Parla il presidente
(afp)

Parla il presidente

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Quando Joe Biden sceglie di parlare alla nazione e al mondo, per la seconda volta in poche ore, decide di nuovo di non rivendicare la vittoria. Non gli serve, perché sa di avere in tasca i voti decisivi per la Casa Bianca.
 
Mentre Donald Trump strepita e minaccia una battaglia legale, Biden parla con calma, parla da presidente. Vede per la prima volta, con i propri occhi, il peso del Paese che avrà sulle spalle, quando il conteggio e l’eventuale riconta dei voti sarà completata. Una nazione divisa: un po’ meno della metà ha confermato la fiducia in Trump, un po’ più della metà ha scelto Biden. La mappa delle contee rosse e blu che compongono gli Stati Uniti ricordano una dinamica già vista in Europa e in Italia: il partito progressista vince nelle città, il partito conservatore o populista prevale nelle aree rurali. La quantità dei voti che Trump ha conquistato non permette però di considerare archiviati politicamente gli ultimi quattro anni, anzi.
 
Nell’elezione che ha portato a votare un numero record di persone, il più alto negli ultimi 110 anni, non c’è stata l’ondata blu. Quando la vittoria sarà ufficiale, Biden avrà vinto perché non ha ceduto il terreno conquistato ed è riuscito a invertire la rotta in Wisconsin e Michigan, e anche in Arizona, dove i democratici non vincevano dal 1996. Biden potrebbe insomma vincere anche senza i 20 voti della Pennsylvania, dove il voto postale ha causato ritardi nello scrutinio.
 
I democratici conservano la maggioranza alla Camera, ma non l’avranno probabilmente al Senato, e questo condizionerà la futura amministrazione. La contesa legale della campagna Trump è appena iniziata, ma nonostante i timori non si sono verificati scontri, e qualche voce tra i repubblicani sembra già ammettere che dopo un po’ di confusione, il presidente in carica prenderà atto della sconfitta. Alla fine, con pazienza, le istituzioni restano e il resto passa.