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Mille piccole favole dietro una sola firma

© Marco Dovier "Terra di Mezzo"
Cagliari  mensa del centro comunale di solidarietà Giovanni Paolo II 
Sono infinite e sorprendenti le storie di ordinaria carità che si nascondono dietro le donazioni dell’8 per mille. Dal Rifugio notturno di Milano, crocevia di mille destini alla deriva e mille riemersioni, alla sbalorditiva riconversione dell’arsenale della Spezia, oggi una pulsante ed efficiente cittadella della pace. E poi la lotta alla disoccupazione in Sicilia e la magnifica chiesa di Giuliana, a Palermo, strappata ai crolli
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Per combattere la povertà non esiste un unico modello. Però il modello unico resta un’ottima soluzione. E’ quanto suggerisce la Conferenza episcopale italiana nella sua campagna per l’8 per mille, portando alla luce alcune storie significative nate grazie alla destinazione sottoscritta in calce alla dichiarazione dei redditi. Esperienze che si aggiungono a quelle dei ragazzi del Cottolengo di Torino, alle temerarie suore comboniane, alla mensa di Foligno e agli anziani della Capitale salvati dalla reclusione in casa, di cui abbiamo già parlato (i video sono tutti sul sito www.chiediloaloro.it).
Questa volta cominciamo da un piccolo ma importantissimo rifugio che ha rimesso in piedi centinaia di vite sull’orlo della disperazione, nel segno della migliore accoglienza meneghina, discreta, laboriosa, sempre molto concreta. È il Rifugio notturno voluto dal frate camilliano Ettore Boschini, più noto come l’apostolo dei poveri, oggi candidato alla beatificazione, che a due passi dalla Stazione centrale di Milano riuscì ad aprire questo provvidenziale ricovero della Caritas ambrosiana.
Milano rifugio della Caritas © Francesco Pitorru 
 Grazie ai sessantamila euro l’anno provenienti dall’8 per mille (a volte più, a volte meno, dipende dalle spese di manutenzione), ogni notte almeno sessanta persone senza un tetto e senza più nulla trovano nei locali di via Sammartini un ricovero sicuro, docce calde, cibo e un luogo dove lasciare al sicuro i propri bagagli. Soprattutto trovano uomini e donne disposti ad ascoltare e attivare la propria rete di conoscenze per restituire fiducia alla persona, per farla ripartire e riprendere una vita dignitosa. Un servizio destinato ai soli uomini che per tre mesi, addirittura sei nei casi più difficili, trovano nel rifugio una casa e un’accoglienza serena, intelligente e qualificata. Sono due gli educatori in servizio e cinque i custodi e coordinatori del centro: nel solo 2016 si sono contati 18 mila pernottamenti per 190 uomini senza fissa dimora, poveri da anni o caduti di colpo in miseria, migranti o italiani poco importa, per l’unico dormitorio cittadino aperto tutto l’anno.
“Cittadella della Pace” La Spezia 
Sempre in termini di accoglienza fa effetto la storia dell’arsenale di La Spezia. Un avamposto in tempo di guerra oggi trasformatosi addirittura nella “Cittadella della pace”, una metamorfosi che avrebbe fatto gridare al miracolo lo stesso Aldo Capitini. Nei capannoni della struttura, sostenuta dai proventi dell’8 per mille con 100 mila euro l’anno, trovano ricovero uomini e donne senza fissa dimora, ex detenuti, minori alla messa in prova, migranti e sempre più famiglie in difficoltà, tanto che nell’ultimo anno sono raddoppiate le presenze. La Cittadella beneficia anche delle derrate alimentari ricevute dal Fondo Fead dell’Unione europea e dal Banco alimentare, che vengono poi distribuite in tutta la diocesi. C’è inoltre un’area di recupero per il cibo invenduto, un emporio e il ‘supermercato senza casse’ della Caritas, per la spesa gratuita delle famiglie più bisognose. Solo dieci anni di attività ed è già un’insostituibile istituzione cittadina.
Padre Luca - Giuliana © Francesco Zizola 
L’8 per mille serve anche a recuperare le nostre bellezze. È accaduto a Giuliana, in provincia di Palermo, un paese di struggente bellezza, dai tratti arabo-normanni, travolto come molti altri dal dissesto idrogeologico, a tal punto che per 15 anni è stata inagibile la splendida chiesa madre. Dopo infinite peregrinazioni l'allora parroco don Luca Leone propose ai fedeli di mettere insieme metà delle spese per il consolidamento. Alla parte restante avrebbero pensato le donazioni degli italiani e così fu. Grazie ai 125 mila euro messi dai fedeli e agli altrettanti provenienti dalle dichiarazioni dei redditi (e alla caparbietà di don Luca che trascorse buona parte dei lavori in bilico sui ponteggi), oggi la chiesa ha ritrovato i suoi smaglianti colori giallo, azzurro, rosa e oro.
Magnì © Alessandro Sgarito 
Restando in Sicilia, dove la disoccupazione non è un’emergenza ma un’autentica calamità, nella Ragusa palcoscenico di Camilleri i fondi dell’8 per mille sono andati alla formazione di bio-agricoltori, edili e falegnami. Dai corsi sono nate due cooperative, una agricola e una, ai nastri di partenza, di falegnameria e artigianato. C’è poi in programma una fattoria didattica in contrada Magnì e due botteghe cittadine con il marchio Costruiamo saperi che metteranno in vendita i prodotti coltivati. Tutto all’insegna della massima trasparenza, nella terra che ha visto il saccheggio della pubblica formazione professionale.

Tutti interventi che si possono controllare facilmente grazie alla mappa delle opere sul sito www.8xmille.it. Qui è possibile vedere analiticamente quanto si è speso per ciascuno degli 11 mila 407 interventi, possibili grazie alle donazioni degli italiani, senza contare il supporto insostituibile ai 600 missionari impegnati nelle zone più remote del mondo. E tutto questo - dicono alla Cei - al costo di una semplice firma, senza rimetterci neanche un centesimo. Perché la carità non è un portafoglio aperto ma è prima di tutto una scelta.