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L'orso Putin

Un manifesto che inneggia al presidente russo Vladimir Putin 

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In tempi di evoluta regressione può capitare che gli animali dicano più di quanto gli uomini vogliono far credere. Così, prima di trarre conclusioni geostrategiche sulla Russia in guerra; e senza soffermarsi sulla sua storica invincibilità, da Carlo II di Svezia a Napoleone fino a Adolf Hitler, forse sarebbe utile ripensare al totem con cui dalla notte dei tempi s'identifica il popolo russo: l'orso.

 


E allora converrà sapere che si tratta di un esemplare che può anche raggiungere, in piedi, l'altezza di due metri e ottanta e il peso di sette quintali e di cui un singolo artiglio arriva a misurare 15-16 centimetri, come dire la mano di un umano adulto dal polso fino all'ultima falange del dito medio. Detta al…

In tempi di evoluta regressione può capitare che gli animali dicano più di quanto gli uomini vogliono far credere. Così, prima di trarre conclusioni geostrategiche sulla Russia in guerra; e senza soffermarsi sulla sua storica invincibilità, da Carlo II di Svezia a Napoleone fino a Adolf Hitler, forse sarebbe utile ripensare al totem con cui dalla notte dei tempi s'identifica il popolo russo: l'orso.

 


E allora converrà sapere che si tratta di un esemplare che può anche raggiungere, in piedi, l'altezza di due metri e ottanta e il peso di sette quintali e di cui un singolo artiglio arriva a misurare 15-16 centimetri, come dire la mano di un umano adulto dal polso fino all'ultima falange del dito medio. Detta altrimenti, non c'è tigre, né branco di lupi che possano tener testa a un orso che abbia i suoi cinque minuti. Un animale quindi gigantesco e fortissimo, solitario, onnivoro e ove necessario aggressivo, però anche curioso, ghiotto di dolci e alcol, addomesticabile come grande ballerino intrattenitore, oltre che, sempre nella tradizione, disposto a farsi ammansire da appositi santi.

Tanto è forte l'identificazione che in alcune cerimonie siberiane, scrive Elias Canetti in Massa e potere, si mangia l'orso e simbolicamente lo si invita al banchetto, quasi una forma di comunione, per convincerlo a lasciarsi cacciare di nuovo. Un orso, neanche a dirlo, compare nello stemma di "Russia unita", il partito di Putin; così come nel manifesto che si vede qui il plantigrado e l'autocrate appaiono l'uno accanto all'altro, facendo allegramente l'occhietto.

Parecchi proverbi d'altra parte suggeriscono estrema prudenza nell'entrare in relazione con l'orso, quindi con la Russia. A parte l'inopportunità di venderne la pelle prima del tempo, è consigliabile non svegliarlo dal letargo, tantomeno accerchiarlo o stuzzicarlo "quando gli prude il naso"; chi "divide la pera" con l'orso, infine, ne avrà sempre "men che la parte", nel senso che è rischioso farci affari, inclusi oleodotti e gasdotti.

Se le antiche sentenze non sono sufficienti a diffidare, si può aggiungere che nella conferenza stampa di fine 2014 in tal modo Putin si rivolse all'Occidente e alla Nato: "Vogliono che l'orso non vada più a caccia di animali nella taiga, ma se ne stia tranquillo a mangiare miele e frutti di bosco per poterlo meglio mettere a catena, strappargli le zanne, gli artigli e impagliarlo". Quattro anni dopo, in un documentario di regime sulle prodezze presidenziali nella natura selvaggia, il portavoce Dimitrji Peskov osservò che gli orsi temevano Putin e non l'avrebbero mai attaccato.


Ma attenzione, a guardar meglio nel manifesto si vede un bimbo di spalle, più interessato all'orso che a Putin: i dittatori passano, i totem restano.

Sul Venerdì del 22 aprile 2022