Sapori

Il tempo delle mele

Succosa, profumata, croccante o dalla consistenza fondente, zuccherina o piacevolmente acidula e rinfrescante. Un attraente tocco di colore in tavola: rosso, verde, giallo, rosa. La mela è la ‘signora’ delle nostre (buone) abitudini alimentari
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Perché si sa, come recita l’adagio: una mela al giorno… Si mangia tutto l’anno sia al naturale, cioè fresca, che lavorata sotto forma di succhi e bevande come il sidro, composte, intingoli, distillati, aceto, usata in pasticceria, con torte ripiene, strudel, frittelle. È il (terzo) frutto più addentato al mondo, particolarmente amato dai bambini, apprezzato anche da stellati chef in cucina. Ognuno può trovare, tra le 7mila varietà esistenti, quella di proprio gusto. In Europa, l’Italia è uno dei principali produttori di mele e terzo esportatore mondiale.
Frutto dagli infiniti significati simbolici (dalla Bibbia a Biancaneve), resta un alimento gustoso, il più apprezzato nel nostro paese dove il consumo di mele supera quello di arance, banane, pere, pesche e uva. Ma è bene ricordare che dietro tanta bontà c’è un mondo. Un mondo fatto di frutteti, di produttori, di uomini, di campagne e di conoscenza, di territorio, di leggi della natura da rispettare, di passione e di valori basati su modelli unici. Tutto questo può sembrare scontato per chi le mele le compra sui banchi della spesa senza pensarci troppo. Invece pochi prodotti in natura quanto la mela possono raccontare il lavoro dell’uomo e la storia di un terroir.
 
Il segreto di una mela autentica ha radici prima di tutto nella terra in cui è coltivata. Le qualità nutritive del suolo e l’esposizione ottimale al sole sono, infatti, patrimonio prezioso per lo sviluppo del frutto. Il melo si adatta molto bene a quasi tutti i tipi di terreni, ma predilige quelli profondi e ben drenati. È per questo che in Italia, il terreno che si presta meglio alla melicoltura è concentrato nelle regioni settentrionali, soprattutto in Trentino Alto Adige, in Veneto e in Emilia Romagna, in parte anche in Piemonte, Lombardia e Campania. È in questi territori che crescono le principali varietà che, come la Pink Lady®, arrivano sulle tavole di tutto il mondo. In Europa sono oltre 2800 le aziende che coltivano la mela dal bollino a forma di cuore, di cui 2000 in Italia, tra Alto Adige ed Emilia-Romagna. "
L’Alto Adige è riconosciuta come una delle più ampie regioni d’Europa dedicate alla frutticoltura (le piante beneficiano di almeno 2.000 ore di sole all’anno, e di primavere piovose, necessarie per l’apporto idrico), dove oltre 7.000 piccole aziende si occupano di coltivazione di mele.
Gli elevati standard di qualità del frutto (proibito) più amato, sono garantiti dal lavoro accurato e paziente dell’uomo e delle piccole aziende agricole, che rispondono a norme estremamente rigorose. Con la primavera alle porte, inizia il periodo più delicato per lo sviluppo della mela. Se l’inverno è dedicato alla potatura, indispensabile per lasciar passare la luce, in primavera avviene l’impollinazione dei fiori da parte delle api, strumento fondamentale della natura. Permette infatti il trasporto del polline indispensabile per la fruttificazione degli alberi (un servizio ecosistemico gratuito). Per questo è fondamentale l’introduzione di alveari vicino ai frutteti durante la stagione della fioritura. Le api sono degli autentici agenti ecologici: secondo uno studio dell’INRA e del CNRS, il 35% della produzione mondiale di cibo dipenderebbe da loro.
Un numero sempre più crescente di coltivatori in Italia sta adottando modelli sostenibili per assicurare la fruttificazione dei propri meleti. Compresi l’impianto di siepi e l’installazione di nidi di insetti e di predatori naturali come coccinelle (contro gli afidi), ricci (insettivori), pipistrelli (ottimi cacciatori di insetti nocivi per il melo), e la cincia (un uccello goloso di larve, bruchi e carpocapse). In tema di sostenibilità, in linea con gli obiettivi stabiliti dall’Unione europea, per cui entro il 2030 l’efficienza energetica dovrà essere migliorata almeno del 27%, anche la filiera agricola del nostro paese si sta impegnando al risparmio energetico, dal riciclaggio dell’acqua e controllo dell’irrigazione nei frutteti all’installazione di impianti fotovoltaici, alla riduzione di carta e imballaggi. Non solo. Di una mela non si butta via niente.

I frutti che non rispondono ai requisiti specifici, vengono utilizzati nell’industria agro-alimentare per la produzione di succhi e composte. Al banco frigo, per esempio, si può assaporare la freschezza dello yogurt da bere al gusto di mela Pink Lady®.
Mila Yogurt da Bere Pink Lady® 
Il prodotto, che piace a grandi e bambini proprio per la sua freschezza, è nato dalla partnership tra Mila - Latte Montagna Alto Adige e la famosa mela dal bollino a forma di cuore. Ma della mela anche gli scarti non vanno sprecati e sono anzi valorizzati destinandoli all’alimentazione animale o alla fabbricazione di compost. Alla fine, ogni mela rappresenta molto di più.