L'escalation
(reuters)

L'escalation

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Alle sette della sera italiana l’allarme rosso, lanciato da Cbs: secondo fonti di intelligence i generali russi hanno ricevuto l’ordine di attaccare l’Ucraina. Ai confini del Paese Mosca avrebbe ormai concentrato il 75 per cento delle sue forze convenzionali. Sebbene 'sull'orlo della guerra in Europa, come dice la vicepresidente americana Kamala Harris, la diplomazia è al lavoro.

Stiamo parlando della reale possibilità di una guerra in Europa. La nostra posizione per noi è molto chiara, abbiamo riunito gli alleati e lavorato insieme a una posizione condivisa: tutti noi non solo preferiamo ma desideriamo e crediamo (nell’interesse di tutti) che ci sia una conclusione diplomatica a questo momento. È così che vogliamo che finisca.

Harris ha parlato a margine della Conferenza sulla sicurezza a Monaco. Per il segretario di Stato americano Blinken: “Con il G7 sono state concordate sanzioni massicce. Putin però – continua Blinken - ha ancora la possibilità di ritirarsi”. Lo farà? A chiamare il Cremlino è il presidente francese Macron, che dopo Putin sente Zelensky: “D'accordo che bisogna lavorare ad un cessate il fuoco”, afferma l'Eliseo. Quindi Macron telefona anche a Biden – il capo della Casa Bianca intanto convoca un consiglio di sicurezza nazionale – e poi al cancelliere tedesco Scholz. La Russia, mentre ferve questa attività diplomatica, va avanti con le esercitazioni con Minsk. Due civili morti in Donbass, da dove prosegue l'esodo verso la Russia: i profughi sarebbero già 40mila

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Oggi sulla crisi ucraina si tiene una riunione straordinaria dell’Osce. Mario Draghi continua a lavorare per una sua missione a Mosca. Ma anche per frenare la spinta sanzionatoria. L’Italia è il Paese che più di tutti in Europa dipende dalle forniture di gas russe, il premier lo ha spiegato chiaramente, ricordando che altri possono contare anche sul nucleare e sul carbone. Gli Stati Uniti vorrebbero imporre "sanzioni senza precedenti" per colpire l'economia russa, includendo il settore energetico, ma a Washington in queste ultime ore sembra prevalere il pragmatismo. Per tenere conto delle differenti posizioni di alcuni partner chiave, come Roma. La vicepresidente Kamala Harris ha detto infatti di comprendere "le preoccupazioni dell'Italia".