Chiusura a metà
(ansa)

Chiusura a metà

Il premier Conte firma il nuovo decreto, ma molte aziende rimangono aperte
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È andata un po’ meglio. I nuovi contagi sono 3957, ovvero 864 in meno di ieri. Le vittime 651, cioè 142 in meno di ieri. Ciò nonostante, anzi, proprio per questo, per cercare di non vanificare gli sforzi delle due settimane passate tra decreti e divieti, una nuova ordinanza è arrivata nel pomeriggio, firmata dai ministri Lamorgese e Speranza, Interni e Salute: impossibile spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in un comune diverso da quello in cui ci si trova.

Niente ritorni a casa da nord a sud, insomma. Nessun movimento che non sia legato a motivi di lavoro o sanitari è permesso. Mentre la serrata del Paese annunciata da Conte nella tarda serata di sabato di fatto non ci sarà. Le aziende che possono continuare a lavorare – tra oggi e il 3 aprile - sono moltissime. Tant’è che i sindacati protestano e si dicono pronti allo sciopero generale. Ve lo immaginate, nel nulla? Ma cosa è successo in poche ore, perché la marcia indietro del governo?

Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, M5s, parla nell’intervista di Annalisa Cuzzocrea e nega di aver ceduto alle pressioni di Confindustria. Rimarrà chiusa «tutta la metallurgia, tutta la fabbricazione di prodotti di metallo. Della fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica — che conta 24 codici — ne resta aperto solo uno. Resterà aperto il 35 per cento circa delle attività».

Commenta Stefano Folli: “Questi cambi di rotta repentini danno l’idea generale di affanno, sono altrettanti schiaffi a una comunità coraggiosa ma disorientata e ovviamente impaurita. Quel che è molto peggio, nessuno fino a ieri sera sapeva in che termini si sarebbe presentata la chiusura delle attività produttive”. Ora sì. E non è una chiusura.