Missione speciale
(ansa)

Missione speciale

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Nel gergo tecnico si chiamano “missioni”, o meglio “strutture di missione”, ma per una volta nei termini della burocrazia si svela anche la natura simbolica dell’impresa: sarà davvero una missione, per l’apparato pubblico italiano, gestire e spendere i fondi del piano europeo di investimenti. A Roma arriveranno 209 miliardi di euro: spenderli bene non è compito semplice, farli fruttare e ricostruire pezzi dell’economia italiana la vera sfida.
 
Il consiglio dei ministri si riunirà sabato per varare la struttura, composta da sei missioni. I macrosettori sono: digitale, green; istruzione; infrastrutture; sanità; equità di genere e formazione. La prima domanda riguarda dunque chi guiderà le missioni, e non è una sorpresa che proprio sui nomi e sui profili dei sei manager nelle ultime ore si sia aperto un braccio di ferro all’interno del governo: una parte del Pd vorrebbe procedere subito con supermanager di spicco provenienti dalla grande impresa, mentre Conte frena sui tempi e sostiene che ci vorrebbero nomi anche non altisonanti ma che siano soprattutto vicini alla media e piccola impresa italiana. Inoltre il premier sarebbe orientato a non scegliere subito i nomi per evitare che scatti la corsa a occupare i posti.
 
Il compito delle missioni è delicato: rilanciare l’economia di un Paese che è congelata da marzo, dove i posti di lavoro sono salvi solo grazie al divieto di licenziare. Chi non è garantito, invece, ha pagato il conto: tra febbraio e ottobre, la crisi ha cancellato 420 mila occupati: 136 mila autonomi, 284 mila a termine, 4 mila stabili.