La giornata di lunedì, a sette giorni dalla data che gli italiani aspettano per una prima timida riapertura dopo l’incubo del Coronavirus, descrive puntualmente le difficoltà di mesi che ricorderemo. Mesi in cui è stato e sarà ancora necessario prendere decisioni anche senza essere certi delle conseguenze. Lo ha detto pochi giorni fa Emmanuel Macron: “Non sappiamo se siamo all’inizio o nel mezzo di questa crisi. Nessuno lo sa”.
A Palazzo Chigi la situazione non è diversa. Con il passare delle ore il premier Giuseppe Conte accumula la consapevolezza che la sua conferenza stampa di domenica sera non è andata bene. Non ha saputo trasmettere agli italiani in modo semplice il cambio di passo che il Paese si aspettava dopo mesi di lockdown. Le preoccupazioni hanno anche convinto il governo che le chiese sarebbero dovute rimanere vuote. I vescovi hanno però tuonato e l’esecutivo sembra costretto a un dietrofront. Dal 10 maggio, probabilmente, si potrà andare in chiesa, ma i fedeli dovranno indossare la mascherina.
“Ora, però - scrive Stefano Cappellini - la chiave non è più l’appello alla responsabilità, bensì le risposte che la classe dirigente è capace di mettere in campo. Non dipende più solo dagli italiani, ora dipende e molto da chi li rappresenta e ha la responsabilità di progettare la nuova complessa società post-Covid. Solo così si può accelerare la ripartenza e, non ultimo, ripristinare lo Stato di diritto e la pienezza della Costituzione”.
A Palazzo Chigi la situazione non è diversa. Con il passare delle ore il premier Giuseppe Conte accumula la consapevolezza che la sua conferenza stampa di domenica sera non è andata bene. Non ha saputo trasmettere agli italiani in modo semplice il cambio di passo che il Paese si aspettava dopo mesi di lockdown. Le preoccupazioni hanno anche convinto il governo che le chiese sarebbero dovute rimanere vuote. I vescovi hanno però tuonato e l’esecutivo sembra costretto a un dietrofront. Dal 10 maggio, probabilmente, si potrà andare in chiesa, ma i fedeli dovranno indossare la mascherina.
“Ora, però - scrive Stefano Cappellini - la chiave non è più l’appello alla responsabilità, bensì le risposte che la classe dirigente è capace di mettere in campo. Non dipende più solo dagli italiani, ora dipende e molto da chi li rappresenta e ha la responsabilità di progettare la nuova complessa società post-Covid. Solo così si può accelerare la ripartenza e, non ultimo, ripristinare lo Stato di diritto e la pienezza della Costituzione”.