• I RISULTATI
Con un follow-up minimo di 30 mesi, il 36% dei pazienti trattati con la combinazione nivolumab più ipilimumab è ancora vivo e non necessita di una terapia successiva, rispetto al 16% dei pazienti a cui è stato somministrato sunitinib, terapia standard. Dopo 2 anni, tra coloro che hanno interrotto la terapia, è libero da trattamento il 19% dei pazienti del gruppo di combinazione rispetto al 6% dei pazienti in terapia con sunitinib. "I risultati di questa analisi del CheckMate-214 forniscono importanti informazioni sulla potenziale possibilità di ottenere un beneficio clinico duraturo con la combinazione di nivolumab e ipilimumab nei pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato verso i quali vi è un rilevante bisogno clinico insoddisfatto", ha affermato David F. McDermott, direttore del programma di Immuno-Oncologia presso il Beth Israel Deaconess Medical Center e uno degli sperimentatori. L’efficacia è stata simile sia nei pazienti che esprimevano il marcatore PD-L1, legato al meccanismo con cui agisce il farmaco, sia in quelli che non lo esprimevano.
• IL CARCINOMA A CELLULE RENALI
Il carcinoma a cellule renali è il tipo di tumore del rene più comune negli adulti, responsabile ogni anno di oltre 140.000 morti nel mondo. Il carcinoma renale a cellule chiare è il tipo di tumore renale a prevalenza più alta e rappresenta l’80-90% dei casi totali. L’RCC è circa due volte più comune negli uomini che nelle donne, con i tassi più alti in nord America e in Europa. A livello mondiale, il tasso di sopravvivenza a cinque anni nei pazienti con diagnosi di tumore del rene metastatico o avanzato, è del 12,1%.