ROMA - "Se il governo Monti vuole un accordo, chiami i sindacati e parli chiaro, individuando obiettivi e strumenti. E' solo buon senso altrimenti è solo tutto fumo per decidere da soli". Su Twitter la Cgil tiene il punto. E manda un nuovo avviso all'esecutivo: "Non chiediamo che si torni alla concertazione modello anni '90 ma pretendiamo un confronto serio e onesto". E nel pomeriggio il ministro del Lavoro Elsa Fornero incontra il segretario generale Cgil Susanna Camusso, avviando la fase di incontri informali con le parti sociali che proseguirà la settimana prossima con gli altri leader sindacali e con i rappresentanti delle imprese. "Al termine di tale fase - spiega il ministero in una nota - si definirà l'agenda relativa a temi e modalità per il confronto che porterà nei tempi brevi indicati dal presidente del Consiglio Mario Monti, a una riforma del mercato del lavoro".
Nel mirino del maggiore sindacato italiano finiscono anche Cisl e Uil: "Bisogna concordare uno spartito: non si può chiedere ogni giorno concertazione e poi accettare di fare i solisti stonati". Un riferimento alla posizione assunta dai leader della Uil Luigi Angeletti e della Cisl Raffaele Bonanni dopo l'annuncio del governo di incontrare separatamento le parti sociali. "Conta la sostanza" era stato il ragionemento di Cisl e Uil. A fronte di una Cgil fortemente irritata dalla scelta di Monti. A distanza di qualche ora, il sindacato di Bonanni risponde: "Verificheremo nei fatti la reale volontà sia del governo sia delle altri parti sociali di fare una vera trattativa che conduca ad un accordo sui temi della crescita e dell'occupazione".
Angeletti replica parlando di "polemica eccessiva". "Quando il governo ci chiamerà - ripete - ognuno di noi si presenterà nel modo che riterrà opportuno. In questo momento, ripeto, non è la forma ma la sostanza che conta".
Per la Cisl le modalità con cui il governo intende aprire il confronto con le parti sociali "non possono diventare pretesto per non affrontare i problemi pesantissimi che gravano sul mondo del lavoro e trovare le necessarie soluzioni".
L'altro affondo della Cgil è contro il senatore del Pd Pietro Ichino e la sua proposta di contratto unico: "E' pubblicità ingannevole, non cancella la precarietà di oggi e ne aggiungerà nuova domani. Serve un piano del lavoro per i giovani usare il contratto di inserimento e formazione per cancellare i contratti precari a oltranza".
Infine le nuove norme sugli orari dei negozi. Che, dice la Cgil, "si concordano in regione e nelle città non si decidono a Roma per decreto. Liberalizzare gli orari dei negozi favorisce i grandi centri commerciali contro i piccoli esercizi di prossimità, non aiuta la concorrenza".
Sul confronto con le parti sociali interviene anche Antonio Di Pietro, secondo ilq uale serve "concertazione" come "unico sistema" per mettere mano a una "riforma del mercato del lavoro". Sempre sull'articolo 18, il leader Idv ribadisce tutta la sua contrarietà: "C'è poco lavoro" e così "lo rendo ancora più precario". Quello di dire al lavoratore "adesso ti prendo" quando serve, "adesso ti butto" quando non mi servi più "è una forma arcaica del padrone che decide e usa il lavoratore come una scorta di magazzino".
Nel mirino del maggiore sindacato italiano finiscono anche Cisl e Uil: "Bisogna concordare uno spartito: non si può chiedere ogni giorno concertazione e poi accettare di fare i solisti stonati". Un riferimento alla posizione assunta dai leader della Uil Luigi Angeletti e della Cisl Raffaele Bonanni dopo l'annuncio del governo di incontrare separatamento le parti sociali. "Conta la sostanza" era stato il ragionemento di Cisl e Uil. A fronte di una Cgil fortemente irritata dalla scelta di Monti. A distanza di qualche ora, il sindacato di Bonanni risponde: "Verificheremo nei fatti la reale volontà sia del governo sia delle altri parti sociali di fare una vera trattativa che conduca ad un accordo sui temi della crescita e dell'occupazione".
Angeletti replica parlando di "polemica eccessiva". "Quando il governo ci chiamerà - ripete - ognuno di noi si presenterà nel modo che riterrà opportuno. In questo momento, ripeto, non è la forma ma la sostanza che conta".
Per la Cisl le modalità con cui il governo intende aprire il confronto con le parti sociali "non possono diventare pretesto per non affrontare i problemi pesantissimi che gravano sul mondo del lavoro e trovare le necessarie soluzioni".
L'altro affondo della Cgil è contro il senatore del Pd Pietro Ichino e la sua proposta di contratto unico: "E' pubblicità ingannevole, non cancella la precarietà di oggi e ne aggiungerà nuova domani. Serve un piano del lavoro per i giovani usare il contratto di inserimento e formazione per cancellare i contratti precari a oltranza".
Infine le nuove norme sugli orari dei negozi. Che, dice la Cgil, "si concordano in regione e nelle città non si decidono a Roma per decreto. Liberalizzare gli orari dei negozi favorisce i grandi centri commerciali contro i piccoli esercizi di prossimità, non aiuta la concorrenza".
Sul confronto con le parti sociali interviene anche Antonio Di Pietro, secondo ilq uale serve "concertazione" come "unico sistema" per mettere mano a una "riforma del mercato del lavoro". Sempre sull'articolo 18, il leader Idv ribadisce tutta la sua contrarietà: "C'è poco lavoro" e così "lo rendo ancora più precario". Quello di dire al lavoratore "adesso ti prendo" quando serve, "adesso ti butto" quando non mi servi più "è una forma arcaica del padrone che decide e usa il lavoratore come una scorta di magazzino".