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L'Europa approva l'immunoterapia per il tumore del polmone

Pembrolizumab ha ricevuto il sì della Commissione europea. Il farmaco potrà essere impiegato per il trattamento in prima linea del carcinoma polmonare non a piccole cellule in fase metastatica
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Dalla Commissione europea arriva una notizia importante per la terapia del tumore del polmone non a piccole cellule in fase avanzata: il farmaco immunoterapico pembrolizumab è stato approvato per il trattamento in prima linea dei pazienti adulti i cui tumori presentino elevata espressione della proteina PD-L1 sulle cellule tumorali (superiore o uguale al 50%) e senza le mutazioni Egfr o Alk.

“La decisione presa a livello europeo convalida un dato già presentato ai più importanti congressi internazionali e pubblicato su The New England Journal Of Medicine”, commenta Filippo de Marinis, direttore della Divisione di Oncologia Toracica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano: “Si tratta di un dato 'rivoluzionario' perché per la prima volta, in oltre 40 anni di trattamento di questa patologia, un gruppo di pazienti, non selezionabile per terapie biologiche a bersaglio, riceve un vantaggio in termini di sopravvivenza, con una riduzione del rischio di morte del 40%, da un trattamento diverso in prima linea dalla chemioterapia, che ha rappresentato fino ad oggi lo standard di cura per il carcinoma polmonare”. Questa neoplasia è la terza per incidenza in Italia, con oltre 41mila nuove diagnosi stimate nel 2016.

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Le tappe dell'approvazione. Lo scorso agosto, pembrolizumab era stato approvato in Europa per i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule, avanzato o metastatico, con alti livelli di PD-L1, che hanno ricevuto almeno una precedente chemioterapia. Poi, circa un mese fa, il Comitato Europeo per i Medicinali ad Uso Umano (Chmp) ne aveva raccomandato l'approvazione anche in prima linea: la decisione della Commissione europea era attesa entro il primo trimestre di quest'anno, ed è arrivata puntuale. L’approvazione consente la commercializzazione di pembrolizumab nei 28 Stati membri e in Islanda, Lichtenstein e Norvegia (alla dose approvata di 200 milligrammi ogni tre settimane, fino a progressione di malattia o a tossicità inaccettabile).

Lo studio Keynote-024. La decisione si è basata sui dati dello studio di fase 3 Keynote-024 in cui i pazienti trattati con pembrolizumab hanno mostrato una sopravvivenza globale e una progressione libera da malattia superiori rispetto a quelli trattati con la chemioterapia a base di platino, l'attuale standard di cura nel carcinoma polmonare non a piccole cellule. Nello studio sono stati arruolati 305 pazienti che non erano stati precedentemente sottoposti a chemioterapia per la loro patologia metastatica e i cui tumori esprimevano alti livelli di PD-L1 e non presentavano mutazioni Egfr o Alk. Nello specifico, pembrolizumab ha ridotto il rischio di progressione di malattia del 50% rispetto alla chemioterapia; a sei mesi e a 12 mesi erano ancora vivi e non mostravano segni di progressione di malattia, rispettivamente, il 62% e il 48% dei pazienti trattati con pembrolizumab rispetto al 50% e al 15% di coloro che erano stati trattati con la chemioterapia. Per il nuovo farmaco, le reazioni avverse più frequenti (che hanno interessato meno del 10% dei pazienti) sono state fatigue (24%), rash (19%), prurito (17%), diarrea (12%), nausea (11%) e dolori articolari (10%). La maggior parte sono state di grado 1 e 2.

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“Oggi, per i pazienti con un elevata espressione di PD-L1, la terapia con pembrolizumab può portare a ridurre del 50% il rischio di progressione di malattia, permettendo di identificare coloro che possono fare a meno della chemioterapia”, conclude de Marinis: “Si possono così evitare le tossicità che quest’ultima comporta, 'armando' invece il proprio sistema immunitario per riconoscere e attaccare il tumore. Ci auguriamo ora che la decisione dell’agenzia europea per i medicinali rappresenti uno stimolo per il Ministero della Salute e per Agenzia italiana del farmaco a valutare il ruolo che questa molecola può avere anche per i pazienti italiani, rendendo questa nuova opzione terapeutica disponibile in tempi ragionevoli per chi di tempo non ne ha”.