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Il prosciutto italiano non ha più confini

Numeri record per il mercato straniero. Complice la vetrina internazionale dell’Expo, il crudo più famoso di casa nostra (il San Daniele) sbanca nei mercati mondiali col suo sapore inconfondibile. Abbattuto il tabù della vaschetta, le vendite crescono anche in Italia.
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Diciamo la verità: la compostezza e la civiltà delle lunghe file all’interno di Expo è dipesa in larga parte dall’irresistibile benvenuto a base di prosecco, mortadella, formaggio grana e prosciutto crudo che i visitatori trovavano lungo il decumano. Roba da placare gli spiriti più inquieti. Era davvero curioso, tra gli appassionati cultori del prosciutto italiano, notare le differenze tra i visitatori di casa e gli stranieri. I primi annuivano compiaciuti, quasi rassicurati dal ritrovare lo stesso sapore conosciuto da piccoli. I secondi molto più sorpresi: perché da una prelibatezza, per giunta animale, ci si aspettano sapori forti, dirompenti, non una nuance di aromi delicati, molto pastosi, che esaltano i gourmet di mezzo mondo ma piacciono tanto anche ai bambini.
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Al netto di qualsiasi discorso, sono i numeri a decretare il successo internazionale del prosciutto nazionale per antonomasia, ovvero il San Daniele (tra i protagonisti assoluti di Expo e dello spazio Eataly). Da gennaio a settembre 2015 le vendite in Europa sono cresciute del 10,36%, questo nei principali mercati di Belgio, Germania, Regno Unito e Francia. All’incirca lo stesso incremento (10,7%) registrato al di fuori dell’Unione europea, ovvero in Australia, Giappone, Usa e Svizzera, rispetto allo stesso periodo del 2014.
Numeri significativi che ormai aggiungono un altro protagonista ai prodotti italiani più conosciuti al mondo: “Abbiamo tenuto duro malgrado la crisi dei consumi - sostiene il direttore generale del Consorzio, Mario Emilio Cichetti - ma i numeri ci ricompensano del tanto lavoro che mettiamo in ogni singolo prosciutto. La qualità paga e questo ricompensa soprattutto i nostri produttori, i veri artefici del successo San Daniele”.
In effetti pure a casa nostra, dove la crisi non scherza, il San Daniele porta a casa un aumento di vendite del 3,7% di assoluto riguardo. Ma il dato sbalorditivo, + 11%, riguarda il cosiddetto preaffettato, ovvero il prosciutto in vaschetta. Una sorta di tabù abbattuto dopo estenuanti prove e verifiche, con il confezionamento in atmosfera modificata, garantito solo in laboratori autorizzati, addirittura in stabilimenti operativi all’interno del territorio comunale di San Daniele, a ribadire un controllo totale e fisico su ogni aspetto che riguardi la produzione dei prosciutti.
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Procedure quasi maniacali, verrebbe da dire, che tuttavia vengono premiate al momento dell’acquisto: malgrado le famiglie italiane spendano lo 0,8% in meno rispetto al 2014 nell’acquisto di salumi, il San Daniele fa registrare un +8,6 in netta controtendenza. Nei primi nove mesi dell’anno (elaborazione Ismea su dati Nielsen), sono stati venduti circa 2.200.000 prosciutti, il che significa che più di 12 prosciutti su cento, in Italia, hanno il marchio San Daniele. Sono numeri importanti, specie per il mercato straniero, risultati che accreditano una nuova entrata tra gli ambasciatori d’Italia all’estero.