Chi parte volentieri da zero, incanalando le proprie energie nello sforzo di essere utile agli altri. Nel nostro Paese, infatti, lo spirito imprenditoriale non manca. C’è chi si inventa una professione di sana pianta, chi riscopre un mestiere che non si fa più, chi si lancia nel vuoto con tanta buona volontà. Si riscoprono nicchie di mercato, piccole imprese, si insegue e si alimenta una passione mai sopita.
La soluzione non è uguale per tutti. Si può provare a ripartire dopo un licenziamento oppure, davanti ai conti (che non tornano) decidere di cambiare vita e scegliersi un lavoro cucito su misura. Spesso a vincere è la creatività: un’idea originale, un hobby coltivato negli anni e il segnale di partenza si apre. Poi basta organizzarsi al meglio. Anzi no, manca ancora la pazienza per liberarsi dalle pastoie burocratiche, affanno supremo e obbligato per chi, in Italia, vuole fare l’imprenditore.
A questo proposito, saremo pure in ripresa economica ma non siamo in ripresa demografica. Secondo l’ultimo rapporto Istat, riferito al 2014, l’Italia è un Paese sempre più vecchio. L’età media della popolazione è di 44,4 anni, con un aumento degli anziani (65 anni e oltre) del 21,7% e un calo degli under 15 del 38,1%. Sempre nel 2014, la mortalità è calata di 2.380 unità rispetto a quella del 2013, che aveva registrato 598.364 decessi. Come se non bastasse, siamo un’Italia a crescita zero, dove gli stranieri riempiono i posti vuoti piazzandosi all’8,2% dei residenti nel nostro Paese (92.352 persone). Per dirla con Eduardo De Filippo, quelli “coi capelli bianchi” ormai da tempo sono molti di più rispetto ai giovani. Oggi il progressivo invecchiamento della popolazione italiana (con una fetta di centenari che si aggira sulle 20 mila persone) ha per conseguenza una crescente richiesta di servizi di assistenza domiciliare.
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In generale, e un po’ per tutti, la ricerca di una persona che possa prendersi cura dei propri genitori, del nonno invalido, della zia sola soletta, rappresenta un problema non da poco. E anche un’occasione da cogliere per chi vuole inventarsi un lavoro socialmente utile. Come Francesco Lorenti, 30 anni, che nel 2009 a Fidenza ha dato il via a una sua propria attività assicurando, per 365 giorni l’anno 24 ore su 24, assistenza privata ad anziani, malati e disabili non autosufficienti. Nelle prestazioni sono comprese veglie ospedaliere e sorveglianze diurne ai ricoverati. La sua avventura è iniziata al piano terra di un minuscolo ufficio in cui accogliere le richieste dei cittadini, insieme a uno staff composto per lo più da donne. “Mi sono sempre considerato un consulente sociale – dice Francesco – nel senso di voler sempre essere in grado di rispondere in modo personalizzato, serio e organizzato, a richieste di prestazioni complesse e molto delicate, cercando di offrire sempre la massima professionalità, risolvendo in molti casi, situazioni assistenziali difficili”.
Da esperimenti come questo è nato nel 2013 Progetto Famiglia Network, una rete di servizi alla persona diffusa su scala nazionale (per ora in dieci regioni) attraverso centri locali di assistenza domiciliare agli anziani, a malati e disabili (o temporaneamente inabili), alle neo-mamme nel post-parto. Esistono anche servizi educativi per minori e giovani. Gli imprenditori che investono in questo progetto sono persone motivate da spirito di servizio e aperte al prossimo. Disposte a far compagnia un anziano, accompagnarlo a fare le visite mediche, assistere una neo-mamma, occuparsi dell’igiene personale di chi non ce la fa da solo. Dalle quattro chiacchiere col ferroviere in pensione fino ad attività più delicate come il trasporto di un infermo, l’esperienza di Progetto Famiglia Network ricopre un ventaglio di opportunità ampio e interessante. E ci ricorda che l’attenzione alle categorie più deboli rappresenta, oltre a un cardine della solidarietà umana, un’occasione di sviluppo economico per un Paese che non deve dimenticare i suoi “capelli bianchi”.
