L'ora della verità
(ansa)

L'ora della verità

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Bisognerà dare uno sguardo ai mercati, di mattina. E capire quale peso avranno gli scricchiolii dell’Europa sentiti in ognuno dei suoi 27 Paesi durante questo weekend. La risposta alla crisi generata dal Covid che Frau Merkel alla vigilia del summit voleva “poderosa”, ancora non si trova.

E in una domenica che ha messo in scena un tutti contro tutti, “frugali” opposti al gruppo di Visegrád, populisti schierati apparentemente a favore dell’Unione (“Rutte è responsabile del caos”, ha detto il premier ungherese Orbán), socialdemocratici del nord che fanno la faccia dura con i Mediterranei, governance e stato di diritto in ballo fino a notte, l’unica strada che si è trovata per tentare in extremis di evitare la débâcle è stata quella di un compromesso sui soldi.

A sera arriva la nuova bozza del presidente del Consiglio europeo Charles Michel: ridurre i sussidi del Recovery Fund a 400 miliardi di euro rispetto ai 450 dell'ultima proposta, aumentando contemporaneamente la quota di prestiti a 350 miliardi di euro (rispetto ai precedenti 300). La dimensione dell'intero piano di ripresa rimarrebbe dunque di 750 miliardi di euro.

Chi ci sta? 22 leader sostengono il documento, ricordando la gravità della situazione. E con tono drammatico nella plenaria iniziata solo all’ora di cena interviene lo stesso Michel: "Oggi sono stati superati 600 mila morti nel mondo" a causa della pandemia, "siamo di fronte a una crisi senza precedenti. La mia domanda è questa: i 27 leader sono in grado di costruire unità e fiducia nell'Europa? O presenteremo il volto di un'Europa indebolita dalla sfiducia? Il mio desiderio è che raggiungeremo un accordo e che i giornali europei domani titoleranno sul fatto che l'Ue ha compiuto una missione impossibile - ha detto - questo è quello che ho nel mio cuore”.