Ci eravamo illusi che "' a nuttata" fosse davvero passata, o che almeno quelle che avevamo visto durante l'estate fossero le prime luci di un'alba più serena. Il nostro ottimismo della volontà ci aveva portato a sottovalutare le cassandre della seconda ondata, gli esperti che la prevedevano e preannunciavano per ottobre-novembre.
Invece, eccoci qua: siamo di nuovo in piena emergenza pandemica, anche se per fortuna e per adesso la situazione negli ospedali sembra più gestibile, i casi gravi e mortali sono pochi. Ma del doman non v'è certezza e neppure chi vuol essere lieto sia, perché la strategia di contenimento, come spiega Tommaso Ciriaco, ha già una linea: si dovrà rinunciare a tutto ciò che è considerato superfluo, al divertimento, alle libagioni.
Ci attendono mesi di obblighi e lavoro (per chi ce l'ha), ma dovremo rinunciare alle feste con gli amici, alle partite di calcetto, alle nottate in compagnia: un popolo di cenerentole e cenerentoli, tutti a casa dopo la mezzanotte. Per qualcuno, questo lockdown dello svago significa anche il ritorno di un incubo: chi sul tempo libero degli altri ha creato lavoro, come i ristoratori o i baristi, stava appena ricominciando a respirare che già deve fare i conti con il rischio di fatturati nuovamente in calo.
E qualcuno racconta a Sebastiano Messina che in fondo "è meglio morire di Covid che di fame". Ci aspetta dunque un autunno di paure e sacrifici. Ma soprattutto, ci aspetta un autunno triste.
Invece, eccoci qua: siamo di nuovo in piena emergenza pandemica, anche se per fortuna e per adesso la situazione negli ospedali sembra più gestibile, i casi gravi e mortali sono pochi. Ma del doman non v'è certezza e neppure chi vuol essere lieto sia, perché la strategia di contenimento, come spiega Tommaso Ciriaco, ha già una linea: si dovrà rinunciare a tutto ciò che è considerato superfluo, al divertimento, alle libagioni.
Ci attendono mesi di obblighi e lavoro (per chi ce l'ha), ma dovremo rinunciare alle feste con gli amici, alle partite di calcetto, alle nottate in compagnia: un popolo di cenerentole e cenerentoli, tutti a casa dopo la mezzanotte. Per qualcuno, questo lockdown dello svago significa anche il ritorno di un incubo: chi sul tempo libero degli altri ha creato lavoro, come i ristoratori o i baristi, stava appena ricominciando a respirare che già deve fare i conti con il rischio di fatturati nuovamente in calo.
E qualcuno racconta a Sebastiano Messina che in fondo "è meglio morire di Covid che di fame". Ci aspetta dunque un autunno di paure e sacrifici. Ma soprattutto, ci aspetta un autunno triste.