È arrivata alla fine anche in Italia la tanto temuta seconda ondata dell’epidemia di coronavirus. E il nostro Paese si prepara a combattere ancora. Alla Protezione Civile è stato riattivato il Comitato operativo che ha affrontato i primi mesi dell'emergenza Covid e anche se il premier Conte dice di non vedere all’orizzonte nuovi lockdown, il ministro della Salute Speranza avverte che «nessun territorio può considerarsi fuori pericolo». Per questo ha chiesto a Regioni e Comuni grande cautela e di mantenere misure uniformi. Di evitare cioè la giungla di ordinanze e restrizioni locali che avevano caratterizzato la prima ondata.
Il piano del nuovo dpcm che sarà approvato mercoledì, scrive Tommaso Ciriaco, è quello di una doppia diga. La prima interna, con mascherine obbligatorie all’aperto in tutta Italia; la seconda esterna, ai confini, per bloccare i contagi di importazione dai Paesi europei più colpiti, estendendo i tamponi obbligatori anche a chi rientra dal Regno Unito, dall’Olanda e dal Belgio. E con sullo sfondo la prospettiva di chiusure locali: intere province o porzioni di una Regione. Soprattutto la Campania, considerata la nuova Lombardia, poi il Lazio, sono quelle che preoccupano di più.
Per farsi trovare pronti a ogni scenario il Comitato tecnico scientifico ha stilato il nuovo documento sulla “preparazione”. Racconta Michele Bocci che le prospettive previste dagli scienziati per organizzare un sistema di allerta sono quattro. Si va dal grado più basso, con poca circolazione del virus, fino al livello 4, quello più grave, quando l’Rt resta sopra l’1,5 per almeno tre settimane e con i focolai fuori controllo si teme per la tenuta del sistema sanitario. In questo caso si prevede la creazione di zone rosse con chiusura di scuole e università. Lo scenario peggiore, certo, e il piano vorrebbe scongiurarlo, ma anche dare tutti gli strumenti per affrontarlo nel caso dovesse presentarsi.
Il piano del nuovo dpcm che sarà approvato mercoledì, scrive Tommaso Ciriaco, è quello di una doppia diga. La prima interna, con mascherine obbligatorie all’aperto in tutta Italia; la seconda esterna, ai confini, per bloccare i contagi di importazione dai Paesi europei più colpiti, estendendo i tamponi obbligatori anche a chi rientra dal Regno Unito, dall’Olanda e dal Belgio. E con sullo sfondo la prospettiva di chiusure locali: intere province o porzioni di una Regione. Soprattutto la Campania, considerata la nuova Lombardia, poi il Lazio, sono quelle che preoccupano di più.
Per farsi trovare pronti a ogni scenario il Comitato tecnico scientifico ha stilato il nuovo documento sulla “preparazione”. Racconta Michele Bocci che le prospettive previste dagli scienziati per organizzare un sistema di allerta sono quattro. Si va dal grado più basso, con poca circolazione del virus, fino al livello 4, quello più grave, quando l’Rt resta sopra l’1,5 per almeno tre settimane e con i focolai fuori controllo si teme per la tenuta del sistema sanitario. In questo caso si prevede la creazione di zone rosse con chiusura di scuole e università. Lo scenario peggiore, certo, e il piano vorrebbe scongiurarlo, ma anche dare tutti gli strumenti per affrontarlo nel caso dovesse presentarsi.