Politica

IL DIBATTITO

Lavoro, Monti: "Italiani vogliono riforma"
Napolitano: "Non vedo esasperazioni"

Il premier da Tokyo torna a parlare del ddl, con i sindacati e il Pd che chiedono modifiche alle norme sui licenziamenti economici. "Sono fiducioso, passerà, spero prima dell'estate: è nell'interesse dei lavoratori". La Commissione europea: "L'Italia dovrebbe varare la riforma del lavoro rivedendo alcuni aspetti della legge sulla protezione dell'impiego". Camusso: "Tensioni sociali già evidenti". Bersani: "Rischiamo i cazzotti". Ma il capo dello Stato nega: "La gente comprende necessità di cambiamento"

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TOKYO - Dall'estremo Oriente, il premier Mario Monti torna a occuparsi delle riforme di casa nostra. E lo fa con una dichiarazione che non mancherà di creare qualche polemica. "Ho l'impressione che la maggioranza degli italiani percepisca questa riforma del lavoro come un passo necessario nell'interesse dei lavoratori". E fa notare che "nonostante alcuni giorni di declino a causa delle nostre misure sul lavoro, questo governo sta godendo un alto consenso nei sondaggi, i partiti no" anche perché noi siamo una "breve eccezione".

Ma se all'estero il premier raccoglie solo elogi e attestati, in Italia il gradimento per il suo esecutivo "tecnico" vacilla. Anche il sito di Famiglia Cristiana si è unito al fronte contrario alla "manutenzione" dell'articolo 18 prospettato dalla riforma del mercato del lavoro, attaccando frontalmente Monti, irrigiditosi "sui licenziamenti economici individuali" senza mostrare la stessa fermezza "verso tassisti e banche". E Antonio Di Pietro annuncia: "Pronti a promuovere un referendum sull'articolo 18 se dovesse passare la norma che elimina il reintegro" nei licenziamenti per motivi economici.

Sulla questione della riforma del lavoro non si fa attendere il pressing dell'Unione europea. "L'Italia dovrebbe varare la riforma del lavoro rivedendo alcuni aspetti della legge sulla protezione dell'impiego e il suo frammentato sistema di sussidi alla disoccupazione" e il testo approvato dal governo "ha l'ambizione di affrontare le rigidità della protezione del lavoro", si legge in una nota diffusa dalla Commissione.

Camusso: "Tensioni sociali già evidenti". Dopo qualche ora sulla questione arriva la replica del leader di Cgil, Susanna Camusso: "Le tensioni sociali sono già evidenti. Il Paese è attraversato da scioperi e mobilitazioni": dimostrano, aggiunge, quanto "non sia disponibile ad avere una riforma che permette licenziamenti facili, discriminatori, delle persone più deboli"

La fiducia di Napolitano. Come è più volte accaduto in questi giorni, a sostegno delle posizioni del governo è sceso in campo il Quirinale. "Ho molta fiducia sulla capacità di comprensione degli italiani sulla necessità di affrontare i cambiamenti e sulle strade nuove che questi cambiamenti prevedono", ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano richiamando le parole del premier. Poi, quasi a voler smentire le preoccupazioni della Camusso, ha aggiunto: "Non vedo esasperazioni cieche". "C'è una questione aperta della quale i sindacati chiedono una modifica - ha proseguito - e credo che il governo stia studiando la soluzione".

I dubbi di Bersani. Ma con le posizioni del sindacato tornano a convergere quelle di Pierlugi Bersani, che avverte: "O politici e tecnici convincono insieme il paese o sotto la pelle del paese ce ne è abbastanza per prendere a cazzotti politici e tecnici". "Non sono un costituzionalista - aggiunge il leader del Pd parlando della riforma dell'articolo 18 - ma credo che chiunque veda che un problema di costituzionalità c'è. Serve attenzione su come fanno le norme e una correzione in Parlamento".

L'intervento della Ue. Per la Commissione Ue, il testo licenziato dal governo affronta "in modo comprensivo le rigidità e le asimmetrie della legislazione sulla protezione del lavoro" e allo stesso tempo "si muove verso uno schema di sussidi per la disoccupazione più integrato". In questo modo, la riforma "consente di trovare un equilibrio migliore tra la flessibilità in entrata e in uscita dal mercato del lavoro".

