Ora che il primo weekend di reclusione forzata è passato, dobbiamo cominciare a fare i conti con i nuovi lunedì, i martedì, i mercoledì che non saranno molto diversi da sabato e domenica e non molto diversi tra di loro. Chi può lavora da casa, chi deve va in ufficio o in fabbrica o guidare gli autobus, medici e personale sanitario stanno in prima linea a salvarci la vita.
Ma per tutti il problema è fare i conti con le restrizioni di libertà che ci ha imposto la pandemia, o meglio che a causa della pandemia in parte ci ha imposto il governo e in parte ci siamo autoimposti. E più passano i giorni, più è difficile "starci dentro". Lo spiega anche lo psichiatra Eugenio Borgna, intervistato da Valeria Pini, che dice: "Non siamo più liberi di organizzare le nostre giornate ma possiamo accogliere le restrizioni con la coscienza della loro necessità, dando loro un senso, o invece rifiutarle, divenendone prigionieri".
C'è dibattito, in rete, sul senso di quell'esortazione, #iorestoacasa, che è il principio ispiratore di tutti i provvedimenti restrittivi dell'ultima settimana: stare a casa per impedire al virus di passare di mano in mano, di bocca in bocca, e renderlo così meno pericoloso. C'è chi ha deciso di interpretarlo alla lettera. E c'è chi cerca tra le pieghe dei regolamenti quel margine di discrezionalità che consente sprazzi di "vita normale" tra una gita al supermercato e una corsa per le strade semideserte.
Gli uni rimproverano gli altri, gli altri rivendicano diritti che considerano innocui, mentre le forze dell'ordine si ritrovano nell'insolito ruolo di tutori della distanza, con le loro ronde antiassembramento e i posti di blocco contro i furbetti dell'uscita senza valido motivo. Ci sono sindaci e governatori che si improvvisano sceriffi, cittadini che si sentono privati di bisogni indispensabili: Alessandra Ziniti spiega in un vademecum quali sono tutte le regole aggiornate.
La sensazione è che con il passare del tempo l'insofferenza crescerà, al calare della notte cominceranno i primi raduni clandestini, gli italiani che ora cantano sui balconi da quegli stessi balconi cominceranno a smoccolare. Prepariamoci, sperando che nel frattempo la litania dei numeri, che ci accompagna ogni sera alle 18, possa dirci che ne è valsa la pena.
Ma per tutti il problema è fare i conti con le restrizioni di libertà che ci ha imposto la pandemia, o meglio che a causa della pandemia in parte ci ha imposto il governo e in parte ci siamo autoimposti. E più passano i giorni, più è difficile "starci dentro". Lo spiega anche lo psichiatra Eugenio Borgna, intervistato da Valeria Pini, che dice: "Non siamo più liberi di organizzare le nostre giornate ma possiamo accogliere le restrizioni con la coscienza della loro necessità, dando loro un senso, o invece rifiutarle, divenendone prigionieri".
C'è dibattito, in rete, sul senso di quell'esortazione, #iorestoacasa, che è il principio ispiratore di tutti i provvedimenti restrittivi dell'ultima settimana: stare a casa per impedire al virus di passare di mano in mano, di bocca in bocca, e renderlo così meno pericoloso. C'è chi ha deciso di interpretarlo alla lettera. E c'è chi cerca tra le pieghe dei regolamenti quel margine di discrezionalità che consente sprazzi di "vita normale" tra una gita al supermercato e una corsa per le strade semideserte.
Gli uni rimproverano gli altri, gli altri rivendicano diritti che considerano innocui, mentre le forze dell'ordine si ritrovano nell'insolito ruolo di tutori della distanza, con le loro ronde antiassembramento e i posti di blocco contro i furbetti dell'uscita senza valido motivo. Ci sono sindaci e governatori che si improvvisano sceriffi, cittadini che si sentono privati di bisogni indispensabili: Alessandra Ziniti spiega in un vademecum quali sono tutte le regole aggiornate.
La sensazione è che con il passare del tempo l'insofferenza crescerà, al calare della notte cominceranno i primi raduni clandestini, gli italiani che ora cantano sui balconi da quegli stessi balconi cominceranno a smoccolare. Prepariamoci, sperando che nel frattempo la litania dei numeri, che ci accompagna ogni sera alle 18, possa dirci che ne è valsa la pena.