Se il 27 dicembre 2020 passerà alla storia europea come il V-day che segna l'inizio della fine della pandemia Covid, nella sceneggiatura di questo incredibile film cominciato 10 mesi fa gli ultimi mesi dell'anno rappresentano anche e soprattutto la riscossa dei "cattivi". Quando tutto sarà finito, ai posteri tramanderemo il racconto di come l'odiata Big Pharma - il cartello delle multinazionali farmaceutiche osteggiate non solo dai complottisti di tutto il mondo - sia diventata l'ancora di salvezza dell'umanità, trovando e producendo i vaccini contro il virus del secolo.
Simbolo di questa metamorfosi, che ci racconta Federico Rampini, è la Pfizer, colosso americano guidato da un manager di origini greche, conosciuto per la produzione di molti farmaci e soprattutto del Viagra, la pillola in grado di restituire il piacere sessuale a migliaia di coppie. Reduce da anni di polemiche legate a cause, scandali e conflitti con il fisco americano, in pochi mesi e grazie all'alleanza con i turco-tedeschi di Biontech, Pfizer è riuscita a rifarsi una verginità, vincendo la corsa a ottenere il primo vaccino approvato dalle autorità regolatrici occidentali. E così, in questa prima fase della campagna, sono le sue fialette a rappresentare la speranza del genere umano: un'iniezione di fiducia per entrare nel 2021.
Ma non è solo la fiducia quella di cui abbiamo bisogno. Se c'è una cosa che il Covid ci ha insegnato è che dalla pandemia si esce tutti insieme, che i comportamenti individuali condizionano quelli collettivi, che - come scrive Ezio Mauro - "questa condivisione eccezionale crea naturalmente un perimetro sociale obbligatorio: crea cioè una comunità, che nasce dal bisogno e dall’affanno, dal sentimento comune della paura, dalla ricerca della stessa via d’uscita, come capita solo nei momenti ultimi, quando è in gioco il destino collettivo". Vaccinarsi è e resterà un gesto volontario, ma rappresenta in fondo un obbligo morale, perché compiendolo non proteggiamo solo noi stessi, ma gli altri, i nostri cari e i nostri simili. Ecco, quello che serve è soprattutto un'iniezione di altruismo.
Simbolo di questa metamorfosi, che ci racconta Federico Rampini, è la Pfizer, colosso americano guidato da un manager di origini greche, conosciuto per la produzione di molti farmaci e soprattutto del Viagra, la pillola in grado di restituire il piacere sessuale a migliaia di coppie. Reduce da anni di polemiche legate a cause, scandali e conflitti con il fisco americano, in pochi mesi e grazie all'alleanza con i turco-tedeschi di Biontech, Pfizer è riuscita a rifarsi una verginità, vincendo la corsa a ottenere il primo vaccino approvato dalle autorità regolatrici occidentali. E così, in questa prima fase della campagna, sono le sue fialette a rappresentare la speranza del genere umano: un'iniezione di fiducia per entrare nel 2021.
Ma non è solo la fiducia quella di cui abbiamo bisogno. Se c'è una cosa che il Covid ci ha insegnato è che dalla pandemia si esce tutti insieme, che i comportamenti individuali condizionano quelli collettivi, che - come scrive Ezio Mauro - "questa condivisione eccezionale crea naturalmente un perimetro sociale obbligatorio: crea cioè una comunità, che nasce dal bisogno e dall’affanno, dal sentimento comune della paura, dalla ricerca della stessa via d’uscita, come capita solo nei momenti ultimi, quando è in gioco il destino collettivo". Vaccinarsi è e resterà un gesto volontario, ma rappresenta in fondo un obbligo morale, perché compiendolo non proteggiamo solo noi stessi, ma gli altri, i nostri cari e i nostri simili. Ecco, quello che serve è soprattutto un'iniezione di altruismo.