Speciale

Assaggia Sting e ascolta il Barolo…

Ma anche il Barbaresco, il Dolcetto, il Grignolino, la Barbera d’Asti e tutto il meglio dell’enogastronomia piemontese. Un’autentica tentazione il programma di “Collisioni”, il più famoso festival agrirock. Sul palco anche Knopfler, Nutini, Capossela, Fedez, J-Ax e sulla piccola piazza un festival di sapori (compresi i bianchi del Friuli e delle Marche)
3 minuti di lettura
BAROLO - Gli amanti del genere lo sanno, un buon vino non lo si beve, lo si ascolta. Per questo il pubblico della musica e del vino vanno d’accordo, così tanto che spesso risulta impossibile distinguere l’uno dall’altro. A Barolo, dal 17 al 21 di luglio, va in scena l’apoteosi di questo connubio: si chiama “Collisioni”, un festival giunto alla sesta edizione che sta facendo scuola in Italia e ha avuto il coraggio di portare i grandi nomi della musica internazionale nei piccoli e meravigliosi borghi italiani, oggi ribattezzati giacimenti culturali. Se tutti conoscono il Barolo, pochi finora avevano avuto il desiderio di visitare il luogo di battesimo del grande rosso, un delizioso pugno di case (e soprattutto di cantine) che si affaccia su vallate consacrate al gusto e all’olfatto, dove il Barolo è solo uno dei protagonisti, a stretto confine con i vitigni del Barbaresco, del Dolcetto, del Grignolino, del Barbera d’Asti e ancora del Ruchè e della Fresia, del Pelaverga Piccolo e dei vini dell’Alto Piemonte. E degustando e proseguendo, cambiando forme e colori nel bicchiere, con i sorprendenti bianchi delle Cattedrali di Canelli, le bollicine dell’Alta Langa, gli Arneis, il Moscato Bianco dell’enoteca di Canelli, la Nascetta e il Riesling.
[[ge:rep-locali:repubblica:119110581]]
Ecco dunque approdare a Barolo il mitico leader dei Police, Sting, oggi proprietario di un’intera collina coltivata a Chianti, tanto per restare in tema, e ancora il “rosso” più celebre della scena pop internazionale, Mick Hucknall dei Simply Red (stavolta però nel ruolo di scrittore), l’inimitabile chitarrista Mark Knopfler (Dire Straits), Paolo Nutini, il sapiente bevitore Vinicio Capossela, Passenger, fino a Fedez e J-Ax, perché qui le generazioni si mischiano, come avviene nella piazza del paese, tra semplici turisti e star internazionali.
Una promozione voluta fortemente dai produttori della zona, dapprima stupefatti che nelle loro valli accorressero star di prima grandezza e pubblico in quantità, oggi convinti sostenitori di iniziative che leghino l’arte al territorio. Basta ascoltarli per rendersene conto: “Collisioni è un’occasione imperdibile per chiamare esperti e addetti ai lavori, mostrare loro cosa facciamo, a quale livello siamo arrivati, convincerli a diventare nostri ambasciatori nel mondo”, dice Pietro Ratti, presidente del Consorzio che tutela i vigneti di Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani, geloso custode della qualità dei rossi piemontesi e ultimamente terrore dei pirati dell’e-commerce che attentano al prodotto vino italiano con intrugli fai da te finiti sotto l’occhio della magistratura, proprio in virtù di un’attenta vigilanza. Piena adesione anche dal consorzio di tutela della Barbera d’Asti e dei vini del Monferrato, quella che il presidente Filippo Mobrici chiama “la regina del Piemonte”: “Se il Barolo è il re e il Barbaresco è il principe, a noi spetta insindacabilmente il ruolo di regina. Perché la Barbera è femmina, guai a chiamarla il Barbera d’Asti, nel vino non esiste par condicio”. Un ruolo rivendicato anche a suon di numeri, essendo la Barbera il vino piemontese più esportato (dei 22 milioni di bottiglie, 11 milioni se ne vanno all’estero) e probabilmente il più duttile, capace di essere servito anche a 15 gradi e soprattutto non tannico, dunque meno impegnativo.
Giulio Bava, del consorzio Alta Langa, vede in Collisioni la base di partenza per un progetto decennale che dovrebbe triplicare la produzione dei bianchi piemontesi, oggi contenuta in una produzione abbondantemente sotto il milione di bottiglie. “Le nostre bollicine hanno un secolo e mezzo di vita. Un metodo classico che costituisce un marchio di fabbrica inconfondibile e recupera terreni in quota dalle grandissime potenzialità che altrimenti rimarrebbero abbandonati. Pure quest’aspetto ci riempie di orgoglio, come vedere tanti personaggi famosi innamorarsi dei nostri prodotti”.
[[ge:rep-locali:repubblica:119110588]]
E come omettere i 22 produttori di Grignolino, ultimamente ringalluzziti dalla riscoperta del metodo ottocentesco di invecchiamento, almeno due anni in botte, con effetti sorprendenti al profumo e al gusto? Franco Angelini dell’Associazione “Io Grignolino”, giura sulla bontà della scelta e scommette sul risultato che otterrà a Barolo, così come fanno il consorzio vini del Roero, l’Ersa Friuli o Alberto Mazzoni, dell’Istituto Marchigiano Tutela Vini, in rappresentanza delle tante aziende non piemontesi presenti alla cinque giorni, una dimostrazione di apertura mentale non da poco: “Quando mi è stato proposto - dice Mazzoni - di partecipare all’evento in Piemonte non ho impiegato un attimo a dire di si. Avremo un martedì interamente a nostra disposizione per presentare il nostro Verdicchio, il bianco più premiato d’Italia”.
Una scelta, quella di uscire dai confini piemontesi, voluta da Ian Domenico D’Agata, direttore creativo Wine&Food di Collisioni, autorevole firma di Decanter e Vinous, e Direttore Scientifico di Vinitaly International Academy. Il progetto non si limiterà al solo paese di Barolo e ai soli giorni di Collisioni, ma toccherà in diverse tappe anche Barbaresco, le Cattedrali sotterranee di Canelli, epicentro della CoreZone Unesco Paesaggi Vitivinicoli, Monforte (molto importante il contributo dei suoi produttori), Nizza e il Monferrato, con l’ambizione di diventare un progetto permanente di dimensione annuale con un unico filo conduttore nella promozione e nell’interscambio tra i grandi vini piemontesi e italiani. Ci sarà anche un nuovo website, www.winecult.it, affidato a Michele Longo, storico braccio destro di D’Agata.