Ai tempi del Coronavirus
(afp)

Ai tempi del Coronavirus

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Le vittime italiane del Coronavirus sono sette. Il primo lunedì dal contagio sul territorio nazionale va in archivio con qualche segnale di normalità mescolata a una dimensione inedita. È vero, alcuni supermercati sono stati presi d’assalto, e sui social media si diffondono le immagini degli scaffali vuoti che non avremmo pensato di vedere a Milano. È vero, piazza Duomo è decisamente meno affollata del solito, le scuole sono state chiuse, ma una parte importante di Paese ha affrontato la giornata con tranquillità, andando al lavoro, lavorando da casa, o mettendosi in viaggio. Come ogni giorno.

Quattro persone sono morte, tutti anziani o con patologie pregresse. Non consolerà i loro familiari ma lascia sperare il resto del Paese e gli esperti. Il numero di contagiati sale a quota 230, ma tutti dalle zone rosse: questo significherebbe che non ci sono nuovi focolai.

Quel che resta di questo primo lunedì ai tempi del coronavirus ha soprattutto a che fare con il rischio di una grave frenata della nostra economia. La Borsa di Milano ha chiuso in calo del 5,4% perdendo 30 miliardi di euro. I danni più significativi toccheranno però l’economia reale: fiere ed eventi sono stati annullati o rinviati, il turismo frena, le aziende cancellano investimenti. A Codogno, al centro del focolaio, un’azienda della meccanica, la Mta, ha chiesto il permesso di far tornare a lavorare almeno il 10% dei dipendenti per poter completare alcune consegne a molte fabbriche automobilistiche sparse nel paese. Non sappiamo se potranno farlo.

C’è poi il fronte delle istituzioni. Nella giornata di martedì il governo Conte proverà con i governatori a mettere un ordine nel caos tra le varie direttive, da regione a regione, come scrive Sergio Rizzo.

“A Milano - scrive invece Natalia Aspesi - tra amici immalinconiti ci si chiede se dal metro al cinema non basterebbe cautelarsi contro gli sputacchini altrui e proteggere gli altri dai nostri, impedendo di perdere la ragione a chi, privato di un minimo di piacere, costretto davanti alla tivu, potrebbe essere preso da una angoscia irrefrenabile”.