Ya basta
(ansa)

Ya basta

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Festa dell’Unità di Modena. Sera. Sul palco c’è Goffredo Bettini, già europarlamentare Pd e molte altre cose a sinistra,  67 anni, prima tessera del Pci a 14, uno degli artefici della svolta giallo-rossa che ha prodotto il governo Conte bis, giusto un anno fa. “Ora, noi ci troviamo davanti a un dilemma: se dopo l’emergenza si tratta di ricostruire, possiamo avere l’ambizione di costruire qualcosa di nuovo. Allora deve andare avanti questo governo”.

Oppure? “Oppure così non va. Il Pd non può assumersi tutte le responsabilità mentre gli altri giocano. Renzi fa il guascone, sta nella maggioranza ma non ci sta. Se si deve rifondare l’Italia, serve un’intesa politica. O si fa sul serio con un governo che governa, e non fatto di avversari, o la pazienza non è infinita”.

Pensiero e sfinimento espressi già ieri nella lettera a Repubblica del segretario dem Nicola Zingaretti, cui Bettini è a dir poco vicinissimo, (“Pd e governo sotto attacco, sono stufo delle ipocrisie, chi vuole votare lo dica”), ma appesantiti nell’arco delle 24 ore anche dallo sgambetto Cinquestelle: il no di cinquanta parlamentari M5s alla proroga dei vertici dell’intelligence contenuta nel decreto Covid, scelta letta da molti come una mossa per indebolire il premier, che spinge la maggioranza a porre la fiducia e il ministro degli Esteri Di Maio all’indignazione.

“Sono nuovamente costretto - precisa in una nota - a smentire retroscena fantasiosi secondo cui verrebbe attribuita al sottoscritto la paternità dell'emendamento M5S in materia di intelligence". Commenta Francesco Bei in prima pagina: “L’appuntamento degli Stati generali sta facendo salire la pressione interna in quello che di fatto si è trasformato in un congresso di partito giocato sulla pelle delle Istituzioni”. Prima ci sono regionali e referendum, mancano meno di tre settimane. Le trame, come gli scenari, nel frattempo non possono che moltiplicarsi.