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Polmone, l’immunoterapia mette il turbo alla chemio

Nei pazienti con un tipo specifico di tumore polmonare, l’associazione fra terapie standard e pembrolizumab raddoppia le risposte. Il 76% dei malati è vivo dopo un anno. I risultati presentati durante il congresso Asco SPECIALE ASCO 2017
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IL TUMORE al polmone non operabile è una malattia grave, della quale bisogna parlare con cautela. “Ma grazie alla medicina di precisione e all’individuazione di target su cui mettere in atto cure complesse e costose, oggi possiamo dare un messaggio di speranza a pazienti che, fino a pochi anni fa, avevano davanti a loro pochi mesi di vita”, dice Filippo de Marinis, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano. “Dopo aver dimostrato che l’immunoterapia funziona meglio della chemioterapia standard in seconda linea, ora arrivano dati che indicano come la combinazione di immuno-terapia e chemioterapia in prima linea è più efficace della sola chemioterapia”. Il primo studio ha dimostrare questa superiorità è stato presentato oggi al Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) in corso a Chicago. Condotta su 123 pazienti colpiti da tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso metastatico, con livelli medio-bassi di biomarcatore PD-L1, la sperimentazione ha valutato l’efficacia di pembrolizumab, nuovo farmaco immuno-oncologico, aggiunto a un regime chemioterapico comunemente usato (pemetrexed e carboplatino). Pembrolizumab, infatti, ha già dimostrato di funzionare molto bene nei pazienti che esprimono in maniera elevata la molecola PD-L1: restava da capire cosa succede nei pazienti, la maggioranza, che invece non hanno livelli rilevanti di questo marker.  

LO SPECIALE

Aumenta la sopravvivenza. I risultati parlano di un tasso di risposta obiettiva del 57%, quasi raddoppiato rispetto alla sola chemioterapia a base di pemetrexed e carboplatino (30%). Inoltre, la combinazione pembrolizumab più chemioterapia determina una riduzione del rischio di progressione di malattia di circa il 50%; a un anno il tasso di sopravvivenza libera da progressione è il 56% rispetto al 34% della sola chemioterapia e il tasso di sopravvivenza globale è pari al 76% rispetto al 69% con la chemioterapia, con una riduzione del rischio di morte di più del 30%. “Lo studio presentato all’ASCO è un aggiornamento dei risultati che hanno portato all’approvazione della combinazione in prima linea da parte dell’ente regolatorio americano, la Food and Drug Administration (FDA), aggiungendo 5 mesi di osservazione”, spiega Filippo de Marinis, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano. “Con i cinque mesi addizionali di follow up la combinazione pembrolizumab e chemioterapia in prima linea continua a dimostrare un sostanziale incremento dell’efficacia da un punto di vista clinico per i pazienti con malattia non squamosa avanzata, con quasi il doppio della percentuale di risposta obiettiva e un miglioramento della sopravvivenza stimata a un anno”.

Il futuro. Nel 2016 sono state registrate in Italia oltre 41.000 nuove diagnosi di questa neoplasia, più del 30% fra le donne. Il tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso (adenocarcinoma) rappresenta circa il 60% dei casi, l’istotipo non a piccole cellule squamoso il 20-25%, il carcinoma a piccole cellule (microcitoma) circa il 15%. “è recente la decisione dell’agenzia regolatoria italiana (AIFA) che ha approvato pembrolizumab in prima linea per i pazienti colpiti da carcinoma polmonare non a piccole cellule in fase avanzata che esprimono il biomarcatore PD-L1”, sottolinea De Marinis. “E ora, alla luce di questi risultati ci dobbiamo aspettare una revisione graduale anche della prima linea in chi non esprime PD-L1. Da qui a cinque anni tutti i farmaci immunoterapici passeranno in prima linea e saranno combinati con la chemioterapia, così da ampliarne gli effetti sempre di più”.