Prospettiva Navigli
(ansa)

Prospettiva Navigli

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Con un po' di ansia ci prepariamo al primo weekend della fase 2, il primo banco di prova per il distanziamento sociale allentato. L'accenno di movida sui navigli milanesi non solo ha fatto "incazzare" (cit.) il sindaco Beppe Sala, ma ha diviso gli italiani ancora una volta tra colpevolisti e innocentisti: da una parte quelli che "mentre la gente continua a morire voi pensate all'aperitivo, così non ne usciremo mai", dall'altra quelli che "la prospettiva inganna", la folla era solo un'illusione data dai teleobiettivi, prendersela con chi passeggia significa cercare facili capri espiatori. Certo, dopo due mesi di lockdown è difficile immaginare che i parchi nuovamente riaperti non saranno meta di famiglie e comitive di congiunti.

D'altra parte, la libera uscita per quanto controllata, autocertificata e distanziata, può essere anche vista come valvola di sfogo per un paese ancora preoccupato dal presente e angosciato dal futuro. Ci sono migliaia di nuovi poveri ai quali il sostegno è offerto dalle parrocchie, dalla Caritas, dalla solidarietà che non ti aspetti, come quella degli imprenditori agricoli immigrati di Latina, raccontata da Paolo Rodari. E ci sono famiglie che a causa della pandemia hanno dovuto rivedere i propri progetti di vita: più di una coppia su tre - scrive Elena Dusi citando una ricerca universitaria, ha accantonato l'idea di mettere al mondo un figlio, in attesa di tempi migliori. E allora forse un po' di comprensione la meritano quelli che sfidano le circolari del Viminale, indugiando con la birra e la mascherina abbassata sulle sponde della Darsena, spiegando a Giampaolo Visetti che in fondo non c'è nulla di male. Caro milanese imbruttito, tu sì che vai bene.