È diventato uno dei volti più noti dell’Italia in quarantena, colui che scandisce le nostre giornate in clausura, ogni pomeriggio alle 18. Tocca a lui, Angelo Borrelli, capo della Protezione civile, dare i numeri più attesi, necessari a farci capire se possiamo cominciare a sperare o se dobbiamo rassegnarci a un altro giorno di angoscia.
Lo schema è sempre lo stesso: si comincia con le buone notizie, i guariti, poi si passa ai contagiati (specificando quanti sono asintomatici a casa, quanti in ospedale e quanti in terapia intensiva) e infine, preceduto dall’avverbio purtroppo, arriva il numero dei morti. Da due giorni, anche se parliamo di centinaia vittime (ieri 601), la sua voce trasmette un cauto ottimismo, perché la curva sembra in calo, cioè aumenta meno del giorno precedente. Ma non c’è da cantare vittoria.
Intervistato da Corrado Zunino, Borrelli ricorda che il virus corre veloce mentre invece la burocrazia frena e rende più difficile il lavoro della Protezione civile, che dovrebbe avere almeno la stessa velocità. Dice anche un’altra cosa, che il rapporto tra contagiati censiti dai tamponi e contagiati reali è verosimilmente di 1 a 10: significa che oltre mezzo milione di italiani ha contratto il Covid-19 (cosa che renderebbe un po’ meno angosciante il numero complessivo di morti). E lo confermano anche gli esperti, come spiega Elena Dusi: ogni paese ha a che fare con una sorta di iceberg, del quale il numero ufficiale dei positivi è la parte emersa, mentre quella sommersa rappresenta la reale diffusione del virus.
E come per tutti gli iceberg, a fare paura è ciò che non si vede. Borrelli lo sa e per questo chiede di andare più veloci. Solo così si potrà evitare la rotta di collisione.
Lo schema è sempre lo stesso: si comincia con le buone notizie, i guariti, poi si passa ai contagiati (specificando quanti sono asintomatici a casa, quanti in ospedale e quanti in terapia intensiva) e infine, preceduto dall’avverbio purtroppo, arriva il numero dei morti. Da due giorni, anche se parliamo di centinaia vittime (ieri 601), la sua voce trasmette un cauto ottimismo, perché la curva sembra in calo, cioè aumenta meno del giorno precedente. Ma non c’è da cantare vittoria.
Intervistato da Corrado Zunino, Borrelli ricorda che il virus corre veloce mentre invece la burocrazia frena e rende più difficile il lavoro della Protezione civile, che dovrebbe avere almeno la stessa velocità. Dice anche un’altra cosa, che il rapporto tra contagiati censiti dai tamponi e contagiati reali è verosimilmente di 1 a 10: significa che oltre mezzo milione di italiani ha contratto il Covid-19 (cosa che renderebbe un po’ meno angosciante il numero complessivo di morti). E lo confermano anche gli esperti, come spiega Elena Dusi: ogni paese ha a che fare con una sorta di iceberg, del quale il numero ufficiale dei positivi è la parte emersa, mentre quella sommersa rappresenta la reale diffusione del virus.
E come per tutti gli iceberg, a fare paura è ciò che non si vede. Borrelli lo sa e per questo chiede di andare più veloci. Solo così si potrà evitare la rotta di collisione.