E' lecito prendere sul serio la faccenda delle flatulenze in Rai? Perché esistono certo problemi più rilevanti, ma pur con tutta la comprensione per l'ufficio legale di viale Mazzini e per gli avvocati della conduttrice che ha fatto causa in quanto costretta a condividere la stanza con un collega petomane; e immaginandosi i capitoli di prove, le istanze istruttorie e la causa petendi - proprio così! - cioè il titolo in base al quale si richiede l'attuazione del diritto, ecco, lo sforzo sarebbe qui di oltrepassare il presunto aspetto sadico-punitivo, mobbistico o stalkerizzante che sia, per chiedersi fino a che punto s'intrecciano in Italia la farsa, la cronaca e la vita.
E la prima risposta è che in Rai si respira - ahi! - o tira un'aria - ahi ahi! - abbastanza mefitica; e che a lungo andare l'informazione dominata dal potere produce nelle persone che si prendono troppo o troppo poco sul serio alterazioni infernali. Ma questo un po' si sapeva.
Con qualche ardimento storico si può aggiungere che un combinato di Sessantotto e smania di profitti ha fatto crollare la vecchia e spesso ipocrita cultura borghese, mentre la moltiplicazione degli schermi ha abbattuto la vergogna incoraggiando la volgarità.
Ciò detto - e nessuno è innocente - quel che di attuale porta alla luce la storia del petomane del Tg1 è l'immane pressione che il cosiddetto basso corporeo, la parte più selvaggia della fisicità, ha preso a esercitare sulla scena pubblica.
Si sa: umori, odori e rumori sono un genere antico, se non come l'uomo, almeno come la farsa atellana che rallegrava le antiche popolazioni italiche e che a partire dalla commedia di Plauto arriva a certe novelle di Boccaccio e di lì, per infinite diramazioni di strada osteria caserma pianerottolo mercato bordello, giunge all'Inno del corpo sciolto di Benigni, interpretato in tv nel 1979. La differenza con la disputa intestinale del più istituzionale fra i tg è che non si tratta di uno spettacolo, anche se potrebbe presto diventarlo.
Per averne una conferma basta cercare "scoreggia", con rispetto scrivendo, su quel vivido specchio della realtà che sono i social e lì dentro imbattersi in una tale mole di materiale scurrile che alla fine quasi ci si abitua. E dunque record di suoni e durata, motti, massime, proverbi incisi su mattonelle e magneti da frigorifero, avvisi e moniti condominiali, scritte sui muri, meme, parodie, spezzoni di video (Biden e Camilla, moglie del principe Carlo), fotomontaggi, cartoni animati, uomini, donne, Lgbtq+, cagnolini, gente che scherza col fuoco, altri che tirano il dito, pasta e fagioli, suggestioni dantesche. Lampi di sollievo, brandelli di allegria festosa, staffilate di realismo carnevalesco. Sotto la tirannia del divertimento, il corpo resta il corpo.