziente, come un abito su misura. L'approccio personalizzato permette di eradicare la malattia perché consente di prevenire anche le ricadute e quindi di risolvere la situazione ristabilendo il giusto equilibrio fra le popolazioni di batteri presenti nella bocca.
Odontoiatria 4.0
Ai test di biologia molecolare e genomica si affiancano le tecnologie digitali che permettono di ridurre al minimo l'errore umano e di realizzare protesi dentali precise e sicure. Si completa così la rivoluzione 4.0 dell'odontoiatria. Nello specifico, grazie a software simili a quelli usati in architettura e ingegneria, è possibile progettare la protesi che poi può essere realizzata da una stampante 3D o da un fresatore che la costruiscono da zero in maniera perfetta, senza l’intervento manuale dell’odontoiatra e dell'odontotecnico.
“Queste tecnologie, unite all’uso sistematico del microscopio operatorio in ogni ambito dell’attività odontoiatrica, ci permettono di arrivare a livelli di precisione prima impensabili, con un controllo che arriva a millesimi di millimetro (5-10 micron) mentre, per avere un metro di paragone, l’operatore artigiano più bravo difficilmente riesce a scendere sotto i 200 micron”, dice ancora Martelli. In più, una volta che questa protesi viene realizzata, posizionata in bocca e funzionalizzata può essere replicata a costi bassissimi infinite volte. Così se la protesi si usura o si dovesse rompere per un evento traumatico, il paziente non dovrà più rifare tutta la trafila e spendere nuovamente: basterà schiacciare un pulsante e avrà una protesi nuova di zecca.
Non solo bocca
La parodontite è collegata a numerose malattie che colpiscono l'intero organismo. Come il diabete e le sindromi metaboliche, le malattie cardiovascolari, e le patologie neurodegenerative. Gli anziani con parodontite non trattata e segni di demenza senile, infatti, hanno un declino cognitivo sette volte più rapido rispetto a quelli che ricevono un livello adeguato di trattamento parodontale. Ma ci sono correlazioni anche tra le patologie polmonari, renali, oculari, otorinolaringoiatriche e l'osteoporosi.
A questo proposito, il gruppo di ricerca dell'Istituto IMI EDN ha pubblicato uno studio che ha permesso l’identificazione di profili genetici legati alla predisposizione alla progressione dell'osteoporosi e della malattia parodontale. A giocare un ruolo importante per favorire l'insorgere di entrambe queste patologie ci sono specifiche mutazioni legate alla produzione di vitamina D che si possono individuare grazie agli esami genetici e così decidere, in maniera mirata per ogni paziente, come agire per prevenirne lo sviluppo e/o la ricaduta.