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Bersani "No alla crisi ma serve dialogo
Pd unito sulle modifiche all'articolo 18"

La direzione dei democratici approva all'unanimità la relazione del segretario: "I nostri elettori devono avere chiaro ciò che stiamo facendo, non solo ciò che faremo". "Siamo al risveglio amaro dopo le favole di Berlusconi". "Serve dialogo tra esecutivo e Parlamento"

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ROMA - "Abbiamo una grande responsabilita verso gli italiani, non possiamo venire meno a questa responsabilità: il Pd deve tenere insieme la connessione tra il sostegno convinto al governo che abbiamo voluto e il malumore, l'ansia di tanti cittadini spesso soli davanti alla crisi sociale che non ha dispiegato tutti i suoi effetti. I nostri elettori devono avere chiaro ciò che stiamo facendo, non solo ciò che faremo". Così il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, apre i lavori della direzione Pd. Un appuntamento importante che arriva nel pieno della spinosa questione della riforma del lavoro. Alla fine, però, l'aria che si respira è quella di un partito unito. Tanto che relazione del segretario viene approvata all'unanimità. Scherza D'Alema: "Non vorrei si pensasse che stiamo scrivendo il libro Cuore". Soddisfatto Bersani: "L'unanimità del voto sulla relazione non deve lasciare intendere che la mia sia stata una relazione nebbiosa. Anzi. Più di altre volte ho cercato di mettere chiarezza su alcuni temi fondamentali del nostro impegno politico". Poi il segretario lancia un messaggio a Monti: "Non vedo rischi di crisi ma serve più dialogo. Non sopravvaluto le parole del premier, gliel'ho sentito dire una ventina di volte, fa parte del ragionamento di una persona chiamata a risolvere dei problemi senza essersi candidata, lui pone il tema di capire se ci sono le condizioni. Io gli rispondo: ci sono le condizioni".

Serve dialogo.
Il governo, precisa Bersani, non rischia: "Non vedo una crisi di governo, anche perché abbiamo preso l'impegno di sostenerlo fino al 2013 e intendiamo mantenerlo. Il Paese è prontissimo e Monti lo ha già visto, ma per aiutare il Paese ed affrontare l'emergenza bisogna che ci sia un buon dialogo e non un distacco tra la sensibilità del Paese e l'azione del governo". Il Pd vuole portare in porto la riforma del lavoro, ma cambiandola "e correggendo le lacune che ci sono". Il riferimento resta "il modello tedesco, che garantisce equilibrio tra diritti e coesione sociale". E al ministro Fornero - che dice che il governo non cederà - Bersani replica: "Qui non è questione di cedere ma di ragionare. Servono le riforme con il consenso perchè questo è un elemento che può dare fiducia ai mercati italiani ed internazionali".

Lavoro.
Per questo il Pd "fisserà un opportuno presidio sul lavoro, un tavolo con gruppi parlamentari e partito per seguire la riforma e tenere le relazioni con i soggetti sociali. Chiedo a tutti di stare a questo metodo, nelle prossime settimane non servono proposte estemporanee. No ad un partito con cento voci".

Frecciata al Cavaliere.
Il segretario guarda anche al passato. E tira una stoccata a Berlusconi: "Siamo a un risveglio amaro dopo le favole rosa. Aumenti imu, irpef e altre tasse non vengono dal cielo ma sono conseguenza del disastro Berlusconi-Tremonti-Bossi". Nel corso del discorso Bersani ha ringraziato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un riferimento a cui, però, non è seguito l'applauso della platea. Poi arriva l'appello "alle forze civiche e moderate alternative al modello populista e berlusconiano".

Le primarie.
Sulle primarie, che tanti dispiaceri hanno dato al segretario, Bersani annuncia che la commissione statuto del Pd si metterà subito al lavoro "per trovare soluzioni correttive che le mettano in sicurezza". Il segretario, però, non nasconde qualche dubbio: "Non possiamo non tenere conto delle preoccupazioni di Dario Franceschini e dovremmo trovare dei meccanismi alternativi di designazione dei candidati. Quando si entrerà nel merito vedrete che sarà possibile. Restano aperti due temi: la nuova legge elettorale e le, eventuali, primarie per i parlamentari se alla fine restasse il Porcellum. Cosa che Franceschini dà quasi per scontata. "Bene le riforme istituzionali, ma attenzione al rischio o alla furbizia di chi dice cambiamo tutto e poi non si cambia niente, per noi va data priorità assoluta alla legge elettorale" sintetizza Bersani.

Gli altri interventi. Nessuno strappo col governo ma sul lavoro servono modifiche" sintetizza Anna Finocchiaro. Via libera da Areadem. Dario Franceschini e Piero Fassino sono già intervenuti in Direzione e, a quanto viene riferito, la relazione del segretario è stata "ampiamente condivisa". Anche Walter Veltroni apprezza l'intervento di Bersani: "Noi dobbiamo lavorare insieme, dobbiamo confrontarci ma sentirci di stare insieme. No all'ossificazione in correnti". Massimo D'Alema, invece, ironizza su chi "ha sperato di spaccare il Pd e metterlo contro la Cgil e che rischia di finire come Willy il cojote".  Più sfumato il giudizio di Paolo Gentiloni: "Le richieste di correzione sull'art. 18 Non possono oscurare il nostro giudizio positivo sull'insieme della riforma Fornero". Duro giudizio di Sandro Gozi sulla dirigenza del Pd. "Sembra Ballarò", ha scritto il deputato democratico parlando su Twitter della direzione nazionale. "Parlano Bersani, Letta, Bindi, Finocchiaro, D'Alema", ha elencato, "nulla: questi da soli non molleranno mai".

"La discussione  di oggi è la risposta migliore alla rappresentazione di un Pd diviso e in confusione. Da qui il Pd manda un messaggio chiaro, sul lavoro e il rapporto con il governo: il partito è unito e farà la sua parte. Questa unità non è una fotografia dal libro Cuore, ma espressione di un partito che fa la fatica di cercare una sintesi senza nascondere il suo pluralismo culturale", sintetizza Rosy Bindi. Per Marco Follini "c'è unità intorno al percorso politico, per il resto vediamo in Parlamento". 
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