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Come realizzare una città a misura di cittadino

Come realizzare una città a misura di cittadino

Lo sviluppo della mobilità condivisa può offrire un contributo decisivo per favorire un’evoluzione di Milano nel segno della sostenibilità ambientale, del risparmio nei tempi di percorrenza e in termini di valorizzazione delle attività economiche

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Inquinamento, tempo perso e nevrosi. Il traffico è uno dei problemi più avvertiti dagli abitanti delle grandi città e questo spiega la crescente attenzione posta da istituzioni e movimenti dei cittadini sul tema della mobilità sostenibile. Occorrono soluzioni per cambiare rotta e si avverte l’urgenza di farlo per restituire vivibilità a una realtà come Milano, che da sempre guarda alle migliori iniziative internazionali e si propone come esempio virtuoso per gli altri centri urbani della Penisola.

Piazza Oberdan e l'Inizio di Corso Buenos Aires come è oggi e come potrebbe diventare grazie allo sviluppo del trasporto pubblico integrato alla mobilità in sharing

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Come quelle messe a punto da Voi Technology, multinazionale che opera in un centinaio di città internazionali. L’azienda ha chiesto all’architetto Giuseppe Campolattano di realizzare due rendering su come potrebbero diventare altrettante iconiche arterie di Milano, via Giorgio Washington e Piazza Oberdan, qualora la mobilità dolce riuscisse a realizzare il suo massimo potenziale. E’ stato quindi realizzato un progetto realistico che avrebbe un grande impatto non solo sull’ambiente e sul dato estetico, ma anche in termini di vivibilità. “Lo sviluppo di una mobilità alternativa e sostenibile non passa solo per maggiori spazi dedicati ai pedoni, ma anche per la capacità di liberare lo spazio oggi occupato dalle infrastrutture che permettono grandi quantità di auto private di circolare o di essere parcheggiate”, racconta Andrea Maccari, Senior Public Policy Manager di Voi Technology “Il passo successivo è di restituire questo spazio ai cittadini, in forma di aree verdi (con alberi, per eliminare l'effetto delle isole di calore), aree di svago, colonnine per la ricarica, corsie di strada per il trasporto pubblico elettrico di superficie e piste ciclabili allargate dove convivono biciclette, e-bikes e monopattini. In questo modo si darebbe maggiore sicurezza agli utenti della mobilità dolce, che non dovrebbero più condividere gli spazi con i mezzi motorizzati pesanti come auto, bus, furgoni e camion. Sono queste azioni preventive che garantiscono la sicurezza degli utenti e al contempo agevolano la transizione verso un’opzione di mobilità dolce, non le limitazioni, come quella dell’introduzione obbligatoria del casco.”

Via Giorgio Washington come è oggi e come potrebbe diventare grazie allo sviluppo del trasporto pubblico integrato alla mobilità in sharing

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La mobilità condivisa riduce le emissioni di gas serra non solo in quanto spesso sostituisce viaggi a maggiore emissione di inquinanti come il viaggio con auto privata, ma anche perché “incide sui comportamenti nel lungo periodo stimolando l’adozione di scelte sostenibili sul piano ambientale” aggiunge.

Senza dimenticare lo spazio ridotto dei monopattini in sosta rispetto alle automobili, che libererebbe spazio per creare piccole isole urbane di verde, fondamentali per ridurre le temperature, l’inquinamento e l’afa cittadina.

Inoltre, nei posti in cui si è proceduto in questa direzione, restituendo lo spazio urbano alle persone, si è registrato un aumento della redditività per le attività commerciali nelle vie interessate e si è promosso un circolo virtuoso di innalzamento della qualità della vita dei cittadini.

In sostanza si può attivare un circolo virtuoso con benefici generalizzati. È il momento di agire.

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