Il fattore S

Il fattore S

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A ben pensarci, non poteva che chiudersi a Bologna, dove tutto era cominciato con il primo Vaffa Day, la parabola del Movimento 5 Stelle di lotta (prima) e di governo (poi) come forza determinante e a tratti egemone nel panorama politico italiano. Le elezioni in Emilia Romagna ci dicono che – almeno a livello locale – quei voti sono di nuovo sul mercato. Questa volta sono stati il Pd e il centrosinistra ad approfittarne, ma non è detto che si tratti di una tendenza immutabile.

Sul voto emiliano-romagnolo incombeva il fattore S, anzi i fattori S erano due ed entrambi alla fine hanno giocato a favore di Bonaccini, come rileva nella sua “mappa” Ilvo Diamanti. Il primo fattore S è quello di Salvini, che con la sua campagna aggressiva e a volte smodata ha avuto l’effetto di riportare i cittadini alle urne, per fermare l’onda di destra. L’altro fattore S, forse il più determinante, è stato quello delle Sardine, che hanno avuto lo stesso effetto di mobilitazione, ma in senso positivo: al voto “contro” (Salvini) si è sommato il voto “per” (il buon governo).

Nicola Zingaretti, che già da un po’ coltiva il progetto della scalata all’elettorato grillino, non ha perso tempo: a urne appena chiuse, come racconta Goffredo De Marchis, ha lanciato l’Opa sulle sardine. Sono loro, secondo il segretario del Pd,  la chiave grazie alla quale il partito può tornare in sintonia con il proprio popolo, con le persone, con i delusi dalla politica che nei 5 Stelle si erano rifugiati.

Certo, perché l’operazione vada in porto non deve apparire come ostile, soprattutto nei confronti di chi dal voto esce così ridimensionato: proprio le sardine potranno essere le ambasciatrici di una rinnovata alleanza di governo tra Zingaretti e Conte, che non cambierà nella sua composizione ma per forza di cose dovrà e potrà rivedere le priorità, sbilanciandosi quel tanto che basta verso sinistra: guarda un po’, un altro fattore S.