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Sinibaldi licenziato dalla “nuova” egemonia culturale

Marino Sinibaldi

 
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Il dettaglio fuori mano, che svela la natura selvatica della nuova egemonia culturale, non è tanto la cacciata, dalla presidenza del “Centro per il libro”, di Marino Sinibaldi, che, sicuramente di sinistra, è però uno sperimentatissimo uomo di libri, ma è la scelta del suo sostituto, Adriano Monti Buzzetti Colella, che, per ora, è solo un uomo di Sangiuliano. È il caporedattore che il ministro scelse quando dirigeva il Tg2 e forse riuscirà, un giorno, a diventare, se non il signor Egemonia almeno il Marino Sinibaldi di destra, ma per ora è di destra e basta.

Per la verità nessuno può provare che serva a qualcosa questo “Centro” che dal 2010 inutilmente tenta di convincerci a leggere. Evitando la solita deprecatio temporum che nella crisi del libro vede l’ultimo tramonto dell’Occidente, mi limito a ricordare che più del sessanta per cento degli italiani non ne legge neppure uno all’anno. Domanda: nemmeno la robaccia di Vannacci? E come si convince a leggere chi non vuole leggere? Sempr…

Il dettaglio fuori mano, che svela la natura selvatica della nuova egemonia culturale, non è tanto la cacciata, dalla presidenza del “Centro per il libro”, di Marino Sinibaldi, che, sicuramente di sinistra, è però uno sperimentatissimo uomo di libri, ma è la scelta del suo sostituto, Adriano Monti Buzzetti Colella, che, per ora, è solo un uomo di Sangiuliano. È il caporedattore che il ministro scelse quando dirigeva il Tg2 e forse riuscirà, un giorno, a diventare, se non il signor Egemonia almeno il Marino Sinibaldi di destra, ma per ora è di destra e basta.

Per la verità nessuno può provare che serva a qualcosa questo “Centro” che dal 2010 inutilmente tenta di convincerci a leggere. Evitando la solita deprecatio temporum che nella crisi del libro vede l’ultimo tramonto dell’Occidente, mi limito a ricordare che più del sessanta per cento degli italiani non ne legge neppure uno all’anno. Domanda: nemmeno la robaccia di Vannacci? E come si convince a leggere chi non vuole leggere? Sempre, un libro contestato incuriosisce una persona colta e tollerante, che, chissà, riesce a trarre qualche sorpresa pure dalla robaccia, perché solo il diavolo conosce la verità assoluta. Sono infatti molti i classici che passarono per il famoso Index librorum prohibitorum. E la stroncatura è la più vibrante promozione, l’ammissione che, pericoloso ma vivo, quel libro merita tempo ed attenzione, sia pure per essere smontato.

Il Centro, invece, con un gruzzolo di 4 milioni, più i finanziamenti straordinari, ci prova con i festival, le scuole, le fiere, i premi. Ed è ovvio che il nome del presidente, il quale sinora non ha mai percepito compensi, possa fare la differenza. Il primo fu Gian Arturo Ferrari e il secondo Romano Montroni, entrambi confermati per due mandati.

Sangiuliano, che pure ama vestirsi da gagà liberale e loda Matteo Garrone, consiglia i saggi di Luciano Canfora, onora Gramsci e, per la Biennale, ha scelto, tra i pochi fiori di libertà, Pietrangelo Buttafuoco, che nella sua destra è più temuto che a sinistra, non ha invece confermato Sinibaldi, che pure incarna la sinistra più liberale, quella mite e tollerante dei libri letti e consacrati dai riti. Come la famosa pasta, “dove c’è libro c’è Sinibaldi”, non il libro-industria del quale non si intende, ma il libro come religione e come vitamina, la lettura come ossessione ad alta voce, persino quella, che ha spaventato Sangiuliano, dei candidati allo Strega.

Allievo di Forcella, Sinibaldi ha plasmato l’antropologia di Radiotre, che ha diretto per 12 anni, mai una parolaccia, neppure quando si apriva il filo diretto nella mitica Prima pagina, e poi Fahrenheit e niente trallallà, solo la musica che Morricone chiamava “assoluta” e contro ogni infamia c’è un libro, e contro ogni libro un altro libro. Ecco, alla civiltà e anche alla retorica del libro come pensiero e come azione Sangiuliano ha preferito la sua tribù e senza neppure l’ironia del “qui è obbligatorio sputare” di Maccari e Longanesi.

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