Spettacoli

Festival di Spoleto, un oceano di ispirazioni

I miti greci di Proserpina e Edipo, quelli contemporanei di Rodolfo Valentino e Jean Paul Gaultier, l’abbattimento dei confini e il racconto di esistenze uniche usando ogni linguaggio che l’arte mette a disposizione.
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“L’oceano è fonte continua di ispirazioni, è contenitore di bellezza, è luogo capace di sommare la potenza dei diversi linguaggi artistici. Qui c’è una sirena che sfila senza sosta, spostando continuamente i confini. L'oceano è un riassunto accogliente dove è possibile sospendere il giudizio e finalmente ascoltare storie che restano per sempre e che danno qualità alle nostre vite”. Così Denis Curti dà voce alla fotografia di David LaChapelle, manifesto della 62esima edizione del Festival dei Due Mondi in scena a Spoleto dal 28 giugno al 14 luglio.

Un oceano di ispirazioni che trovano la loro linfa e allo stesso tempo il loro compimento nell'opera, nella musica, nella danza e nel teatro, impulsi che superano i confini di cui l'arte deve disfarsi per vivere. E in questo luogo aperto, senza barriere, fluido e mutevole, trovano posto storie senza tempo, miti e vite straordinarie.

Come l’opera lirica originale in due atti che inaugura il Festival di Spoleto, Proserpine, tratta dall’omonimo dramma di Mary Shelley, musica di Silvia Colasanti, regia di Giorgio Ferrara. L'autrice di Frankenstein sfrutta l'antico mito per parlare del rapporto madre e figlia e - attraverso quello di Cerere e Proserpina - fare i conti con il rapporto impossibile con sua madre, Mary Wolstonecraft la prima “femminista” inglese, morta quando Mary Shelley aveva solo undici giorni. Ma non solo. Con Proserpine la scrittrice parla anche di ciò che la maternità fu per lei, un'esperienza tormentata, dolorosa e devastante segnata da due figli morti piccolissimi e da un aborto che l'ha quasi uccisa.

L'indagine su un'altra donna che ha subito una perdita è lo spunto da cui prende il via lo spettacolo My French Valentino della coreografa Valérie Lacaze che porta in scena il mito di Rodolfo Valentino con i giovani ballerini della École-Atelier Rudra Bejart di Losanna. Uno dei primi grandi divi del cinema muto, Rodolfo Valentino ebbe una vita straordinaria anche se molto breve: partito da un collegio per orfani in Puglia cercò dapprima fortuna a Parigi - dove affinò le sue doti di ballerino - per poi agguantare il sogno americano diventando una star di Hollywood. Ma il suo mito di latin lover non morì con lui, anzi. Il vero mistero cominciò dopo la sua prematura scomparsa, a soli 31 anni. Per trent'anni una donna velata in occasione dell'anniversario della morte si reca sulla sua tomba a deporre una rosa rossa. Chi è questa donna? Qual era il suo legame con l’attore? Il suo anonimato nasconde qualche segreto?
 

Ed è un’altra grande storia d’amore quella che vede in scena Adriana Asti ne La ballata della Zerlina di Hermann Broch. Icona del teatro italiano, che come nessun’altra attrice può portare ogni volta sul palcoscenico le tracce di tanta storia del cinema e del teatro del secondo Novecento, nei panni della serva Zerlina, racconta con foga implacabile la storia di una profonda passione erotica e della feroce sete di vendetta ai danni del Signor von Juna, fatuo avventuriero che già nel nome ricorda il Don Giovanni. Sua compagna di strada in questa avventura è Lucinda Childs che - internazionalmente nota come danzatrice e coreografa - ha sempre frequentato il teatro contemporaneo come luogo dell’incrocio creativo di parola, musica e movimento.

Dalle atmosfere senza tempo della Ballata della Zerlina alla Parigi degli anni Ottanta dello stilista Jean Paul Gaultier, autore, regista e scenografo dello strabiliante Fashion Freak Show, spettacolo a metà fra il teatro di rivista e la sfilata di moda. Un invito dietro le quinte del suo mondo pieno di eccessi, poesia e magia: dall’infanzia ai primi anni della sua carriera, dalle passerelle alle notti folli a Le Palace e a Londra, l’eccentrico e provocatorio Gaultier condivide racconti di vita inediti e rende omaggio a coloro che lo hanno ispirato nel cinema, nella musica e nella danza portando in scena attori, ballerini, cantanti e artisti circensi.
 

Torniamo ai miti greci con lo spettacolo Esodo, frutto di un lungo lavoro che Emma Dante ha condotto con i suoi collaboratori e con gli allievi della “Scuola dei mestieri dello spettacolo” del Teatro Biondo di Palermo. Una riscrittura del mito di Edipo in chiave contemporanea, che parla di noi, del bisogno di confrontarsi con l’altro e di accogliere le differenze, in nome di un’origine e di un destino comune. Il rituale del teatro, nella relazione tra chi lo fa e chi lo osserva, è lo spazio simbolico ideale per elaborare questo bisogno di comunità.

E sembra scritta e cantata per lenire la ferita della separazione, e nella consapevolezza di essere tutti fratelli nella condizione di poveri cristi, tutti, uomini e bestie compresi, la Cantata per le creature  di Vinicio Capossela che presenta in concerto al Festival i suoi ultimi lavori in cui risuona tutta la rivoluzione di Francesco di Assisi e l’essenza poetica del suo cantico. Artista totale, con grande forza espressiva, guarda, non senza ironia, alle pestilenze del nostro presente travolto dalla corruzione del linguaggio, dalla violenza e dal saccheggio della natura sacrificata in nome della produzione. In questo nuovo medioevo, cerca, nel racconto e nel canto, una possibilità di ricomporre l’unità e un nuovo rapporto con la natura delle cose.