Sapori

La tecnologia? Ottima, abbondante e "green"

Mettiamoci a tavola. Lo dobbiamo al nostro palato e, anche, a chi ha lavorato per noi: a chi ha cucinato ma, soprattutto, a tutti coloro che hanno confezionato, “pulito”, imballato, trasformato e reso appetibili carne, frutta, bevande, profumi... Davanti a noi due o tre piatti, altrettanti bicchieri e qualche posata. “Dietro” tante idee, mille soluzioni, tecnologia sempre più evoluta e sostenibile.
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Da piccoli mangiavamo per crescere. Tutti noi, quand’eravamo bambini, avremo sopportato almeno una volta la solita cantilena da parte di una mamma, una zia premurosa, un nonno: “Se non mangi non cresci; senza frutta e verdura, poi, ti ammalerai…!”.
Già, mangiare per crescere; alla fine ce l’abbiamo fatta più o meno tutti: siamo diventati grandi e grossi (non troppo grossi per carità, alla linea ci teniamo). Siamo cresciuti mangiando spesso bene.
A casa, al ristorante o anche in piedi per uno spuntino “take-away” siamo comunque sazi e soddisfatti.
“Hai provato quel locale? Vacci, hanno un discreto menu, prezzi accettabili, tutto buonissimo…”.
Già tutto ottimo e abbondante. E noi, uomini e donne ben cresciuti, ci godiamo il dessert, la frutta, il caffè.

Siamo diventati grandi, ma la notizia è un’altra: a crescere, e tanto, sono stati anche i sistemi di produzione, confezionamento, logistica, trasformazione, dei cibi e delle bevande. Insomma è cresciuta l’industria del cibo. Dire “industria”, per qualcuno, significa forse allontanarsi dalla genuinità, dalla fragranza, dai sapori non adulterati. Non è così: l’industria alimentare, compresi tutti i “passaggi” (produzione, confezionamento, distribuzione…) è oggi in grado di operare all’insegna della sostenibilità per offrire a noi consumatori prodotti sicuri, nutrienti, naturali; sinceri. È in grado di farlo e molti operatori – in effetti – lo fanno. Ancora: gli “operatori” ogni giorno, ogni anno si danno da fare per inventare e progettare soluzioni sempre più intelligenti, per farci sedere a tavola nella certezza di assaggiare ottimi piatti; piatti ad elevato valore aggiunto.

L’Italia, diciamolo subito, è prima della classe in tecnologia alimentare: 7,3 miliardi di euro di fatturato con una produzione che rappresenta il 32% di quella UE.
Lavorare la frutta, il latte, conservare le bevande, lavorare gli oli e i grassi, il vino, ideare packaging sempre più ecologici…
Noi siamo a tavola, e ci basta. Ma qualcuno deve pur accendere i riflettori su questi uomini, queste donne, queste idee. Niente paura, qualcuno lo fa: si fa a Parma con Cibus Tec dal 22 al 25 ottobre, e non è la prima volta bensì la cinquantaduesima.

Tremila “top buyer” provenienti da settanta diversi Paesi, espositori italiani e internazionali (+ 30% rispetto all’ultima edizione) e un’agenda ricca di workshop e dimostrazioni. Gli espositori sono 1.300; ognuno con il suo bagaglio di esperienze, prodotti; e idee. Come quelle di SAES, azienda che a Parma presenterà, in anteprima, un packaging ad altissima sostenibilità ambientale.
E la realtà aumentata? Ogni “voce” del menu da guardare in 3D visualizzando ingredienti, calorie, provenienza… Si può fare, si fa. Come si può produrre il cibo “carbon neutral” e operare la “aroma recovery” (conservare le proprietà organolettiche, profumo compreso, dei prodotti lavorati e confezionati).

Ci aspettano a Parma, ci aspettano a tavola; la tovaglia? Misura 120 mila metri quadrati. Dodici ettari di sapori, innovazione e soluzioni “green”.
Assaggiare per credere; e per crescere.
https://www.cibustec.it