Poco prima Monti, durante una conferenza, ha risposto a una domanda sui rischi che corre la riforma del lavoro nel percorso di approvazione: "Sono fiducioso - ha detto Monti - sul fatto che la riforma del lavoro passerà, anche perché l'esempio delle pensioni mi lascia ben sperare" ed inoltre "credo nella persuasione". "Una parte della riforma - ha spiegato ancora il presidente del Consiglio - è accettata da tutti, non stranamente è quella parte che implica una spesa da parte del governo. Ma ci sono anche altre parti della riforma, che noi riteniamo strettamente complementari al pacchetto per fare in modo che sia una buona riforma, che rappresentano una medicina più amara da ingoiare". Il premier ha quindi aggiunto: "Abbiamo il dovere di tenere un equilibrio, in modo che l'intero pacchetto della riforma sia davvero positivo per l'occupazione e la crescita". "Le imprese hanno paura di assumere perché è molto difficile licenziare, anche per ragioni economiche", ecco uno dei motivi a sostegno della necessità della riforma.

Monti difende la riforma. Il professore ha quindi negato che il ddl "alteri la distribuzione delle entrate, togliendole ai lavoratori per darle alle imprese". "E' una riforma che certamente provoca alcuni risentimenti e discussioni anche aspre in questo momento nel paese, ma gli italiani la reputano necessaria. Non è una riforma per togliere ai lavoratori, ma per dare: soprattutto ai giovani, ai precari, a chi non ha lavoro. La percezione degli italiani è che alla fine promuoverà l'interesse dei lavoratori, sia attuali che futuri". Poco prima, Monti aveva detto di "sperare" che il Parlamento concluda l'esame del testo "prima dell'estate".

Stabilità politica. Durante una conferenza al Nikkei, il colosso dei media nipponico, il presidente del Consiglio ha svolto un'analisi critica per sfatare la tesi secondo cui l'Italia ha un sistema politico instabile. Alcuni ritengono che il nostro governo, ha spiegato Monti in inglese, sia la "prova tangibile" che il sistema politico italiano è "instabile o inadeguato". Bisogna però ricordare, ha proseguito il premier, che la politica ha avuto la "consapevolezza di una difficoltà acuta alcuni mesi fa" e ha affrontato il problema. Il professore ricorda, lodandolo, il passo indietro del suo predecessore. "Non è facile trovare un sistema politico dove il primo ministro non chiaramente sconfitto in Parlamento decida di ritirarsi", ha detto Monti. Inoltre, ha aggiunto, non è comune che "i partiti, che prima erano belligeranti, abbiano deciso un momento di unità nazionale". Ora però, gli investitori internazionali negli Usa,  in Asia e auspicabilmente in Giappone, dicono: "Ok, questo governo non è male per niente: abbiamo deciso di tornare in Italia, ma cosa succederà dopo, fra un anno? La mia fiduciosa speranza è che questo sia un anno di trasformazione per il Paese".

"Una breve eccezione". E ciò è dovuto anche al fatto che "siamo e dovremmo essere una breve eccezione". Ma quando i partiti torneranno al potere, ha aggiunto il premier, "credo che saranno lievemente diversi perché saranno più consapevoli che c'è una domanda di governance da parte dei cittadini, mentre forse in passato è mancata l'offerta di governance" perché si aveva il solo "obiettivo di corto periodo delle prossime elezioni, mentre ora gli italiani sembrano capire che la cosa importante è l'interesse di lungo periodo del Paese". "Quindi - è la conclusione del Professore - anche l'obiezione sulla stabilità del sistema politico deve essere circoscritta".

Il disavanzo. Dopo l'incontro con il premier giapponese, Yoshihiko Noda, Monti ha affrontato il problema del disavanzo. "Ci sono delle interessanti analogie tra i problemi italiani e quelli giapponesi. In molti casi il nostro livello di disavanzo è meno preoccupante del loro e questo vale per la finanza pubblica. Loro hanno un rapporto disavanzo-pil dell'8% e un debito-pil del 211% e crescente. I nostri sono migliori". Tra l'altro, "uno si chiede come mai i disavanzi europei creano turbamenti nei mercati e quelli degli stati uniti, giapponese o inglese non hanno queste conseguenze". "Credo che dipenda molto dal fatto che nell'eurozona è diventata regola di vita, come deve essere in un condominio, che si rispettino determinati paletti e norme. E quando vengono violate c'è molta notizia e tensione nella politica finanziaria". Insomma, spiega Monti, "nell'eurozona suonano prima i campanelli di allarme, ma c'è anche molta più azione e tempestività" di intervento.
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