Per maggiori informazioni visita il sito www.progettofamiglianetwork.it
La soluzione non è uguale per tutti. Si può provare a ripartire dopo un licenziamento oppure, davanti ai conti (che non tornano) decidere di cambiare vita e scegliersi un lavoro cucito su misura. Spesso a vincere è la creatività: un’idea originale, un hobby coltivato negli anni e il segnale di partenza si apre. Poi basta organizzarsi al meglio. Anzi no, manca ancora la pazienza per liberarsi dalle pastoie burocratiche, affanno supremo e obbligato per chi, in Italia, vuole fare l’imprenditore.
A questo proposito, saremo pure in ripresa economica ma non siamo in ripresa demografica. Secondo l’ultimo rapporto Istat, riferito al 2014, l’Italia è un Paese sempre più vecchio. L’età media della popolazione è di 44,4 anni, con un aumento degli anziani (65 anni e oltre) del 21,7% e un calo degli under 15 del 38,1%. Sempre nel 2014, la mortalità è calata di 2.380 unità rispetto a quella del 2013, che aveva registrato 598.364 decessi. Come se non bastasse, siamo un’Italia a crescita zero, dove gli stranieri riempiono i posti vuoti piazzandosi all’8,2% dei residenti nel nostro Paese (92.352 persone). Per dirla con Eduardo De Filippo, quelli “coi capelli bianchi” ormai da tempo sono molti di più rispetto ai giovani. Oggi il progressivo invecchiamento della popolazione italiana (con una fetta di centenari che si aggira sulle 20 mila persone) ha per conseguenza una crescente richiesta di servizi di assistenza domiciliare.
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In generale, e un po’ per tutti, la ricerca di una persona che possa prendersi cura dei propri genitori, del nonno invalido, della zia sola soletta, rappresenta un problema non da poco. E anche un’occasione da cogliere per chi vuole inventarsi un lavoro socialmente utile. Come Francesco Lorenti, 30 anni, che nel 2009 a Fidenza ha dato il via a una sua propria attività assicurando, per 365 giorni l’anno 24 ore su 24, assistenza privata ad anziani, malati e disabili non autosufficienti. Nelle prestazioni sono comprese veglie ospedaliere e sorveglianze diurne ai ricoverati. La sua avventura è iniziata al piano terra di un minuscolo ufficio in cui accogliere le richieste dei cittadini, insieme a uno staff composto per lo più da donne. “Mi sono sempre considerato un consulente sociale – dice Francesco – nel senso di voler sempre essere in grado di rispondere in modo personalizzato, serio e organizzato, a richieste di prestazioni complesse e molto delicate, cercando di offrire sempre la massima professionalità, risolvendo in molti casi, situazioni assistenziali difficili”.
Da esperimenti come questo è nato nel 2013 Progetto Famiglia Network, una rete di servizi alla persona diffusa su scala nazionale (per ora in dieci regioni) attraverso centri locali di assistenza domiciliare agli anziani, a malati e disabili (o temporaneamente inabili), alle neo-mamme nel post-parto. Esistono anche servizi educativi per minori e giovani. Gli imprenditori che investono in questo progetto sono persone motivate da spirito di servizio e aperte al prossimo. Disposte a far compagnia un anziano, accompagnarlo a fare le visite mediche, assistere una neo-mamma, occuparsi dell’igiene personale di chi non ce la fa da solo. Dalle quattro chiacchiere col ferroviere in pensione fino ad attività più delicate come il trasporto di un infermo, l’esperienza di Progetto Famiglia Network ricopre un ventaglio di opportunità ampio e interessante. E ci ricorda che l’attenzione alle categorie più deboli rappresenta, oltre a un cardine della solidarietà umana, un’occasione di sviluppo economico per un Paese che non deve dimenticare i suoi “capelli bianchi”.
Per maggiori informazioni visita il sito www.progettofamiglianetwork.it