Manca un'opera della grande pittura che, anche alla lontana, possa sintetizzare questa campagna elettorale che va finendo fra gli strepiti. Né vale la pena scomodare uno dei tanti Giudizi universali, una battaglia alla Giulio Romano o il pullulare di mostri e freak che riempiono i paesaggi di Hieronymus Bosch. Anche la Street Art, per la verità, sembra in affanno, magari per eccesso di visioni e vuoto di autenticità; qui e là sui muri è comparsa qualche Meloni, ora torera, ora strega, ma nulla che abbia colto il senso politico del passaggio tipo il bacio tra Salvini e Di Maio prima del governo giallo-verde (2018).
Così, fuoriuscita dai meandri dei social, si sarebbe scelta questa doppia e simmetrica immagine che mette a confronto una foto di Meloni e Letta (era il settembre scorso, presentazione a villa Borghese di Razza poltrona by Fabrizio Roncone) con il celebre ritratto di Grant Wood, American Gothic, uno dei quadri più parodi…
Manca un'opera della grande pittura che, anche alla lontana, possa sintetizzare questa campagna elettorale che va finendo fra gli strepiti. Né vale la pena scomodare uno dei tanti Giudizi universali, una battaglia alla Giulio Romano o il pullulare di mostri e freak che riempiono i paesaggi di Hieronymus Bosch. Anche la Street Art, per la verità, sembra in affanno, magari per eccesso di visioni e vuoto di autenticità; qui e là sui muri è comparsa qualche Meloni, ora torera, ora strega, ma nulla che abbia colto il senso politico del passaggio tipo il bacio tra Salvini e Di Maio prima del governo giallo-verde (2018).
Così, fuoriuscita dai meandri dei social, si sarebbe scelta questa doppia e simmetrica immagine che mette a confronto una foto di Meloni e Letta (era il settembre scorso, presentazione a villa Borghese di Razza poltrona by Fabrizio Roncone) con il celebre ritratto di Grant Wood, American Gothic, uno dei quadri più parodiati della storia iconografica, da The Rocky Horror Picture Show ai Simpson, e che in questo caso funziona al meglio. L'artista americano lo realizzò nel 1930, all'inizio della Grande Depressione, raffigurando la coppia davanti a una casa rurale del Midwest, in Iowa. Lui era il dentista di Wood e lei la sorella. A parte la ragguardevole eccezione di Gertrude Stein, l'opera venne criticata per l'aspetto spigoloso e lugubre dei personaggi.
Ora, nessuno oserebbe azzardare che Meloni e Letta si somigliano. I leader di Fratelli d'Italia e del Pd sono diversi in tutto o quasi, eppure per qualche misterioso motivo pure su tela starebbero bene insieme. Forse sono i colori, gli occhiali e il cranio di lui, i capelli di lei, la comune espressione di chi si trova sottoposto a uno scrutinio che riguarda il futuro. Sul loro rapporto esiste già una cospicua letteratura, seppur incompiuta. Sorvolando sulle logiche politologiche che li vorrebbero impegnati in un processo di reciproca legittimazione maggioritaria, così come sulle tele-dinamiche che li rinviano alle schermaglie coniugali tipo Vianello e Mondaini, sia nel ritratto che nella foto dal vero pare di cogliere la doppia consapevolezza che l'Italia, terra di accese passioni e debolissime istituzioni, vive già di troppi rancori per consentirsene di artificiali.
O forse, come si legge ne La politica dell'inciviltà di Sara Bentivegna e Rossella Rega (Laterza), è la polarizzazione che da ideologica s'è fatta emotiva, affettiva, sentimentale, con il che odiarsi, insultarsi o deridersi non è più obbligatorio. Da qui all'inciucio è un sospetto prematuro. Ma intanto "ciao Giorgia" e "Ciao Enri'" si sono salutati dopo il primo e unico dibattito. A ricordarci che la politica è comunque un gioco pericoloso rimane giusto quel forcone all'insù.