Tattica e strategia
(fotogramma)

Tattica e strategia

1 minuti di lettura
Un altro giorno è passato, la conta ufficiale dei positivi in Italia ha superato la cifra tonda dei 200 mila - ma si sa che il numero va moltiplicato per dieci - e ancora non abbiamo idea di come l'Italia affronterà davvero la parte più difficile dell'emergenza Covid, che è quella convivenza con il virus nel tentativo di ripartire. Una tattica difensiva fin qui efficace per contenere la pandemia (Lombardia esclusa), ma non sufficiente per la cosiddetta fase due, che necessita invece di una visione strategica.

Come già accaduto nelle settimane scorse, il governo affida a decreti di Palazzo Chigi e ordinanze la vita degli italiani nel prossimo futuro. Il problema è che questa volta non ci sono di mezzo le corsette al parco o i bisogni fisiologici del cane. Si parla di affetti, ancorché stabili.

E quale affetto è più stabile dell'amicizia, si chiede Concita De Gregorio, pensando soprattutto agli adolescenti, ai ragazzi e alle ragazze che con encomiabile autodisciplina hanno finora rispettato le regole e sopportato la clausura anche meglio degli adulti, ma vedevano nel 4 maggio la prima alba del nuovo mondo, quando avrebbero potuto rivedere qualche amico, sempre a distanza di sicurezza e con mascherina. Invece i loro desideri (i loro diritti?), così come quelli degli adulti, sono appesi all'interpretazione che i funzionari del Viminale daranno all'aggettivo "stabile", o al termine "congiunti". Parlando di strategia, bisognerebbe capire qualcosa in più anche sull'argomento bambini, nella loro duplice veste di esseri umani e di figli di genitori che piano piano dovranno tornare a lavorare e non sapranno a chi affidarli. Ce ne parla Maria Novella De Luca, spiegando come si stia mettendo in moto la macchina dei centri estivi.

Quello che non si riesce a fare dentro le scuole - cioè riportare gli alunni in aula prima di settembre, operazione considerata molto pericolosa da tutti gli esperti - forse si riuscirà a fare a giugno fuori dalle scuole, in senso letterale: potrebbero essere i cortili degli istituti i luoghi deputati a ospitare i centri estivi dei più piccoli, ovviamente con tutte le norme anti contagio possibili. L'impresa appare ardua, ma è più che un pensiero: i sindaci ci stanno già lavorando.

Il problema è che questo mondo pandemico rischia di assomigliare a un drammatico gioco dell'oca. Chi guardava alla Francia o alla Germania con speranza e forse un pizzico di invidia, ora deve ammettere che anche le loro annunciate ripartenze potrebbero essere meno rapide del previsto, come ci racconta Tonia Mastrobuoni a proposito dei tedeschi, preoccupati dalla seppur lieve risalita del tasso di contagio. Adelante, dunque, ma con molto giudizio.