Salute

Sì, possiamo parlare di cancro

Al via la campagna video #SiPuoDireCancro realizzata con il contributo dei The Jackal: un invito a chiamare la malattia col suo nome e ad abbandonare cliché che non sono utili ai malati
 
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Parlare di cancro in questo momento storico in cui l’attenzione è tutta sulla pandemia è particolarmente importante. È indubbio, infatti, che l’emergenza sanitaria in corso influisca sugli equilibri dei pazienti oncologici e dei loro familiari e che le criticità quotidiane aumentino, ma ci sono strategie da mettere in campo per allontanare le negatività e per valorizzare le piccole cose positive di ogni giorno. “Il Covid aumenta sia la paura sia l’ansia delle persone con il cancro e rende difficile avere una vita sociale. Però non bisogna rinunciare a tutto, perché la malattia è un aspetto della vita, ma la vita non è la malattia”, spiega Gabriella De Benedetta, psico-oncologa e psicoterapeuta dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione “G. Pascale” di Napoli. 
 
Una voce “leggera” ma non banale
Di solito la si chiama semplicemente malattia. Omissis che ha rimpiazzato la desueta metafora di “brutto male”, e che si usa forse per pudore o rispetto, ma che cela sempre (ancora) la paura. Parliamo di cancro. Ma “si può dire cancro?”. È questo il titolo provocatorio della nuova campagna social lanciata da Pfizer Oncology Italia insieme a The Jackal, il famoso collettivo napoletano di content creator e videomaker, che li vede autori e protagonisti. Di cosa esattamente? Di una miniserie composta da 4 episodi volutamente leggeri e che vogliono riflettere sul linguaggio utilizzato per parlare di tumore grazie all’aiuto di 4 esperti. Il primo video è online, diffuso sui canali YouTube e sui social di Pfizer Italia (#SiPuoDireCancro), e gli altri seguiranno nei prossimi tre mesi.

La metafora che non piace
La campagna invita così a ragionare sulle perifrasi, come quella che da sempre paragona il ‘curarsi’ a ‘combattere una guerra’, perché spesso queste metafore non aiutano i malati. Basti pensare che la guerra presuppone vincitori e vinti. “Le parole che usiamo per descrivere quello che ci succede definiscono e svelano le emozioni con cui le viviamo”, spiega, De Benedetta co-protagonista del primo episodio. Definire la malattia con il suo nome, senza giri di parole, è il primo fondamentale passo per affrontare con maggiore forza e determinazione sia la diagnosi che il successivo percorso di cura.
 
Senza il peso dell’immaginario
Oltre alla psico-oncologa De Benedetta, partecipano alla web serie la biologa nutrizionista Adriana Carotenuto, la presidente di Sarva Yoga International Antonietta Rozzi e l’istruttrice certificata in terapia del movimento per pazienti oncologici Valentina Vecellio. Gli episodi si sviluppano nella forma di interviste video con i The Jackal, con l’obiettivo di passare messaggi utili ai pazienti e ai caregiver, e dare suggerimenti pratici per affrontare al meglio questo momento così difficile. E parlare finalmente di cancro come di una malattia come altre e non definendola come la malattia, alleggerendola del peso di un immaginario fortemente stigmatizzante. “Una malattia brutta, sì - conclude De Benedetta - ma quale malattia è bella?”.
L’intrattenimento incontra l’informazione scientifica
Punto di forza della campagna è la creatività della media company Ciaopeople di cui fa parte The Jackal (e altri progetti di successo come Fanpage.it), che è riuscita a coniugare informazione scientifica e intrattenimento. “Spesso ci è capitato di lavorare a campagne di comunicazione istituzionali o che trattano temi che solitamente vengono veicolati in una modalità molto convenzionale. E puntualmente proviamo a ribaltare il punto di vista, dando una visione originale e anticonvenzionale", dice Vincenzo Piscopo, Head of Branded content & originals di Ciaopeople.

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