✕

Decreto sviluppo, incontro Bossi-Tremonti
Pdl, Alfano a rapporto da Berlusconi ad Arcore

Nel pomeriggio faccia a faccia tra il premier e il segretario del partito. Nella sede milanese di via Bellerio vertice tra il ministro dell'Economia e lo stato maggiore leghista per ribadire il no all'ipotesi condono. Cicchitto attacca Giulio: "E' come Savonarola"
2 minuti di lettura
MILANO - E' durato poco più di un'ora l'incontro nella sede federale della Lega Nord, a Milano, tra Umberto Bossi e Giulio Tremonti. Al vertice hanno partecipato anche il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, il segretario della Lega lombarda e presidente della commissione bilancio della Camera, Giancarlo Giorgetti, i capigruppo a Montecitorio e Palazzo Madama, Marco Reguzzoni e Federico Bricolo, il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota e il figlio del senatur, Renzo Bossi. Al centro dell'incontro le misure da inserire nel decreto sviluppo. Il ministro dell'Economia al termine della riunione ha lasciato la sede di via Bellerio in auto, senza fermarsi con i giornalisti.

Bossi e Tremonti, stando a quanto trapelato, si sarebbero ritrovati d'accordo sul no a qualsiasi misura di condono e sulla necessità di varare il decreto sviluppo senza risorse aggiuntive. Nel corso dell'incontro non si sarebbe parlato invece di Bankitalia anche se la line…
MILANO - E' durato poco più di un'ora l'incontro nella sede federale della Lega Nord, a Milano, tra Umberto Bossi e Giulio Tremonti. Al vertice hanno partecipato anche il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, il segretario della Lega lombarda e presidente della commissione bilancio della Camera, Giancarlo Giorgetti, i capigruppo a Montecitorio e Palazzo Madama, Marco Reguzzoni e Federico Bricolo, il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota e il figlio del senatur, Renzo Bossi. Al centro dell'incontro le misure da inserire nel decreto sviluppo. Il ministro dell'Economia al termine della riunione ha lasciato la sede di via Bellerio in auto, senza fermarsi con i giornalisti.

Bossi e Tremonti, stando a quanto trapelato, si sarebbero ritrovati d'accordo sul no a qualsiasi misura di condono e sulla necessità di varare il decreto sviluppo senza risorse aggiuntive. Nel corso dell'incontro non si sarebbe parlato invece di Bankitalia anche se la linea del cosiddetto 'Asse del Nord' a favore di Vittorio Grilli come successore di Mario Draghi a Palazzo Koch sarebbe confermata. Tra Bossi e Tremonti intesa anche sulla volontà di andare avanti con l'attuale governo: "La maggioranza c'è e Berlusconi non si tocca", sarebbe stata una delle valutazioni fatte durante il colloquio allargato allo stato maggiore dei lumbard.

L'incontro evidentemente è servito anche a cercare di rinsaldare l'asse tra il Carroccio e Tremonti in una fase che vede il ministro del Tesoro sempre più nel mirino degli attacchi del Pdl. Oggi a sparare contro il titolare di via XX Settembre è stato Fabrizio Cicchitto con un poco lusinghiero paragone a Savonarola.  "Il limite del tremontismoè stato l'aver adottato una politica di tagli lineari, che è il contrario del riformismo", sostiene il capogruppo alla Camera in un intervento pubblicato domani sul Foglio. "Abbiamo anche letto l'intervista del ministro Tremonti sull'Avvenire - aggiunge - Per lui la lotta all'evasione è il modo per realizzare in questo mondo corrotto il messaggio di Savonarola. E' per Tremonti l'unico scopo del governo: nella sua intervista manca ogni indicazione per una politica di crescita. Abbiamo difeso in Parlamento la politica del rigore perché era inevitabile e necessaria, anche se non era indispensabile la versione fondata sui tagli lineari, ma l'emergenza impone di fare anche cose sgradite".

Giornata di faccia a faccia oggi anche in casa Pdl con un lungo colloquio ad Arcore tra Silvio Berlusconi e il segretario del partito Angelino Alfano. I due, stando ad indiscrezioni, avrebbero affrontato in particolare le fibrillazioni interne al Pdl e le tentazioni di rottura della componente legata ai due ex ministri Claudio Scajola e Beppe Pisanu. Proprio ieri Alfano aveva ribadito il suo no a chi chiede di "accantonare Berlusconi" giudicando questa come una condizione "impraticabile e ingiusta".

Decisivo per l'esito dello scontro in corso all'interno del partito sarà però il faccia a faccia tra Scajola e il segretario, in programma a metà della settimana. Proprio a ridosso del voto in Aula sul ddl intercettazioni, che potrebbe mettere a rischio la tenuta della coalizione. Allo stato, il documento con cui gli scajoliani mettono nero su bianco la richiesta di 'discontinuità al premier' non è ancora pronto: ci sta lavorando un gruppo ristretto di persone e la linea è sempre quella: serve una fase di transizione, che passa per un allargamento della maggioranza ai moderati del Terzo polo. Niente diktat al premier, però, ma solo l'invito a un cambio di passo repentino.

"Domani mattina ci sentiremo e poi decideremo se vederci a cena con Claudio domani o mercoledì sera, ma prima dell'appuntamento conviviale ci sarà una serie di incontri tra di noi", confida uno degli uomini più vicini all'ex ministro dello Sviluppo economico. Di certo, riferiscono, alle riunioni non parteciperanno Gianni Alemanno e Roberto Formigoni.